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L'Esdebitazione

Il reclamo contro il decreto di esdebitazione. Termini e legittimazione

Si è analizzato come il provvedimento di esdebitazione sortisca degli effetti rilevanti su una molteplicità di soggetti coinvolti. In questa sede bisogna valutare i meccanismi d’impugnazione disposti dal Legislatore per consentire a tutti i soggetti che ne sono interessati, di tutelare la propria sfera giuridica. A tal proposito l’art. 143 l. fall., ultimo comma, disciplina la procedura di reclamo.

Come visto in precedenza, dunque, il Tribunale fallimentare può emettere un provvedimento di rigetto o di accoglimento del ricorso proposto dal debitore. È evidente come un simile provvedimento esiga un’accentuata stabilità degli effetti che produce, sottraendosi alla regola della revocabilità e modificabilità in ogni tempo. Questo per dire che il beneficio dell’esdebitazione, una volta concesso, non può essere revocato. In qualità di provvedimento idoneo a produrre cosa giudicata, dunque, gli effetti del decreto non possono prodursi nell’immediato a seguito del provvedimento di primo grado, ma occorre che questo passi in giudicato. Prima di sortire i suoi effetti sarà necessario che il provvedimento non sia più impugnabile, ovvero che siano decorsi i termini per le impugnazioni esperibili oppure siano state già rigettate.

Il decreto di esdebitazione può essere soggetto ad impugnazione, indifferentemente dalla sua inclusione nel provvedimento di chiusura del fallimento. La norma in questione prevede come unico mezzo d’impugnazione il reclamo, ex art. 26 l. fall., da sottoporre al vaglio della corte d’appello. Si prevede che i soggetti legittimati al reclamo siano il debitore, i creditori non integralmente soddisfatti, il pubblico ministero e qualunque altro interessato. Si ritiene che qualora l’esdebitazione fosse stata concessa sarebbero legittimati al reclamo i creditori non integralmente soddisfatti, il pubblico ministero e qualsiasi terzo che vanti un diritto dipendente da quello del creditore. Al contrario, qualora questa fosse stata negata, la legittimazione ricadrà in capo al fallito, i suoi eredi, compresi il coniuge e i figli. È da considerare la legittimazione del pubblico ministero al reclamo, che non è titolare di interessi patrimoniali individuali. L’intento del Legislatore può ritenersi quello di attribuire a questo l’iniziativa del riesame, a causa di eventuali irregolarità nel rispetto delle condizioni valide per la concessione del beneficio che vadano a discapito dei creditori. Per cui è da ritenere che questi possa reclamare in caso di accoglimento del ricorso, a tutela di un generico interesse pubblico.

Gli altri interessati, nominati dalla norma in esame, sono da ricondurre ai coobbligati, fideiussori e obbligati in via di regresso. Soggetti che, a seguito dell’esdebitazione, rimarranno obbligati per intero nei confronti dei creditori. Si ritengono da includere in questa categoria anche i creditori concorsuali non concorrenti e quelli esclusi dal passivo. Rimane da chiedersi se tra gli altri interessati siano da comprendere il curatore e il comitato dei creditori. La risposta negativa appare preferibile poiché nessuna delle due figure ha interessi individuali rilevanti in merito e, soprattutto, perché essi sono organi decaduti in precedenza.

L’art 26 l. fall afferma che il reclamo si propone alla corte d’appello nel termine di dieci giorni. Questo termine s’intende decorrente dalla data di notificazione, qualora gli interessati al reclamo fossero il debitore o i creditori non integralmente soddisfatti. Per gli altri interessati si ritiene che il termine sia da calcolare a partire dalla data di pubblicazione del decreto di chiusura del fallimento. Per il pubblico ministero, visto che niente è scritto in merito, pare valga la data di comunicazione da parte della cancelleria, ai sensi dell’art. 740 c.p.c. Oltre questo termine, definito breve, il legislatore ne ha disposto uno successivo di novanta giorni, denominato lungo, che decorre dal deposito del provvedimento in cancelleria. Tutti i legittimati, oltre il termine lungo non potranno proporre reclamo.

Il reclamo andrà notificato dall’istante, ai controinteressati e al curatore entro i cinque giorni successivi alla comunicazione del decreto che fissa la data dell’udienza. I controinteressati, invece, dovranno costituirsi entro i cinque giorni precedenti l’udienza, depositando in cancelleria le proprie difese. Il procedimento di reclamo si svolge davanti alla corte d’appello in camera di consiglio, la quale assumerà i mezzi di prova necessari e, qualora fosse opportuno, provvederà a una nuova audizione del curatore, dei creditori, nonché del fallito. Il procedimento di reclamo si conclude con decreto motivato, con il quale il collegio può confermare il decreto d’esdebitazione, oltre che modificarlo o revocarlo.

Sembra evidente che un’eventuale pronuncia di revoca riguarderebbe la totalità dei creditori, e non solo il reclamante. Ai sensi dell’art. 111 l. fall., al decreto della corte d’appello è possibile ricorrere in Corte di Cassazione per violazione di legge, in quanto trattasi di provvedimento decisorio avente contenuto di sentenza, suscettibile di giudicato.
Pare logico che il Legislatore abbia voluto dare modo alle parti interessate, di proporre le proprie opposizioni in virtù dei propri diritti, istituendo una procedura lineare e snella. Nel seguito dello scritto si affronteranno le problematiche d’applicazione nella fase dell’introduzione dell’esdebitazione, cercando di individuare eventuali punti di debolezza dell’istituto in esame.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'Esdebitazione

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Informazioni tesi

  Autore: Cristiano Ciccone
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Federico Briolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 111

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