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Esperienza di comunità: Presentazione di un progetto pilota nella Regione Lombardia rivolto a minori stranieri con problematiche psichiche e sociali nell'ambito dell'etnopsichiatria

Le psicopatologie maggiormente riscontrate nei fenomeni migratori

Lo studio della psicopatologia delle migrazioni avvenuta negli anni Cinquanta del secolo scorso, aiuta i professionisti del nostro secolo a creare una distinzione tra due categorie di migranti:
• i migranti di prima generazione: questo termine è riferito alle persone che hanno affrontato il viaggio dal loro paese d'origine fino al territorio in cui sono stati accolti;
• i migranti di seconda generazione: questa definizione viene riferito ai figli e ai nipoti dei migranti della prima generazione.

Questa prima distinzione viene effettuata in quanto le problematiche e le caratteristiche psicologiche dei migranti di seconda generazione sono differenti rispetto ai soggetti appartenenti alla prima generazione.

Attualmente, nonostante la difficoltà riscontrata nella classificazione, gli studiosi hanno tentato di classificare le varie psicopatologie dei migranti e il DSM IV – TR, pubblicato nel 2000, comprendeva solo 25 Sindromi Culturalmente Caratterizzate. Per Sindromi Culturalmente Caratterizzate ci “si riferisce a modalità ricorrenti, caratteristiche di certe regioni, di comportamento aberrante e di esperienza disturbante che possono essere o meno collegabili a qualche particolare categoria diagnostica del DSM-IV. Molte di queste modalità sono considerate anche localmente "malattie", o per lo meno fastidi, e molte hanno denominazioni locali”.

Lo psicoanalista Tobie Nathan, riflettendo sulla medicina occidentale, sostiene che l'uomo è caratterizzato da due elementi che hanno meccanismi simili: dalla psiche e dalla cultura. Di conseguenza, la psicopatologia occidentale è una psicopatologia strutturale, in quanto cerca di trovare, all'interno della vastità dei sintomi, delle categorie universali, senza tenere in considerazione la cultura d'appartenenza umana. Infatti, secondo questo autore, l'uomo è un essere specifico e culturalmente condizionato e organizzato, pertanto ritiene che, data la molteplice individualità culturale che un individuo può possedere, l'unica cosa che sia oggettivamente studiata sono i dispositivi terapeutici che il terapeuta possa utilizzare.

Attualmente la psicopatologia dei migranti di prima generazione è suddivisa in quattro grandi categorie, all'interno delle quali sono collocate “sindromi specifiche che derivano da anomale risposte individuali a problemi bio – psico – socio – culturali”.
Le categorie sono:
1. sindromi connesse alla perdita: questa tipologia di sindrome ha come caratteristica dei “sintomi psicologici e dei disturbi veri e propri derivanti da condizioni connesse con la localizzazione mentale di una doppia essenza cognitiva”. Perciò il migrante rimane idealmente ancorato alla propria terra d'origine, creando in lui un conflitto interno perché deve imparare le regole sociali del Paese in cui è stato accolto;
2. sindromi Culturalmente Caratterizzate: fanno parte di questa categorizzazione delle “modalità ricorrenti, caratteristiche di certe regioni, […] di esperienza disturbante che possono essere o meno collegabili a qualche particolare categoria diagnostica occidentale. Molte di queste modalità sono considerate anche localmente delle “malattie”, o per lo meno dei fastidi, e molte hanno denominazioni locali. A volte la stessa malattia viene chiamata in modi diversi in differenti parti del mondo. Sono “modalità di manifestarsi di un ethnos” diverso dal nostro”;
3. sindromi connesse al Processo Migratorio: questo gruppo di sindromi possono essere causate dal goal starving stress (stress da raggiungimento dello scopo). Esse consistono nella non realizzazione del progetto migratorio della persona, causando un forte disagio in lui. Questa difficoltà nella realizzazione del proprio “sogno”, può portare a una generazione di un disturbo psicosomatico (somatosi del migrante) o un disturbo psichiatrico. Inoltre i tempi e le modalità di manifestazione sono soggettive;
4. sindromi connesse alle violenze geo – politiche: questa categoria di sintomi mette il fenomeno migratorio in secondo piano e ha come caratteristica importante gli eventi che hanno causato un abuso fisico e psicologico che il migrante ha subito durante il suo percorso migratorio (guerre, genocidi, torture, campi di sterminio e di prigionia, etc.).

