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Piano di gestione forestale della Riserva Naturale Orientata ''Pantalica, Valle dell'ANAPO e Torrente Cava Grande''

I boschi di origine artificiale

Si tratta di impianti risalenti agli anni '70 e seguenti del secolo scorso, realizzati sotto l’urgenza non solo di assicurare la difesa del suolo in territori geologicamente instabili, ma di trovare anche immediati sbocchi occupazionali alla crescente manodopera in esubero, in tempi di grave crisi economico-sociale dovuta in gran parte all’aumento vertiginoso del prezzo dei prodotti petroliferi (la prima di tali proporzioni del secondo dopoguerra) e alla disoccupazione di ritorno. Com’è inevitabile (ed anche giusto) che accada quando vengono concepiti piani di riforestazione di vasto respiro, anche in questo caso ad essere occupati furono in prevalenza i terreni abbandonati dall’agricoltura più povera ed arretrata e, come tali, scadenti sotto molti aspetti: ubicazione, pendenze, spessore del suolo agrario, presenza di sostanza organica, pietrosità, ecc. Si consideri, inoltre, che negli anni '70 non si è ancora affermato nel nostro paese quel vasto movimento ideale che avrebbe portato, da lì a poco, ad una maggiore e diffusa sensibilità verso le questioni ambientali, concretizzatasi, nella messa a punto di un vasto ed articolato corpo legislativo riguardante la materia, tanto a livello nazionale che in ambito regionale. Anche per tutte le queste ragioni, la scelta delle specie impiegate nei rimboschimenti, singolarmente o in consociazione, cadde su quelle che, per lunga esperienza acquisita in Sicilia, presentavano maggiori garanzie in fase di attecchimento, velocità di accrescimento e copertura del terreno. Nelle condizioni edafiche e climatiche date, tali dovettero sembrare in pino domestico (Pinus pinea), il pino d’Aleppo (Pinus Halepensis), il cipresso piramidale (Cupressus sempervirens) e l’eucalitto camaldolese (Eucalyptus camaldulensis), specie che occupano in atto la quasi totalità dei boschi d’origine antropica. In tali formazioni, spesso private in passato di adeguati interventi colturali per carenza di fondi o per emergenze sopravvenute (ricostruzioni o reimpianti a seguito di incendi), la gestione che si propone col piano consiste nella preliminare messa in sicurezza degli impianti dal pericolo sempre incombente del fuoco e nella progressiva attivazione o valorizzazione di processi bio-ecologici evolutivi intesi a favorire l’insediamento spontaneo o assistito di specie arboree e/o arbustive autoctone, destinate in prospettiva a sostituire il soprassuolo originario.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Piano di gestione forestale della Riserva Naturale Orientata ''Pantalica, Valle dell'ANAPO e Torrente Cava Grande''

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Informazioni tesi

  Autore: Corrado Caia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Agraria
  Corso: Scienze e tecnologie agrarie, agroalimentari e forestali
  Relatore: Tommaso La mantia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

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Parole chiave

biodiversità
piano di gestione
riserva naturale
scienze forestali, scienze agrarie
compartimentazione forestale
agraria e veterinaria
specie vegetali e animali
selvicoltura, unità gestionali
ecologia, economia agraria
tutela ambientale e forestale

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