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L'apertura internazionale del Cile dal 1990 al 2015

La politica estera di Michelle Bachelet (2006-2010)

Analizziamo adesso la politica estera, con particolare attenzione agli aspetti di integrazione e commercio, del governo della Concertazione che guidò il paese per quattro anni a partire dal 2006: il governo della Presidente Michelle Bachelet. Michelle Bachelet assunse il potere l’undici marzo del 2006 dopo aver vinto le elezioni presidenziali con il 53,49% dei voti al secondo turno elettorale del quindici gennaio dello stesso anno. Il suo oppositore sconfitto fu Sebastián Piñera, candidato della coalizione di centrodestra Alianza por Chile che ottenne il 46,51 % dei voti. L’elevato numero di voti assegnati alla Bachelet si giustificò in parte per la sua personale esperienza di vita: figlia di un militare morto per le torture inflittegli dagli aguzzini di Pinochet, lei stessa e la madre sperimentarono il carcere e le torture.

Agnostica con un passato nella sinistra radicale, separata e successivamente non risposata, madre di tre figli avuti da due coniugi differenti. Questo profilo inusuale rispetto a un consueto quadro familiare permise alla società cilena di aggiornare la vecchia immagine stereotipata che non corrisponde più alla realtà di migliaia di famiglie e delle donne cilene in particolare.

L’elezione di Michelle Bachelet come Presidente della Repubblica del Cile espresse allo stesso tempo una continuità politica e un grande cambio sociale nel paese. Continuità in quanto il governo fu nuovamente presieduto da una coalizione della Concertazione e novità perché per la prima volta nella storia del paese le cittadine e i cittadini cileni elessero una donna alla guida del paese. Questo risultato elettorale indicò una trasformazione significativa nell’orientamento del voto femminile in quanto storicamente le donne votavano partiti di destra. La neo Presidente scommise su un nuovo stile di fare politica, distante dalle tradizionali leadership dei partiti politici, che favorisse la parità di genere fra i propri collaboratori e promuovesse un governo più vicino ai cittadini. La scelta di eleggere nuovamente un governo della Concertazione di stampo socialista comportò una continuità anche in campo di politica estera, vennero mantenuti infatti gli stessi orientamenti e priorità programmatiche.

Tale politica estera poteva essere definita come progressista per i suoi valori e liberale per il suo modello di inserimento economico internazionale. Si trattava di una politica estera che metteva al centro i valori della democrazia, il rispetto dei diritti umani, il multilateralismo e la sicurezza umana, e allo stesso tempo promuoveva il libero commercio e l’apertura delle frontiere per il libero transito di beni, persone e servizi.

Durante il governo Bachelet si sono avuti due ministri degli esteri:
- Alejandro Foxley (2006-2009). Questi anni si caratterizzarono per la reiterazione della strategia utilizzata a partire dal 1990, il suo consolidamento e approfondimento, visto che le mete principali erano già state raggiunte. Venne posta enfasi su una visione ottimista della globalizzazione, del commercio, dei legami con Asia e Pacifico e i paesi affini (like minded countries);
- Mariano Fernández Amunátegui (2009-2010). In questo periodo si attuò un comportamento più proattivo e attento ai problemi latinoamericani e limitrofi, specialmente dopo che il paese assunse la presidenza dell’UNASUR.

L’esperienza di Fernández come ex ambasciatore negli Stati Uniti favorì ottime relazioni fra i due paesi e a partire dal novembre 2009 il governo Obama annunciò di voler negoziare con i paesi dell’Accordo Strategico Transpacifico P4 per ampliarne le basi regionali.
Il contesto internazionale degli anni del governo Bachelet era mutato rispetto agli anni precedenti. Il potere statunitense entró in una fase di declino dovuto all’impopolare campagna militare unilaterale in Iraq che si rivelò presto un insuccesso, inoltre la crisi finanziaria globale del 2007-2008 provocó un duro colpo all’economia nordamericana e consolidó l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese che da questo momento in poi ritorna (la Cina imperiale lo era stata durante l’etâ moderna) ad essere un attore di primo piano nel gioco di equilibrio dell’economia mondiale.

Le relazioni fra Washington e i paesi latinoamericani erano già entrate in una fase di relativo disimpegno politico a seguito dell’attentato terrorista dell’undici settembre e la guerra in Iraq del 2003. Gli Stati Uniti preferirono privilegiare la firma di accordi commerciali bilaterali con i paesi del Centroamerica e di fatto abbandonarono i negoziati con i paesi del Cono Sud che nel frattempo erano governati da giunte di sinistra più o meno radicali. Ciò portò all’abbandono e al conseguente fallimento del progetto ALCA nell’anno 2005. Solo con l’amministrazione Obama l’America Latina riacquista maggiore rilevanza nell’agenda nordamericana.

