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''GASSOLOTTO: Etnografia di un Gruppo d'Acquisto Solidale'' Riflessioni antropologiche sulle reti di economia umana

Etnografia di un G.A.S.

Cosa significa fare un lavoro etnografico su un G.A.S.?

I Gruppi d’Acquisto Solidali sono gruppi di consumatori che si organizzano spontaneamente per “fare la spesa” insieme, acquistando alimentari freschi e secchi e prodotti d’uso quotidiano, rivolgendosi direttamente ai piccoli produttori della propria zona, privilegiando quelli fra loro che rispettano l’ambiente e i diritti dei lavoratori e costruendo con loro relazioni di fiducia. I G.A.S. partono da un’esigenza quotidiana.

Costituiscono così un tassello nelle reti di economia umana volte a unire le persone invece di dividerle, mettendo in comune tempo e risorse invece di tenerle separate, portando le persone alla condivisione invece di rinchiudere ciascuno in un proprio mondo (di consumi).

Il primo gruppo d’acquisto solidale nasce a Fidenza nel 1986 dopo il triste evento di Chernobyl. Nasce caratterizzato da una forte vocazione ambientale dato il bisogno di cercare frutta e verdura non contaminate. Negli stessi anni si sviluppa in Italia, soprattutto grazie all’azione del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Francesco Gesualdi, la riflessione sul ruolo e la responsabilità del consumatore all’interno dei meccanismi di produzione, distribuzione e consumo, che porterà nel 1996 alla pubblicazione della prima edizione della “Guida al consumo critico” (ed. EMI).

Si diffonde come coscienza collettiva la pratica dell’altro consumo: il consumo diventa l’ingranaggio dal quale partire per modificare un sistema economico iniquo e non rispettoso dell’ambiente. Il consumo ê, dunque, gesto politico. Tramite la partecipazione collettiva all’acquisto, il consumo si presenta in due dimensioni: dimensione cognitiva e dimensione partecipativa. La prima parte dalla consapevolezza e conoscenza dei prodotti, dei processi produttivi e della storia del prodotto. La seconda si inserisce nelle dinamiche relazionali che si innescano nel “fare la spesa insieme”. Entrambe le dimensioni sono interdipendenti. (Mora, 2015)

Secondo la retegas.org, portale online nato nel 1997 con lo scopo di mettere in contatto le diverse esperienze dei gruppi di acquisto e dei territori facilitandone l’aiuto reciproco, i G.A.S. censiti in Italia ad aprile 2010 sono 650. Mediamente ognuno di essi tende ad essere composto da una ventina di persone.

Si pensa che sul territorio nazionale ci siano almeno un migliaio di gruppi d’acquisto solidali, contando pure quelli non censiti, facendo così partecipare alla sfera del consumo condiviso circa il tre per mille della popolazione.

Tramite il metodo dell’osservazione partecipante e del dialogo interpersonale vorrò esporre e portare a luce le dinamiche relazionali che s’innescano nel partecipare a una modalità di consumo condiviso: il rapporto tra i membri; i momenti di convivialità che si innescano; la descrizione dei luoghi in cui questi avvengono; la relazione tra produttore e consumatore (le così dette filiere corte); il nuovo rapporto campagna-città. Fondamentale in tutto ciò sarà il valore simbolico che gli acquisti e i momenti di convivialità portano con sé nell’universo più ampio della dimensione economica della vita quotidiana.
[…]
L’elaborato vuole essere una riflessione sulle pratiche di economia umana, in questa direzione si tratterrà di un’etnografia del Gruppo d’Acquisto Solidale della zona del quartiere 4 di Firenze, l’Isolotto.
Mi voglio concentrare in particolar modo su una frase dell’osservazione detta precedentemente e, aiutandomi con quella, definire la metodologia di ricerca tramite la quale sono riuscito a prendere i dati e interpretarli. “Scene di vita quotidiana”, quest’affermazione ci descrive un soggetto immerso in una realtà sociale e osservatore di pratiche e comportamenti sociali. È il ruolo dell’antropologo e la modalità con cui fare etnografia.

Sono i momenti del quotidiano che sono andato a ricercare e raccontare: le riunione del gruppo d’acquisto, i momenti di consegna dei prodotti, i mercati contadini proposti dal Gassolotto, i contadini trovati in questi mercati i quali poi mi hanno ospitato nelle loro aziende e poderi per chiacchierare, la visita al Molino, una passeggiata alle Cascine con membri del gruppo d’acquisto, etc…

Questi momenti, che sono iscritti nella pratica sociale e dell’agire umano in maniera ritualizzata, danno all’antropologo la possibilità di decifrare un corpo di simboli e reti di significato che sottostanno a questi comportamenti. Riuscendo a decifrare un habitus, così come definito da Bourdieu, dei soggetti che partecipano a queste pratiche di consumo; sia nella dimensione del consumo, dunque consumatori, sia nella dimensione della produzione, dunque contadini.

All’interno di questo elaborato, la volontà non ê quella di affermare una Legge o un Modello ma bensì di proporre un “percorso a tappe” che ha portato l’antropologo alla creazione, più o meno olistica, della realtà studiata attraverso la descrizione degli incontri avvenuti con i diversi informatori. Si tratta, in ultima analisi, di racconti e di storie scaturite dalla libera interazione tra me e i soggetti incontrati.
[…]
Partiamo dunque dalla storia del quartiere dell’Isolotto dove prende forma il Gassolotto.

Questo brano è tratto dalla tesi:

''GASSOLOTTO: Etnografia di un Gruppo d'Acquisto Solidale'' Riflessioni antropologiche sulle reti di economia umana

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Informazioni tesi

  Autore: Simone Filpa
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Matteo Aria
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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