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Mondo Padano 3.0

Fatti e opinioni

C'è invece chi ha pretese di giornalista libero e indipendente. C'è chi non le ha, si accontenta di frequentare i potenti. Se una persona non ha una faccia e una reputazione non ha paura di perderla. Ci sono persone che hanno una reputazione abusiva e tendono a mantenerla. Matrix e Ballarò sono la versione “di sinistra” di Porta a Porta. Queste trasmissioni parlano delle cose ma senza parlarne. Cioè? I conduttori lanciano il tema, inizia il dibattito, ognuno dice la sua. Solitamente ci sono tre politici di destra e tre di sinistra. Tutti quanti per esempio prima di parlare di un processo dicono “premetto che non conosco le carte del processo”. Sembra che siano stati invitati apposta senza essere preparati sull'argomento.

Nel caso di una sentenza basterebbe tirare fuori un documento che comprovi quella sentenza e il dibattito finirebbe subito. Mentre spesso si tende a parlare di un processo (ad esempio) dicendo “secondo me è andata così”. Ma confondere un fatto con un opinione è la cosa più “disinformativa” che esista. Come una partita di calcio: nessuno si sognerebbe di dire “secondo me la partita è finita 1-0”. “Secondo me è finita 3-2”. Molti fatti non lasciano spazio a opinioni.

Mentre nei dibattiti spesso lo si fa: un processo ha una sentenza ed è quella. Non si dovrebbero organizzare dibattiti per contestare come è finito un processo (altra cosa è discutere se quella sentenza è giusta o no) basterebbe un documento che mettesse fine a questo tipo di disinformazione. Quando un vigile ci fa una multa per divieto di sosta non si può dire “secondo me non era divieto di sosta”. Quando Valentino Rossi fece un messaggio a reti unificate per spiegare il suo coinvolgimento in una presunta evasione fiscale i media si giustificarono dicendo “abbiamo dato la versione della guardia di finanza e quella di Valentino Rossi”.

Ma secondo questo assurdo principio di diritto di replica ogni mafioso che la polizia arresta dovrebbe potersi giustificare in TV o sui giornali dicendo la sua? E' giusto che Valentino Rossi si difenda ma con un giornalista che conosca le carte e sappia valutare se e quando l'intervistato mente. La par condicio tra verità e bugie, tra opinioni e fatti: se dico la verità in TV devo avere un altro che dice una bugia altrimenti manca la par condicio. Sembra una barzelletta ma succede proprio così. Spesso ai dibattiti si vedono due esponenti di schieramenti opposti che dicono due dati diversi (ad esempio sul tasso di disoccupazione). E non c'è mai il conduttore che dice chi ha ragione, oppure se entrambi non dicono il dato esatto.

Alla fine la gente sceglie il dato che preferisce ma in realtà non sa il dato esatto. E questo è grave. Altra tecnica di disinformazione: attaccare chi dice i dati corretti e da le informazioni giuste. Faccio un esempio. Un giornalista fece l'elenco dei mafiosi che un politico ammise di conoscere davanti a quello stesso politico. Quest'ultimo non rispose nel merito del discorso ma disse una cosa che non c'entrava nulla: iniziò a polemizzare sullo stipendio del conduttore della trasmissione. Questo tipo di atteggiamento in TV funziona benissimo perchè un ascoltatore arriva a pensare: “Quello frequenterà anche mafiosi... ma intanto hai visto quanto guadagna quel conduttore?!”. Altro esempio. Un giornalista criticò il ministro della giustizia qualche anno fa elencando le amicizie presunte mafiose che esso era accusato di avere frequentato. Una compagna di partito del ministro, quando un suo oppositore chiese spiegazioni sulle frequentazioni del ministro, disse “Quel giornalista non ci piace” liquidando la discussione. Come se il fatto che quel giornalista piacesse o no alla politica centrasse con quello che aveva scritto nell'articolo.

Altre scuse usate per non dare le notizie è “la violazione della privacy” e la “fuga di notizie”. In linea teorica in qualche caso sono da tenere conto ma si capisce bene quando vanno utilizzate e quando no. Il segreto istruttorio è stato abolito nel 1980. Esso garantiva che i magistrati indagassero per anni all'insaputa totale dell'opinione pubblica.