Nei confronti degli Stati Uniti si evidenziò un successo del governo dell’amministrazione Bachelet: la firma di un accordo con lo Stato della California stipulando convenzioni in differenti aree, aprì lo spazio a nuovi tipi di accordi commerciali. In questo quarto governo della Concertazione, come nei precedenti, la politica estera venne concepita come uno strumento indispensabile per la strategia di sviluppo del paese e in un documento redatto dalla DIRECON (Dirección General de las Relaciones Económicas Internacionales) vi è scritto che questa strategia era accompagnata da un concetto di “regionalismo realista” che sulla base degli elementi in comune che il paese aveva con gli altri Stati dell’America Latina privilegiava i progressi in temi di integrazione, identità e sintonia politica. Fra i principali successi in campo economico di questo governo si trovano i trattati di libero commercio con Giappone e Australia, il protocollo sul commercio dei servizi con il MERCOSUR e l’approfondimento degli accordi commerciali con Colombia, Cuba, Messico, Perù. Oltre i successi registrati in campo economico e commerciale con i paesi dell’America Latina, l’amministrazione Bachelet decise di concentrare i propri sforzi per migliorare la propria relazione politica con essi. Verso l’insieme dei paesi della regione si cercó di proiettare un’identitâ più o meno condivisa per affrontare congiuntamente i problemi transnazionali.

Il governo puntò al dialogo con questi paesi in ambiti di energia, difesa, educazione, cultura e migrazione. A questo proposito ricoprirono un ruolo importante tanto l’integrazione territoriale quanto lo scambio di comunicazioni. L’azione esterna del governo Bachelet partì dalla convinzione che per sradicare la povertà e raggiungere una maggiore giustizia ed equità sociale fossero necessari mercati aperti, integrati e affidabili, così come una regione stabile caratterizzata dalla certezza politica e giuridica e che difenda il benessere dei propri cittadini . Nell’ambito subregionale il paese si reintegró nella Comunità Andina di Nazioni come membro associato seppur con poche conseguenze pratiche, la Comunitâ infatti era giâ entrata in una situazione di stasi; mentre nell’ambito regionale il Cile partecipó come membro effettivo al progetto d’integrazione l’UNASUR, sorto dall’iniziativa della Comunitâ Sudamericana di Nazioni del 2004, e ne assunse la presidenza pro tempore dell’organismo nel suo primo anno di vita.
Nonostante la cooperazione politica con i paesi della regione sia fondamentale, le ragioni economiche per far sì che i paesi si integrino fra loro sono le più forti.

I paesi dell’America Latina, in particolare quelli del Cono Sud, rappresentano per il Cile un mercato privilegiato per le esportazioni di beni industriali, risorse naturali lavorate e servizi. A differenza degli altri mercati, sono fondamentali per ampliare il portafoglio di investimenti diretti, pertanto al fine di migliorare la trasformazione produttiva del Cile le relazioni economiche con la regione risultano di alta importanza. Si registrò anche una maggiore presenza delle piccole e medie imprese nel processo esportatore regionale. In questo cammino verso una regione più stabile e sicura le relazioni con i paesi vicini diventavano più che mai decisive e questo fu uno dei punti evidenziati dal governo Bachelet. Ricordiamoci che, in un’ottica cilena di ampio raggio, un Cono Sud forte e compatto è essenziale per una sua connessione e proiezione verso il Pacifico in primis, e poi con l’Europa.

Con l’Argentina si lavoró in temi di sicurezza e maggiore integrazione fino ad arrivare alla stipula di un nuovo Trattato di Integrazione e Cooperazione nel 2009. Le relazioni politiche con Bolivia e Perù, invece, non riuscirono a fare passi in avanti. Nei confronti della Bolivia si cercò di raggiungere un dialogo costruttivo basato sullo sviluppo di una mutua confidenza, ma non vennero raggiunti grandi risultati perché il tema marittimo rimase insoluto. Con il Perù furono fatti passi in avanti soprattutto nel campo commerciale poiché, dopo la richiesta del Perù di aprire un caso contro il Cile di fronte alla Corte dell’Aia, le relazioni politiche bilaterali si erano raffreddate. Per quanto riguarda le collaborazioni con altri paesi il governo Bachelet continuò la linea dei precedenti governi della Concertazione e optò per una partecipazione attiva in tutti gli organismi multilaterali. Oltre alla già menzionata presidenza cilena all’UNASUR, si ebbe un cileno come Segretario Generale dell’OSA (seppur in carica dal 2005). Nelle Nazioni Unite il paese si impegnó nella continuazione dell’impegno ad Haiti e l’attiva partecipazione negli Obiettivi dello Sviluppo del Millennio (MDGs Millennium Development Goals) del 2005. Il governo Bachelet mostrò un forte impegno con il libero commercio attraverso la OMC manifestando il desiderio di concludere il prima possibile la il Doha round, avvicinandosi ad aspetti che beneficiavano i paesi con economie in via di sviluppo. Infine fu proprio in ambito multilaterale che il governo Bachelet riuscì a portare a termine uno dei compiti importanti del paese in politica estera: accedere al Club dei paesi dell’OECD. Rispetto all’Asia Pacifico il Cile continuò nella propria partecipazione attiva al meccanismo APEC e iniziò a partecipare alle negoziazioni del TPP (Trans-Pacific Partnership) per ampliare l’accordo P4. Si continuò nelle negoziazioni bilaterali di accordi commerciali verso i paesi dell’Asia Pacifico ed entrarono in vigore gli accordi con India, Giappone e Australia. Infine durante gli anni del mandato della Bachelet la Repubblica Popolare Cinese divenne il primo partner commerciale del paese e la bilancia commerciale fu favorevole al Cile, complice l’aumento significativo del prezzo del rame a partire dal 2005.

