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Le «Lettres du Voyant» di Arthur Rimbaud

Le «lettres du voyant»

Prima di inoltrarci nell’analisi delle lettere, sarebbe opportuno approfondire l’aspetto della veggenza così come venne interpretata da Rimbaud, per capire esattamente di cosa si tratti. Questo argomento è stato ampiamente trattato da Marc Eigeldinger, partendo dal contributo offerto da Victor Hugo: il modello da lui seguito è quello spiegato dal poeta, ovvero che è necessario distinguere il veggente dal pensatore così come un prete è una figura ben separata da quella del Papa. Questo per circoscrivere la ricerca al solo termine “voyant,” senza considerare le varie sfumature – prophète, visionnaire, rêveur e così via …

È importante sottolineare come Rimbaud non sia l’inventore della figura del veggente, ma piuttosto colui che ne ha esteso la portata semantica e poetica. Il punto di partenza è certamente il testo biblico, nel quale la veggenza è definita come caratteristica del profeta e molti autori presero proprio il Testo Sacro come fonte per le loro opere: il famoso storico Jules Michelet scrisse: «Les voyants, les prophète, s’élèvent du peuple, et communiquent avec Dieu sans passer par le temple»; Leconte de Lisle, proprio nel Parnassien contemporain che Rimbaud si dilettava a leggere agli inizi della propria carriera, pubblicò una poesia nella quale «Thogorma, le Voyant» ha un sogno profetico; oppure, come anticipato, Victor Hugo, che si distaccò da questa visione biblica e parlò del poeta-veggente nelle sue Contemplations; interessante fu la teoria della veggenza sviluppata da Pierre-Simon Ballanche, che scrisse:

Tu trouveras ici une école de voyants, car voir malgré le voile des objets extérieurs, voir au travers de l'illusion des sens, voir par-delà l'horizon des faits actuels, soit dans le passé, soit dans l'avenir, c'est une faculté qui se développe dans l'homme par l'étude, l'éducation, l'habitude de méditer; elle se développe, comme toutes les autres facultés, lorsque d'ailleurs on en est doué.
Nonostante questo estratto abbia molti elementi in comune con la visione rimbaldiana, non c’è certezza che Rimbaud avesse effettivamente letto Ballanche. Infine, oltre i confini francesi, il tedesco Novalis dichiarò che «L'homme entièrement conscient s'appelle le voyant» ed il connazionale Friedrich Hölderin parlava della cecità come di un segno di veggenza e vicinanza agli dei.

Quel che è certo è che Arthur Rimbaud rinnovò il significato e l’intento della figura del veggente, considerandolo l’unico essere umano in grado di mettere in comunicazione gli altri uomini con una dimensione quasi ultraterrena.

Leggendo i testi rimbaldiani ci si rende subito conto di non essere in presenza di due semplici lettere, ma di due manifesti della letteratura, di due trattati poetici; Rimbaud vuole tenere un corso («J’ai résolu de vous donner une heure de littérature nouvelle») al quale chiunque voglia rendersi veggente dovrebbe partecipare.

Forse questo è il principale motivo per cui i destinatari delle lettere non contano affatto: Arthur avrebbe potuto spedire quei fogli di carta a chiunque, poiché il suo scopo era istruire il mondo poetico e non qualcuno in particolare. A sostegno di questa teoria sta il vero scopo per il quale Rimbaud aveva affidato la lettera a Demeny: la pubblicazione tramite un editore parigino. La poca importanza dei destinatari, probabilmente, ci spiega anche perché né Izambard né Demeny compresero il contenuto: fra le mani si ritrovarono qualcosa di completamente nuovo, mai accennato o discusso in precedenza con il giovane poeta, il quale apparve ad entrambi come un ragazzino in preda al delirio e inconsapevole di ciò che aveva scritto loro.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le «Lettres du Voyant» di Arthur Rimbaud

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Informazioni tesi

  Autore: Michela Simonelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Federica Locatelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 51

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