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Estradizione e mandato d'arresto europeo. Il difficile bilanciamento tra cooperazione giudiziaria e tutela dei diritti umani

L'estradizione nell’Unione europea. Un paradosso

La decisione quadro relativa al mandato d'arresto europeo e alla procedura di consegna tra Sati membri è stato il primo atto adottato dall'Unione per dare attuazione al principio del mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie in ambito penale, ed il primo ad entrare concretamente in vigore a partire dal primo gennaio 2004.

La decisione quadro è stata adottata il 13 giugno 2002, ma l'accordo tra tutti i responsabili politici era stato raggiunto già nel dicembre del 2001, a pochi mesi di distanza dagli attentati dell'11 settembre.
Si tratta di uno strumento comunitario oggetto di tante polemiche e dibattiti, dovuti forse anche alla stessa denominazione dello strumento, focalizzata sull'"arresto", e dunque sulla problematica relativa alla limitazione della libertà personale.

Il tema del mandato d'arresto europeo è chiaramente agganciato all'istituto dell'estradizione. Come già visto, quest'ultima materia risultava regolata in ambito europeo da una serie di atti normativi di diversa provenienza, che delineavano un meccanismo sicuramente all'avanguardia all'epoca della loro redazione, ma nei primi anni del 2000 erano apparsi ormai strumenti pesanti e obsoleti rispetto a quelle che erano le relazioni ormai intercorrenti tra gli Stati membri dell'Unione europea.

Essi non erano solo tutti ugualmente parti della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ma anche firmatari della Carta europea dei diritti dell'uomo, solennemente proclamata a Nizza nel 2001 e oggi, a seguito dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, avente lo stesso valore giuridico dei Trattati istitutivi. Stati dunque considerati in grado di garantire una tutela maggiormente omogenea dei diritti fondamentali rispetto a quella che potevano assicurare Stati che, seppure tutti membri del Consiglio d'Europa, si riteneva avessero sistemi processuali poco rassicuranti sotto questo profilo.

La solidarietà tra gli Stati membri di una Unione europea sempre più senza frontiere interne imponeva allora che non fosse «assicurato alcun rifugio agli autori di gravi reati, e che venga per contro assicurata la punizione dei colpevoli, che secondo principi di ragionevolezza non può che competere primariamente allo Sato il cui ordinamento giuridico è stato violato».

Questo brano è tratto dalla tesi:

Estradizione e mandato d'arresto europeo. Il difficile bilanciamento tra cooperazione giudiziaria e tutela dei diritti umani

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Informazioni tesi

  Autore: Federico Vitali
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Livia Giuliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 286

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Parole chiave

diritti umani
estradizione
cooperazione giudiziaria
mandato d'arresto europeo
corte di giustizia dell'unione europea
ramoci
competenza ad emettere il mandato

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