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Lo Stato Islamico (dell'Iraq). Situazione Conflittuale e prospettive pacificanti

Descrizione dell'attuale situazione conflittuale

Esaminati i fattori essenziali su cui si fonda la genesi dello Stato Islamico e del suo oggettivo successo in Iraq ed in Siria, andiamo ad analizzare la sua attuale estensione attraverso lo studio della cronologia degli eventi ed in particolare di quello che ha rappresentato il più grave errore politico e mediatico del Califfato: l’uccisione, il 3 gennaio 2015, del tenente Muath Al-Kasasbeh, il pilota militare, appartenente ad una delle tribù più importanti giordane, come a tutti noto, bruciato vivo in una gabbia, lentamente ed esemplarmente.

Cronologia che partirà dal 2013, da quando le truppe di Abu Bakr al Baghdadi hanno, cioè, ottenuto i primi significativi successi strategici nella area orientale della Siria, non considerando le precedenti conquiste relative alla parte nord orientale di Aleppo in Siria, i corridoi di Mosul, Anbar, Salah ad Din, Thar Thar in Iraq.

Nel marzo del 2013 le truppe di Al Baghdadi conquistano l’area nord orientale della città di Raqqa (in Siria al confine con la Turchia).
Nel gennaio del 2014 cadono in Iraq: la città di Falluja, gran parte del governatorato di Al Anbar, i sobborghi di Ramadi; in Siria: le città di Tel Hamis, Tel Abyad, Raqqa, Shedadi, Al-Bab, Manbj, Jarablus e numerosissimi altri centri minori31.

Nel solo trimestre di giugno-agosto 2014 l’avanzata continua, inarrestabile, con la presa di Mosul, il 10 giugno [e della sua diga vitale per l’intero Iraq], e , poi, di Qayara, di Sharqat, di Rawa, di Ana, di Hawja, di Suleiman Beg, di Tikrit, la città di Saddam Hussein (l’11 giugno), e gran parte della provincia di Ninive, in Iraq; di Al Ra’i in Siria.
Ed ancora di Tel Afar, di Sinjar, di Qaim , di Jalula, di Sadia in Iraq; di Mayadin e di Albu Kamal in Siria.

Il 29 giugno 2014, forte degli oggettivi successi militari viene proclamata ufficialmente l’istituzione di un nuovo Califfato denominato “Stato Islamico” uno stato ab origine non più determinato in circoscritti confini territoriali (“dell’Iraq e del Levante”, era le denominazione nel 2013) ma a vocazione “universale” coerentemente con gli insegnamenti islamici del dar al-Islam e del dar al-harb.

Il 3 agosto 2014 lo Stato Islamico conquista nell’Iraq del nord le città di Zummar, di Sinjar e di Wana.
L’8 agosto del 2014 gli Stati Uniti, ma anche la Gran Bretagna, a seguito delle accuse di genocidio. Genocidio che sarebbe stato avviato dai miliziani di Al Baghdadi nei confronti delle minoranze cristiane, sciite, yazide, e , più in generale della popolazione di etnia curda, avviano una campagna aerea in Iraq per fermare lo Stato Islamico.
Il 12 ottobre 2014 lo S.I. conquista Kobane in Siria ed il 18 ottobre le truppe dello Stato Islamico conquistano Hit City a soli 150 km di Baghdad (in Iraq).

Ma è a gennaio 2015, esattamente il 3 gennaio, che si concretizza il primo vero errore politico, forse addirittura fatale, del Governo dello Stato Islamico: la spettacolarizzazione dell’esecuzione a mezzo rogo del giovanissimo pilota giordano Muath Al-Kasasbeh di religione islamico sunnita ed appartenente ad una importantissima e nota tribù giordana. L’umiliazione esemplare del militare giordano era prevedibile, tenuto conto dell’odio genetico dell’establishiment del Califfato (Abu Musab al Zarqawi il Padre del futuro Stato Islamico era giordano e al rovesciamento di Abd Allah II ibn al-Husayn di Giordania pensava quando creò la sua organizzazione in Iraq ) contro il regno hashemita giordano, molto meno la sua esecuzione e, ancor di più, le modalità con cui la stessa è avvenuta.

