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Il Sutra di Kannon

Il culto del Sūtra di Kannon in Giappone

Nella corrente Hīnayāna il Sūtra del Loto, e di conseguenza quello di Kannon, non è recitato per ovvi motivi: i sūtra Mahāyāna sono ritenuti dei testi apocrifi.
Al contrario, viene spesso recitato presso le scuole Mahāyāna, ma non in tutte gode di una posizione predominante rispetto agli altri sūtra.

Infatti, presso le scuole che si rifanno a un insegnamento di tipo tariki他力, come il Jōdoshū浂土宗 e il Jōdoshinshū浂土真宗 , si ritiene che l’unica via di salvezza sia la fede sincera nel Buddha Amida: si raggiunge cioê l’Illuminazione grazie ai poteri e alle forze (力) di un’altra persona (他). Tariki viene usato in contrapposizione a jiriki臩力, che indica invece il raggiungimento della salvezza grazie alle proprie (臩) forze (力).
In ogni caso, per potersi diffondere maggiormente tra le persone e per ottenere fondi, recentemente anche le scuole di tipo tariki stampano il Kannongyō.

Non si sa di preciso quando lo Hokekyō sia arrivato in Giappone, ma era presente già durante il regno dell’imperatrice Suiko推古天皇 (554628): nel 606 il suo nipote e principe reggente Shōtoku Taishi聖徳太子 (574-622) tenne una “lettura” di questo sūtra.
La devozione per il Sūtra del Loto cominciò nel periodo Nara nell’aristocrazia, e in seguito fece presa anche tra la gente comune. Poi, nel tardo periodo Heian, tra l’866 e il 1160, apparvero gli hijiri聖, monaci erranti che andavano di villaggio in villaggio per diffondere il Dharma. Tra loro c’era anche chi cercava di vivere secondo gli insegnamenti di questo sūtra.

Senza contare, poi, le numerose opere che parlano dei poteri dello Hokekyōe i numerosi pellegrinaggi per i fedeli.
È importante notare che il Sūtra del Loto, come del resto l’intero insegnamento del Buddha, veniva proposto in due diversi modi: ai monaci si insegnava a “seguire il Dharma anziché la Persona”, mentre si lasciava che i laici seguissero la Persona (cioè venerassero il Buddha come una divinità) perché non erano ritenuti in grado di seguire le pratiche della rinuncia come i monaci.

Secondo Whalen Lai, dopo la scomparsa del Buddha si svilupparono anche due tipi di letteratura:
* Jātaka, cioè storie della nascita del Buddha, raccolte poi nel corpus dell’Avadāna;
* Mātrka, cioê enumerazioni di insegnamenti, riunite nell’Abhidharma.

Il primo di questi due generi era rivolto ai laici, poiché trattava del Buddha, mentre il secondo ai monaci, essendo incentrato sul Dharma.
A questi due differenti modi di venerare l’insegnamento del Buddha (come laico e come monaco) corrispondono, come vedremo, due diversi modi di leggere e di intendere il Sūtra del Loto, e di conseguenza quello di Kannon.
Vediamo allora a grandi linee come alcune scuole buddhiste utilizzano il Sūtra di Kannon.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Sutra di Kannon

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Frecentese
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature orientali
  Relatore: Massimo Raveri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 213

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