Per quanto riguarda le psicopatologie maggiormente riscontrate negli individui appartenenti alla seconda generazione sono:
• “disturbi dell'alimentazione
• interruzione degli studi
• precoce accesso all'uso di sostanze da strada
• anti – socialità caratteriale;
• episodi dissociativi;
• episodi di devianza;
• esclusione;
• labilità identitarie”.

Sul territorio italiano le sindromi Culturalmente Caratterizzate riscontrate maggiormente sono:
• “boufée delirante: interessa principalmente le popolazioni africane occidentali (rappresenta il 30 – 40% delle forme psicotiche in Africa), quelle di Haiti e di Cuba. Normalmente ha un'evoluzione benigna, ma può portare a delle complicanze. L'espressione del disturbo può essere causata da un evento insolito e traumatizzante. [Questo disturbo possiede una] sintomatologia polimorfa: allarme, agitazione, aggressività, delirio, sensazioni e intuizioni deliranti, allucinazioni, perplessità, in uno stato di coscienza lucido o oniroide. [Può manifestarsi con un] accesso delirante acuto, di solito circoscritto nel tempo, seguito, solitamente, da un ripristino della normalità; a volte il disturbo può divenir cronico. La spiegazione culturale che viene data per questo disturbo è […] l'influenzamento a distanza mediante mezzi magici quali la stregoneria o l'antropofagia;
• mal de Ojo: “Malocchio” nella nostra tradizione, è un concetto largamente diffuso nelle culture dell'anello mediterraneo. Originariamente era considerato un male che colpiva i bambini e le donne che avevano avuto figli di recente, successivamente con malocchio si è indicato un senso generico di negatività assunto perché “mandato” da terzi, in modo simile al comune maleficio. Quest'ultima variante è quella che si ritrova oggi comunemente. [I sintomi sono]: sonno irregolare, alterazioni della temperatura, debolezza, vomito, e febbre. Il termine è composto dalle parole “Male + occhio”: l'occhio nella tradizione è ritenuto strumento in grado non solo di catturare immagini ma anche di emettere potere sugli altri. Il malocchio si evidenzia con pratiche di indagine specifiche o dopo i suoi sintomi e viene eliminato con appositi rituali esorcistici, o con oggetti preventivi (talismani);
• dhat: termine diagnostico popolare usato in India per definire gravi preoccupazioni ansiose e ipocondriache associate a polluzioni, colorazione biancastra delle urine, sensazioni di debolezza e affaticamento. [È un] disturbo culturale diffuso in tutte le comunità del subcontinente indiano; è stato osservato anche tra i Sikh nel Punjab, tra i buddisti nello Sri Lanka e tra i lavoratori pakistani musulmani. Si riscontra prevalentemente in pazienti maschi, in età compresa tra i 15 e i 30 anni, quasi tutti celibi (o sposati da poco) e di basso livello socioeconomico. […] Il Dhat scompare dopo le nozze, “si cura con il matrimonio” e le terapie di purificazione tradizionale sono molto complesse e specifiche. Se male interpretato, può risultare molto difficile da curare: in alcuni casi, con l'aumentare della percezione dell'impurità, si possono raggiungere confini deliranti e alcuni immigrati si sono visti costretti a rientrare nei paesi d'origine;
• malattia del Fantasma: preoccupazione riguardante la morte o i defunti, talora associata a pratiche magiche. Molti sono i sintomi, tra cui: sogni angosciosi, astenia, sensazioni di pericolo, perdita di appetito, svenimenti, paura, allucinazioni, illusioni, confusione, sensazioni di soffocamento. La Sindrome del Fantasma si cura automaticamente con la fine del lutto. In caso di colpa o se la morte del congiunto è stata inaspettata o violenta, il lutto può complicarsi e gli individui non riescono a far sparire il Fantasma e le relative manifestazioni psichiche e subentra un generale senso di profonda paura e impurità. L'intervento terapeutico tradizionale [culturale] prevede riti e cerimonie eseguite da guaritori per contrastare le forze maligne, fumigazioni, riti catartici, sudorazioni e tecniche di purificazione simbolica;