In particolare perché lo Stato Islamico aveva finto di accogliere la mediazione del Qatar e si era dichiarato disposto a rilasciare il pilota in cambio della liberazione di Sajida Al Rishawi, sorella di un importante dirigente di “Al Qaida in Irak”(l’embrione da cui sarebbe nato lo Stato Islamico), e coautrice di un attentato esplosivo in Giordania nel 2005, e perché il Governo giordano non solo aveva accolto la richiesta ma aveva implicitamente manifestato la volontà di uscire dalla coalizione anti jahdista promossa da Stati Uniti ed Arabia Saudita.

Il rinnegare la trattativa, l’uccisione efferata e, soprattutto la diffusione del video, hanno, infatti, prodotto nel mondo arabo sunnita l’effetto mediatico contrario, soprattutto nella fragile monarchia giordana, a quello immaginato da Abu Bakr al Baghdadi, compattando l’intera popolazione giordana nelle posizioni antijhaidiste della monarchia hashemita ed alienandosi la simpatia di gran parte degli arabi sunniti (ed i relativi fondi). Inoltre, a seguito di tale evento i paesi arabi partecipanti alla coalizione, Giordania, Arabia Saudita, Barhein, Emirati Arabi Uniti e Qatar, sia pure con modalità diverse, hanno fortemente mutato atteggiamento nei confronti dello Stato Islamico e, per converso cominciato a promuovere le misure anti Stato Islamico discusse alla Conferenza di Parigi del 15 settembre 2014.

Ed, infatti, in data 26 gennaio 2015 lo Stato Islamico ha subito una prima importante battuta di arresto con le forze kurde che, supportate dai bombardamenti della coalizione anti califfato allargata con la citata Conferenza di Parigi, hanno ripreso il controllo della città di Kobane (in Siria).
Ed ancora, in data 16 aprile 2015, l’esercito Irakeno (a guida sciita), supportato da bombardamenti statunitensi, ha riconquistato la città di Tikrit.

A maggio 2015, tuttavia, lo Stato Islamico riprende il suo slancio offensivo fa sue due città strategicamente importanti: Ramadi (il 17 maggio) in Iraq e Palmyra (il 20 maggio) in Siria e che gli permettono l’unificazione di fatto dei suoi territori in Irak ed in Siria.

Conseguentemente, lo Stato Islamico nell’attuale situazione conflittuale, a tutto giugno 2015, con l’occupazione del valico al Walid, avvenuta alla fine del mese di maggio, ha realizzato politicamente almeno due obiettivi: la cancellazione dei confini tra Iraq e Siria stabiliti dal trattato “coloniale” Sykes-Picot del 1916 sì da colmare il divario demografico che vede i sunniti in minoranza in Iraq con la fusione tra sunniti di due nazioni diventate il territorio di un unico stato; la creazione del primo Califfato del XXI secolo (Rectius: 15° H).

Uno stato che si estende per più di trecentomila metri quadrati , grande approssimativamente quanto l’Italia tra Siria e Iraq, ovvero dalla provincia settentrionale di Aleppo fino a quella orientale di Diyala vicino all'Iran. I confini interessati sono quindi quelli con la Turchia, attraverso i governatorati di Raqqa e Deir Ezzor, a est di Homs, sino alla provincia irachena occidentale di al-Anbar, al confine con il Kurdistan iracheno e a sud con la Giordania. Con la presa di Mosul, il territorio occupato ha raggiunto il nord dell'Iraq, nel governatorato di Ninive con quella di Ramadi e Palmira 36, come anticipato, ha dato continuità e definizione al suo territorio, con una popolazione stimata di circa 11 milioni, ed un esercito di oltre 200.000 unità ben addestrate ed armate37. Attualmente, dunque, aggiornati i dati al 30 Settembre 2015, lo Stato Islamico può tatticamente avanzare su tre direttrici : due in Siria verso Damasco e verso Aleppo la terza in Iraq verso Baghdad.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Lo Stato Islamico (dell'Iraq). Situazione Conflittuale e prospettive pacificanti

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Informazioni tesi

  Autore: Diego Piergrossi
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master universitario di II livello in ''Peace Building Management'' (Antropologia Giuridica).
Anno: 2015
Docente/Relatore: Orlando Todisco
Istituito da: Pontificia Università San Bonaventura Roma Seraphicum
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

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antropologia
riconoscimento
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political legal anthropology

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