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Dal bilancio civilistico all'analisi per indici: il caso Nero Giardini

Analisi delle componenti reddituali del bilancio d’esercizio

Le componenti reddituali del bilancio sono contenute nel conto economico che è il documento contabile deputato ad evidenziare il risultato economico dell’esercizio. Per individuare le criticità che si possono riscontrare nell’esame di tali componenti in sede di analisi di bilancio non occorre soffermarsi su particolari voci del conto economico in quanto il contenuto delle voci in esso presenti è prevalentemente frutto della semplice rilevazione di accadimenti di gestione, mentre solo una parte del loro contenuto è influenzato da valutazioni soggettive e da politiche di gestione, i cui aspetti più critici sono già stati illustrati nel paragrafo precedente.

In sede di analisi di bilancio si riscontrano però problematiche di altra natura, che di per sé non vanno ad influenzare la quantificazione del risultato economico dell’esercizio, ma assumono comunque notevole rilevanza in quanto sono potenzialmente in grado di incidere, in maniera più o meno significativa, sugli aggregati intermedi presenti nel conto economico e sui cui si fonda l’analisi di bilancio.
In particolare tali problematiche possono essere ricondotte: all’individuazione del confine tra gestione ordinaria e straordinaria, all’individuazione del confine tra gestione caratteristica, finanziaria e accessoria e al metodo di classificazione dei costi operativi utilizzato.

Per quanto concerne l’individuazione del confine tra gestione ordinaria e gestione straordinaria, innanzitutto va precisato che la gestione ordinaria è composta dalla gestione tipica o caratteristica, dalla gestione accessoria e dalla gestione finanziaria, inclusiva dei proventi e oneri finanziari nonché delle rettifiche di valore di attività finanziarie, che il legislatore evidenze entrambi separatamente. Inoltre nel caso in cui la gestione caratteristica sia costituita da più categorie di attività, per capire quali tra queste rientrano nella gestione ordinaria e quali invece rientrano nella gestione straordinaria occorre far riferimento alle informazioni contenute nella nota integrativa, in quanto ai sensi dell’art 2427 è opportuno fornire specifiche informazioni sulle singole categorie nella nota integrativa. Nella nota integrativa tali informazioni sono richieste dal n. 10 dell’art. 2427 del Codice civile secondo il quale
deve essere indicata la ripartizione dei ricavi delle vendite e delle prestazioni secondo categorie di attività e secondo aree geografiche. Per ciò che riguarda la gestione straordinaria è invece necessario riferirsi alla relazione ministeriale accompagnatoria al D.lgs. 127/91 che chiarisce il significato dell’aggettivo straordinario, secondo la quale “l’aggettivo straordinario, riferito a proventi ed oneri, non allude all’eccezionalità o anormalità dell’evento, bensì all’estraneità, della fonte del provento e dell’onere, alla attività ordinaria”. Il legislatore dunque si è occupato di chiarire cosa si intende per gestione ordinaria e straordinaria, infatti l’intero schema legislativo è basato sulla distinzione tra attività o gestione ordinaria e straordinaria. Il legislatore però non si è occupato di stabilire a priori quali siano i criteri da seguire per l’individuazione delle componenti straordinarie di reddito. Tali criteri sono stati infatti elaborati dalla dottrina e dalla prassi contabile.

I principali sono:
* La frequenza dell’evento (eccezionalità);
* L’impatto sul reddito di esercizio (anormalità);
* L’estraneità alla gestione tipica, che è il criterio utilizzato dal legislatore nazionale nella disciplina della redazione del bilancio civilistico.
* La manifestazione di volontà. In particolare secondo la prassi nazionale appartengono alla gestione ordinaria, i costi e i ricavi che si originano a seguito di eventi alla cui base vi è la manifestazione di volontà contrattuale
dell’impresa (ad esempio, la svalutazione di un credito perché deriva dalla volontà dell’impresa di concedere un finanziamento), mentre qualora non sia riscontrabile alcuna manifestazione di volontà da parte dell’azienda, il fatto
di gestione e il correlato costo o ricavo sono di pertinenza della gestione straordinaria (incendio, furti, calamità naturali);
* L’imputabilità. In particolare la prassi nazionale qualifica come ordinari “gli eventi alla cui base vi è la manifestazione di volontà contrattuale ed i cui effetti sono imputabili alle parti”, mentre qualifica come straordinari quagli eventi “alla cui origine non c’ê manifestazione di volontà contrattuale oppure se c’ê volontà ma gli effetti non sono imputabili ad alcuna delle parti.” (Marco Lacchini I componenti straordinari di reddito, Cedam, Padova, 1989).

E’ importante sottolineare come non esista un criterio comunemente accettato per distinguere i componenti ordinari da quelli straordinari. Sul punto, l’ex principio contabile OIC n. 12 considera come straordinari quei costi e quei ricavi che derivano da operazioni svolte nel rispetto di entrambe le seguenti condizioni:
- derivano da eventi casuali, accidentali e infrequenti;
- le operazioni connesse a tali eventi sono estranee all’attività ordinaria dell’impresa.