• root – work: la traduzione è “lavoro di radici”, che tradotto indica comunemente la fattura, l'incantesimo. Secondo il DSM IV-TR il termine condensa un insieme di interpretazioni culturali che attribuiscono la malattia a fatture, magie, stregonerie o all'influenza malefica di qualche altra persona. Vasta gamma di sintomi a seconda delle culture (ansia generalizzata, svenimenti, confusione, astenia, vertigini, paura di essere assassinato o avvelenato). La classica sintomatologia afro-americana è rappresentata dagli avvelenamenti gastrointestinali (diarrea, crampi, vomito, morte). Le “terapie di contrasto” più usate per la fattura sono i rituali preventivi, i talismani, la preghiera.
• susto: tradotto significa “spavento”. La sindrome è diffusa tra i latino-americani, ma riscontrabile con diverse terminologie in differenti parti del mondo. In queste zone ha una incidenza maggiore sulle donne. È una malattia attribuita ad un evento terrorizzante. Nei giorni seguenti si presenteranno nel soggetto cambi di umore, malessere, alterazioni dell'appetito, insonnia, incubi, tristezza, mancanza di motivazione, bassa autostima e sintomi somatici come diarrea, mal di testa e mal di stomaco. I sintomi possono svilupparsi anche all'improvviso e a distanza di tempo dall'elemento spaventante. In certi casi si ritiene che possa portare alla morte. La cura, secondo l'approccio tradizionale [culturale], è il recupero dell'anima da parte di un guaritore tradizionale (curandero).
• zar: indica in Etiopia, Somalia, Egitto, Sudan, Iran, Nord Africa e Medio Oriente, l'esperienza di possessione spiritica di un individuo. Le persone possedute sono capaci di sperimentare episodi dissociativi profondi che possono manifestarsi con grida, risate insensate, testate contro il muro, o pianto. Esse possono altresì mostrare ossessioni e compulsioni, come se qualcun altro li costringesse a pensare e fare cose che non vorrebbero. Si dice che lo spirito parassita possiede il corpo trasformando il carattere dell'individuo. Altri sintomi sono: apatia o ritiro, rifiuto di mangiare o di svolgere i compiti quotidiani. La possessione viene curata tradizionalmente con un rituale di liberazione chiamato esorcismo, una lotta che il guaritore ingaggia contro lo spirito albergante per cacciarlo”.

Negli ultimi anni, nell'ambito dell'etnopsichiatria, si stanno formando di gruppi eterogenei di persone che parlano lingue e hanno culture differenti, per creare uno strumento etnopsichiatrico. In questo team fanno parte anche mediatori e interpreti che evidenziano le differenze culturali. Questo lavoro porta a un grande vantaggio, in quanto si cerca di produrre degli strumenti diagnostici che possa essere adattato a seconda della cultura dell'individuo che si ha davanti.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Esperienza di comunità: Presentazione di un progetto pilota nella Regione Lombardia rivolto a minori stranieri con problematiche psichiche e sociali nell'ambito dell'etnopsichiatria

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Informazioni tesi

  Autore: Davide Bregoli
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Daniela Bosetto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 115

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