Un ultimo punto, e non per questo meno importante, della politica estera del Presidente Bachelet fu lo sforzo di modernizzare il Ministero degli Esteri (o Cancelleria), che soffriva una crisi istituzionale dai tempi del ritorno alla democrazia. Si trattò di un tema importante perchp il “dove, come” di una strategia hanno un forte impatto sulla politica estera stessa, e non dimentichiamoci che la politica estera del Cile non dipende solamente dal Presidente della Repubblica. Uno dei compiti che spettò ai governi democratici della Concertazione fu adattare la Cancelleria alle nuove realtà del paese. La dittatura aveva allontanato i funzionari non allineati aprendo le porte della carriera diplomatica ai seguaci di Pinochet e creato una classe diplomatica con formazione spesso insufficiente. I diplomatici formatisi prima del 1990 non erano obbligati ad accedere all’Accademia Diplomatica Andrés Bello o di essere in possesso di un titolo o laurea universitaria. Durante la transizione cilena i temi pendenti all’interno del Ministero vennero affrontati attraverso un processo chiuso di negoziazioni fra élite che portò come risultato il mantenimento di alcuni degli elementi precedenti. Di fronte a questa realtà le autorità preferirono rimandare il problema e concentrarsi nel rafforzamento della direzione economica (DIRECON) dotata di una struttura più flessibile e aperta alle influenza esterne, che agiva nel piano commerciale internazionale del paese. La formazione dei funzionari diplomatici influenza direttamente la politica estera di ciascun paese nel corso della storia. Esaminando la diplomazia cilena degli ultimi cinquant’anni, Heraldo Muñoz parla di stile “civile-pragmatico” a partire dagli anni cinquanta fino al 1973, dove si registró un’enfasi nel diritto internazionale, il riconoscimento pratico delle realtà del potere mondiale e la preponderanza dei diplomatici di carriera e funzionari civili nella gestione della politica estera.

Nel 1973 si entró in una nuova fase e venne introdotto lo stile “pretoriano-ideologico” che si distinse per una visione anticomunista del mondo imposta dalle forze armate, l’utilizzo di canali personali-diretti a scapito del ruolo del Ministero e il meccanismo del confronto aperto al posto di quello della negoziazione. In questa fase le forze armate ricoprirono un ruolo cruciale e si iniziò a valorizzare maggiormente la dimensione economica nei lineamenti della politica estera. Con il ritorno alla democrazia si entrò in una nuova fase dove riapparvero gli elementi di stile civile-pragmatico e fu nel piano economico-commerciale dove agirono gli elementi più pragmatici di tale politica estera. Sul governo Bachelet ricadde allora il tema pendente della modernizzazione del Ministero degli Esteri e di quello della Difesa. In entrambi gli apparati non erano stati prodotti cambi significativi per approcciare una politica estera più complessa e multisettoriale. Spettó a questo governo avviare la riforma delle strutture dell’apparato statale per aggiornarne le funzioni. Si dovette porre rimedio al paradosso di un paese altamente internazionalizzato, ma con strutture burocratiche che non venivano modernizzate da decenni.

L’amministrazione Bachelet intraprese una serie di iniziative volte alla modernizzazione di queste strutture: un progetto di riforma istituzionale, il miglioramento dell’attenzione consolare e della gestione amministrativa e infine diversi progetti di sviluppo tecnologico. All’interno del progetto di legge per la modernizzazione del Ministero degli Esteri vennero stabiliti cambi strutturali e di organizzazione quali la creazione della Sottosegreteria del commercio che stabilisce i delegati ministeriali nelle regioni, i quali coordinano le attività di carattere internazionale pertinenti. In questi anni venne anche rinnovata la griglia curriculare e i programmi di studio forniti dall’Accademia Diplomatica: vennero incorporati nuovi temi internazionali quali cambio climatico; scienza, tecnologia e innovazione; crisi internazionale; trattato antartico ecc.., per rendere i futuri diplomatici maggiormente capaci di affrontare le sfide attuali del paese.

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L'apertura internazionale del Cile dal 1990 al 2015

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Mazzuca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Maria Rosaria Stabili
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 178

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