Per quanto concerne l’individuazione del confine tra gestione caratteristica, finanziaria e accessoria va innanzitutto precisato che per gestione caratteristica si intende l'insieme delle operazioni aziendali derivanti dal processo produttivo che costituisce tipicamente l'oggetto della gestione aziendale. Ad esempio nelle imprese industriali la gestione caratteristica comprende sia l'attività industriale che quella commerciale ovvero: acquisto dei fattori produttivi, trasformazione degli stessi in prodotti, vendita dei prodotti; mentre nelle imprese mercantili l'attività caratteristica è rappresentata dalla sola attività commerciale. La gestione finanziaria ai fini della redazione del conto economico ai sensi dell’art 2425 ê rappresentata da proventi, oneri, plusvalenze e minusvalenze da cessione, svalutazioni e ripristini di valore tutti relativi a titoli, partecipazioni, conti bancari, crediti iscritti nelle immobilizzazioni e finanziamento di qualsiasi natura attivi e passivi e utili e perdite sui cambi. Mentre la gestione patrimoniale o accessoria si configura come un insieme di operazioni volte alla produzione di redditi addizionali rispetto a quelli derivanti dalla gestione caratteristica. Consiste quindi nell'impiego di risorse eccedenti rispetto a quanto richiesto dalla gestione caratteristica, impiegate ad esempio con investimenti in titoli del debito pubblico, partecipazioni in altre aziende, acquisto di immobili suscettibili di produrre reddito ecc.
L’area accessoria si differenzia quindi da quella operativa in quanto identifica un complesso di operazioni che, anche se svolte con continuità, non riguardano direttamente il caratteristico e prevalente oggetto dell’attività aziendale. Si tratta, in sostanza, di un’area ove si raccolgono i risultati di gestioni aventi una natura “complementare” o “collaterale” rispetto alla gestione operativa. In conclusione è possibile affermare che possono rientrare nella gestione accessoria:
* I componenti di reddito positivi e negativi derivanti dalla gestione di un patrimonio immobiliare (plusvalenze e minusvalenze, svalutazioni e riprese di rettifica);
* La gestione dei “cambi” (utili e perdite su cambi), in quanto è tendenza ora sempre più diffusa tra le imprese sviluppare una vera e propria consapevole gestione speculativa dei cambi manovrandone i tempi, le piazze e le valute al fine di conseguire risultati reddituali positivi;
* La gestione delle partecipazioni acquistate per puri fini speculativi (dividendi percepiti, plusvalenze e minusvalenze da alienazione);

Per quanto riguarda il metodo di classificazione dei costi operativi utilizzato, va precisato che in uno schema a scalare la classificazione dei costi operativi può essere effettuata secondo due modalità, ovvero:
* Per “natura”, ossia in base alla causa economica dell’evento che ha generato la componente negativa di reddito. In base a tale criterio i costi vengono dunque distinti in costi per ammortamento, costo per acquisto di materie prime, costi del lavoro, costi per servizi, ecc.
* Per “destinazione”, ossia in base all’ambito funzionale del costo. In quest’ottica, si distinguono quattro categorie di costi, ovvero: i costi industriali, i costi commerciali, i costi amministrativi e i costi di ricerca e sviluppo. I costi industriali comprendono i costi riferiti all’attività produttiva quali, ad esempio, quelli di utilizzazione delle materie prime, della manodopera diretta e indiretta utilizzata negli stabilimenti industriali, l’ammortamento degli impianti e dei macchinari. I costi commerciali comprendono invece tutte le voci di costo relative alla collocazione del prodotto sul mercato, come gli stipendi dei venditori e gli oneri accessori, le provvigioni, le spese di pubblicità, le spese promozionali, le spese di trasporto di vendita, l’accantonamento per svalutazione crediti ecc. I costi amministrativi sono rappresentati dalle spese sostenute per il funzionamento quotidiano dell’impresa a prescindere dallo svolgimento dell’attività tipica oggetto dell’impresa. Ad esempio rientrano tra i costi amministrativi le spese postali, le prestazioni professionali rese all’impresa da commercialisti e avvocati, le assicurazioni, le spese per le pulizie dei locali, la cancelleria, ecc. I costi di ricerca e sviluppo infine comprendono gli oneri pluriennali sostenuti per lo studio e la successiva implementazione di progetti specifici che contribuiranno ad accrescere le prospettive reddituali dell’impresa, possono riguardare sia prodotti che processi produttivi.

Indipendentemente dal criterio utilizzato per la classificazione dei costi operativi, il conto economico deve fornire un’espressiva rappresentazione e dimostrazione delle operazioni di gestione, mediante una sintesi dei componenti positivi e negativi di reddito che hanno contribuito a determinare il risultato economico conseguito, raggruppati in modo da fornire significativi risultati intermedi, in conformità ai corretti principi contabili. A tal fine sebbene la classificazione per destinazione sia considerata, secondo corretti principi contabili, la più significativa, si ritiene accettabile anche la classificazione per natura.

In particolare la classificazione per destinazione è ritenuta più significativa in quanto essa consente di ottenere i dati relativi al costo della produzione venduta e di separare costi aventi finalità economica diversa. Pertanto per mezzo della classificazione dei costi operativi per natura, l’informativa, ed in particolare i risultati intermedi forniti dal conto economico, ed il raffronto degli stessi e dei suoi componenti con quelli dell’esercizio precedente consentono di ottenere elementi di particolare rilevanza che contribuiscono alla valutazione della gestione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Dal bilancio civilistico all'analisi per indici: il caso Nero Giardini

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Informazioni tesi

  Autore: Dario Paura
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli studi di Napoli "Parthenope"
  Facoltà: Economia
  Corso: Management e controllo d'azienda
  Relatore: Angelo Antonio Napolitano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

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