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Rorschach e Adozione: Dinamiche di personalità dei genitori adottivi tramite il reattivo di Rorschach

Legame di filiazione e prolungamento narcisistico

La filiazione implica il rapporto di almeno tre generazioni che si succedono e riconosciute come tali, nonché implica un riferimento comune ad un mito delle origini. Grazie a questa “doppia condizione” ciascuno può trovare posto e situarsi nell’insieme di soggetti che costituisce la famiglia, potendosi quindi riconoscere in quanto a propria volta generato e capace di generare. “L’avvento del soggetto della filiazione, ovvero il nascituro, corrisponde alla posizione specifica distintiva che egli occupa rispetto ai contemporanei, ai predecessori e ai successori, che costituiscono un insieme assoggettato al mito fondatore della stirpe e di cui l’antenato comune è figura originaria e portavoce.” (Zurlo, 2002; pag. 179).

In uno stesso momento il soggetto ha accesso all’origine e alla morte, alla denominazione e alla trasmissione, alla funzione simbolica e al pensiero. La catena della filiazione, trasmessa di generazione in generazione, è dunque una catena significante a doppia lettura: per il singolo soggetto, e per l’insieme sociale e intersoggettivo di cui è necessariamente membro.

La filiazione è riconoscimento e conoscenza:
- per i genitori, è riconoscimento e conoscenza del posto del bambino all’interno della continuità narcisistica di cui essi stessi sono un momento del percorso.

- la filiazione, quindi dal punto di vista del nascituro, è il riconoscimento e conoscenza della propria posizione nell’ordine delle generazioni, riconoscimento della precessione del desiderio dei genitori sull’esistenza del bambino.

Questo riconoscimento è anch’esso prestabilito dall’iscrizione dello statuto civile del bambino, sul registro o sull’albero genealogico: segni di ri-conoscimento preliminari al suo avvento come soggetto del desiderio, soggetto di parola, soggetto del gruppo. È in questo triplo assoggettamento che ciascuno e ciascuna è dichiarato, conosciuto e riconosciuto “figlio o figlia di”.

Se la filiazione è l’avvento dell’individuo all’interno del gruppo familiare attraverso il nome che egli riceve a partire dal sogno genitoriale e dalla designazione da parte del padre, essa è allo stesso tempo la qualificazione di questi come singolo essere sessuato e mortale all’interno di un insieme generazionale. Entrare nella filiazione, entrare nella parentalità, significa essere, come singolo soggetto, sessuato e mortale. Ma è anche prendere posto nella catena della specie, nell’insieme generazionale che, in quanto tale, assicura la continuità narcisistica, asessuata e immortale. Sono inoltre da considerare alcuni aspetti della dimensione narcisistica della filiazione messi in evidenza da Sigmund Freud: il narcisismo dei genitori, scrive Freud, ha trovato rifugio nel bambino ed in maniera correlata, il narcisismo del bambino si basa su quello dei suoi genitori, nel momento in cui trova appoggio e si modella su di esso, derivando anzi da esso.

Il concetto di “contratto narcisistico” (Aulagneir, 1975) affronta anche la questione del soggetto della filiazione nella sua dimensione narcisistica; dal momento che la “ragione” di questo contratto è evidentemente il divieto dell’incesto, è importante cogliere adeguatamente la violenza che questo divieto gestisce per conto del narcisismo della generazione. “Il figlio non può costituirsi come soggetto della filiazione se non nell’incontro con questo limite posto dal divieto dell’incesto e non può porsi come soggetto se non è stato prima sognato, incestuosamente, dai suoi parenti: parenti che sono principalmente suo padre e sua madre, ma anche la parentela; il modo in cui il bambino è stato sognato dai nonni, o da un tale zio o da una tale zia o da un tale altro componente importante della parentela può avere un ruolo determinante nel sogno dei genitori stessi. Questi sogni predestinano il discendente, nei fantasmi di desiderio incrociati, ad essere il prolungamento narcisistico della generazione precedente.

L’identificazione con l’oggetto del desiderio e con il fantasma inconscio dell’altro situa così il futuro bambino in una rete di desideri in cui la sua posizione di singolo soggetto verrà a trovarsi. Freud ha sottolineato come il nesso narcisistico della generazione è il punto spinoso dell’insieme del sistema narcisistico. In questo contesto egli enunciava il doppio statuto dell’individuo: “L’individuo conduce effettivamente una doppia vita, come fine a se stesso e come anello di una catena di cui è strumento, contro o comunque indipendentemente dal suo volere” (S. Freud, 1914; pag. 448).

Da questo punto di vista il bambino è il depositario del narcisismo genitoriale; per questo motivo egli può rappresentare per i genitori una ferita narcisistica grave e ciò potrà ostacolare la realizzazione dei suoi fini personali.” (Zurlo, 2002; pag. 182).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Rorschach e Adozione: Dinamiche di personalità dei genitori adottivi tramite il reattivo di Rorschach

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Informazioni tesi

  Autore: Armando Auricchio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia clinica e di comunità
  Relatore: Massimiliano Sommantico
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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