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Matematica e Psicologia di Comunità. Informazione o formazione?

Relazioni docenti/discenti

Il docente svolge il ruolo di "mediatore culturale", egli conosce i saperi e, mentre ha il compito di trasmetterli nella correttezza della loro struttura epistemica, così come previsto dai programmi ministeriali, nello stesso tempo li può utilizzare come strumenti, per raggiungere le mete educative che la società gli ha affidato (Bertogna, 2005).
Nella vita scolastica esiste un'interazione strettissima tra insegnanti e alunni, paragonabile a quella che la Storia dell'umanità ci ha fatto conoscere, cioè al rapporto maestro-discepolo, che interagiscono con un vicendevole scambio di "saperi". Così mentre il maestro insegna e modifica l'essere del discepolo, il discepolo nell'interazione produce modificazioni nel maestro (Bastianon, 2002).
Il rapporto tra insegnanti ed alunni, quotidiano per tanti anni nella vita di entrambi, induce costruzioni e modificazioni di personalità in entrambi i componenti e "a cosa si riduce l'insegnare se non alla costante elaborazione di progetti autentici e proporzionati all'oggetto di quel processo formativo globale che è la comprensione reciproca tra alunno ed insegnante?" (Bastianon, 2002, p. 120).

Per attuare nel modo ottimale questa interazione si può far ricorso al Metodo Integrato Gordon, che assiste la relazione in esame con le tre tecniche fondamentali:
1. l'ascolto attivo;
2. messaggio-Io (il messaggio in prima persona);
3. la risoluzione dei conflitti con il metodo del problem solving.
Esaminiamo più in dettaglio queste tecniche, ricordando che queste vengono utilizzate nella comunicazione tra due interlocutori che nel caso scolastico sono lo studente e l'insegnante.

Dapprima si esamina il caso che uno studente esponga un suo pensiero, verbalmente, all'insegnante, in questa situazione si possono individuare quattro momenti in sequenza temporale:
1: Ascolto passivo, che consente allo studente di esprimere il proprio pensiero e che, da parte dell'insegnante, esprime di aver capito il messaggio con segnali sia di tipo non verbale «cenni del capo» sia di tipo verbale «Ti sto ascoltando. – Sto cercando di comprendere.»;
2: Messaggi di accoglimento, che intensificano e precisano il momento precedente. Anche in questo caso possono essere sia di tipo verbale che non verbale;
3: Inviti calorosi. In questo momento della fase di ascolto i messaggi da parte dell'insegnante tendono ad incoraggiare lo studente in modo che approfondisca quanto sta esponendo. L'importante è che l'insegnante non operi alcun giudizio o valutazione sia sullo studente sia suquanto egli sta dicendo;
4: Ascolto attivo, che permette di esprimere l'accettazione di quanto verbalmente proposto, senza però, ripetiamo, nessun tipo di giudizio o valutazione. Lo studente si sentirà in tal modo soggetto dell'attenzione dell'insegnante ma nello stesso tempo non dovrà affrontare alcuna valutazione negativa

L'efficacia dell'ascolto attivo si evidenzia perché lascia al ragazzo la gestione dell'interazione verbale e non permette all'insegnante di inviare messaggi di fraintendimento o di incomprensione che potrebbero inibire lo studente, il quale, aiutato da questo tipo di ascolto, potrà riuscire da solo a trovare la soluzione ai suoi problemi, potrà rafforzare la sua autostima e promuoverà la fiducia nei confronti degli altri, iniziando il processo di crescita e di cambiamento positivo (Francescato, Putton & Cudini, 1986).

La seconda tecnica, il messaggio in prima persona «messaggio-Io» viene utilizzato dall'insegnante quando deve intervenire per scoraggiare un comportamento inaccettabile di un alunno che crea un problema nello svolgimento della lezione o nella gestione della classe. In tal modo si consente all'altro di capire come ci si sente, senza incorrere negli errori di comunicazione più diffusi: comandare, minacciare, esortare, consigliare, cercare di persuadere, giudicare o criticare, approvare, umiliare, analizzare, rassicurare, indagare, eludere (Francescato, Putton & Cudini, 1986).

Il messaggio-Io può essere strutturato in tre parti. La prima parte del messaggio descrive il comportamento dell'altro, la seconda i sentimenti di chi emette il messaggio, la terza descrive gli effetti del comportamento dell'altro. Rappresenta la massima espressione del tipo di comunicazione assertiva in cui si accorda la massima collaborazione possibile con la persona con la quale comunichiamo. Francescato, Putton & Cudini (1986) descrivono alcuni esempi molto chiari di come si struttura un messaggio-Io. Per esempio, nel caso di un ragazzo che dopo aver finito il proprio lavoro non ripone nell'armadio il materiale che ha usato, lasciando agli altri compagni o all'insegnante l'incombenza e se questo comportamento accade spesso, il docente, utilizzando il messaggio io: "Quando non rimetti a posto pennelli e colori, io mi inquieto perché possono cadere a terra macchiando il pavimento e inoltre perché deve riordinare un tuo compagno" (Francescato, Putton & Cudini, 1986, p.49) trasmette il messaggio senza alcun intervento di tipo autoritario o paternalistico utilizzando la struttura descritta in precedenza: 1. Quando non rimetti a posto pennelli e colori = descrizione del comportamento, 2. io mi inquieto = descrizione dei sentimenti di chi emette il messaggio, 3. perché possono cadere a terra macchiando il pavimento e inoltre perché deve riordinare un tuo compagno = descrizione degli effetti del comportamento. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Matematica e Psicologia di Comunità. Informazione o formazione?

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Informazioni tesi

  Autore: Ilia Arcidiacono
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Medicina e Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Manuela Tomai
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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