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Il cinema e le convergenze teatrali

Esaltare la finzione per essere più reali

Se dovessimo trovare una sorta di fil rouge che unisca le opere prese in considerazione troveremmo un elemento che lascia straniti: tutti i film presi in considerazione vogliono essere, a loro modo, pellicole sull'uomo e sulla vita reale. Lars Von Trier è simbolico e astratto, ma al centro dei due lavori analizzati mette due microcosmi che sono veri e propri exempla dell'intera umanità, strumenti microscopici dove poter osservare in piccolo regole che poi si applicano a tutto il mondo. Il collegamento con la realtà in Amarcord e ne Il Casanova di Federico Fellini è indiscutibile, visto che si tratta di adattamenti di due biografie romanzate, quella del celebre amatore veneziano e quella del regista stesso e/o della sua Rimini.

Almodóvar è volutamente esagerato e kitsch, ma cela dietro le sue opere una profonda analisi psicologica dei rapporti umani e dei sentimenti, così come psicologico è il carcere di Miike.
La fantasia e l'impronta estetica di questi registi modificano in modo palese il reale, ma in queste opere lo fanno senza mai superarlo e annullarlo, anzi, aiutandoci a comprenderlo meglio: i simboli di Trier ci guidano alle riflessioni dell'autore stesso, il surrealismo felliniano ci porta nella mente e nei sogni degli uomini, nel loro lato emotivo e, perchè no, spirituale.

Anche Almodóvar, con la sua eccentricità, ci spiega come poter indagare le anime delle persone nascondendo personaggi verissimi dietro opere dalla trama e dalla messa in scena assurde.
Come si sposa il palesare la finzione delle scene con un cinema che vuole aiutarci a indagare vero? Semplicemente perchè, come a teatro, nel momento in cui io mi rendo conto che assisto a qualcosa di costruito comprendo come la scenografia e la messa in scena siano elementi al servizio di qualcos'altro, dunque proprio su questo altro sposto la mia attenzione.

Le immagini devono servire, quindi, a raccontare una storia intensa e con personaggi interessanti: quando so che questi elementi funzionano posso persino permettermi, come accade in Dogville e Manderley, di eliminare praticamente tutto il resto.
Troppo cinema moderno, purtroppo, valorizza l'immagine per mascherare la sua vacuità di psicologia e realismo dei personaggi, il servo lì si è fatto padrone con un forte ribaltamento dei ruoli: l'effetto speciale non diventa più appunto un effetto del film, ma tante volte diventa esso stesso il film e questo, onestamente, sta diventando qualcosa di inaccettabile.

La grande lezione di questi autori e di questo tipo di opere sta proprio nella loro capacità di usare grandi immagini al servizio di storie ancora più profonde: essi evidenziano l'artificiosità delle scene o delle loro trame per farci vedere come sappiano raccontare in modo anomalo e con un tocco personale e poetico il mondo, per farci così concentrare su di esso e sulla sua essenza celata dietro l'apparenza delle cose.

In sostanza, possiamo dire che mirano ad ostentare la finzione per innalzare al contempo il loro grande realismo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il cinema e le convergenze teatrali

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Informazioni tesi

  Autore: Mattia Gelosa
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Maurizio Felice Emilio Porro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

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