Nel 1989 il nuovo codice stabilisce che l'opinione pubblica deve essere informata delle indagini. Sono atti che finiscono nelle mani degli avvocati e degli indagati che poi finiscono sui giornali. Ed è tutto lecito. Ma perchè si parla di una cosa che non c'è più (quando certi politici urlano al segreto istruttorio)? Questa è un'altra tecnica di disinformazione, “un'arma di distrazione di massa”. Perchè così si parla di una cosa che non esiste invece di parlare del contenuto dell'indagine. Purtroppo si è sempre più assuefatti da questo sistema dell'informazione che è costruito spesso a sua immagine e somiglianza e portati a guardare al contenitore e non al contenuto, al dito e non alla luna, alla forma e non alla sostanza delle cose.

Per esempio nella “bufera intercettazioni” non si guardava più al contenuto delle intercettazioni stesse ma al fatto che esse erano considerate uno strumento orrido, quasi “disumano” per indagare e informare. L'intercettazione è come una macchina fotografica che racconta la realtà alla gente. Venne proposta una legge che impediva di pubblicare non solo gli atti segreti ma nemmeno quelli pubblici. E se il mio vicino di casa è indagato per pedofilia? Continuerò a dagli i miei bambini quando vado a fare la spesa se non so che è sotto processo per pedofilia. Lo saprò ormai a processo finito. La legge che si sarebbe dovuta approvare nel 2007 prevedeva una multa di centomila euro a chi pubblicasse atti giudiziari pubblici. Sono una cifra proibitiva per un giornalista che deve mettere sul tavolo centomila euro ogni volta che pubblica un articolo. Ma un editore si. E li potrebbe pagare anche più volte. Deciderà quali atti pubblicare e quali no a seconda della convenienza. E se solo pochi si possono permettere di pubblicare certi atti i ricatti arriveranno a pioggia.

Se tutti i giornali sono liberi di pubblicare atti nessuno può essere sottoposto a ricatto poiché se un giornale non pubblica certi atti perchè ha ricevuto un “premio” per non pubblicarle è stato inutile: le pubblicherà un altro giornale. Ma se questa libertà viene meno, i ricatti affiorano. Fortunatamente quella legge non fu approvata. E' ormai difficilissimo muoversi in questa disinformazione di massa perchè hanno raffinato tecniche impossibili da codificare. Quando raccontano che a Bari ci furono 100.000 intercettazioni contro un solo politico. Ma nessuno che sia andato a verificare quante fossero davvero le persone intercettate: in realtà erano 15 persone. Queste 15 persone formavano 100.000 contatti (intesi come numero di frasi intercettate per alcuni mesi di queste 15 persone). Ma tutta Italia capì che 100.000 persone furono intercettate. Hanno fatto credere a milioni di persone cose che non esistono: e i dati inesatti sono un altro punto dolente dell'informazione in Italia.

Infatti un dato esatto ma non contestualizzato correttamente può far nascere equivoci colossali. Continuando con l'esempio delle intercettazioni, ci hanno fatto credere che sono troppe (in realtà sono dalle 6 alle 10.000 all'anno e ogni hanno si fanno 3 milioni di processi con 3 milioni di imputanti quindi un numero ridicolo di persone intercettate). Alcuni giornalisti vorrebbero fare il cosiddetto “giornalismo di riassunto” ossia, continuando con l'esempio, se ho un intercettazione faccio un riassunto. Ma se ho un'intercettazione perchè dovrei fare un riassunto? Magari metto qualcosa che mi ha colpito nel riassunto ma che non è importante ai fini dell'accaduto. I cittadini hanno il diritto di sapere cosa c'è in quell'intercettazione senza che il giornalista si arroghi il diritto di raccontare con parole sue quando ha le parole dei protagonisti del fatto? Perchè il riassunto dovrebbe essere meglio del testuale? Hanno passato anni a cercare di scoprire se Pacini Battaglia (un banchiere coinvolto in “Mani Pulite”) avesse detto che Di Pietro (il magistrato che indagava su di lui) l'avesse “sbancato”, “sbiancato” o “stancato”.

Questo brano è tratto dalla tesi:

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Busi
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Graphic Design
  Facoltà: Graphic Design
  Corso: Graphic Design
  Relatore: Federico Badinelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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