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Marine Strategy: Descrittore 10 - Rifiuti Marini. Quantificazione di microplastiche nella specie sentinella Mullus barbatus

Destino delle microplastiche: effetti sull’uomo

Il potenziale impatto delle MP e delle nanoplastiche sulla salute dell’uomo è ancora oggi poco noto. Con informazioni limitate relative al tasso di degradazione e frammentazione e al rilascio di contaminanti, risulta impossibile stimare il rischio cumulativo di un’esposizione cronica alle plastiche e ai loro additivi. Rigorosi standard regolano le sostanze a contatto con gli alimenti in termini di migrazione verso questi ma non è chiaro come tutto ciò possa offrire protezione una volta che le plastiche sono scaricate nell’ambiente (EFSA). Un primo step utile a tal fine è rappresentato dalla determinazione dei composti chimici pericolosi attualmente presenti nel corpo umano; il biomonitoraggio può portare dunque ad una misura integrata dell’esposizione individuale a molteplici sorgenti (Sexton et al. 2004).

Ad oggi il più omnicomprensivo programma di biomonitoraggio umano è rappresentato dall’ NHANES (National Health and Nutrition Examination Survey) attuato negli USA il quale riporta molti composti chimici associati all’uso e alla produzione di plastiche incluso i già citati Bisfenolo A, ftalati, stirene e ritardanti di fiamma bromurati. Come per gli organismi marini, i possibili impatti delle MP sull’uomo derivano dal cocktail chimico in esse presenti; Lithner et al. (2011) hanno stilato una classifica del rischio di ciascun polimero plastico basato sulla loro composizione chimica. Dalla tabella 3 è possibile risalire al relativo punteggio (maggiore è il numero, maggiore è il rischio stimato) per i principali polimeri rinvenuti nelle MP marine.

Bisogna specificare che il rischio associato non è legato al polimero stesso ma al rilascio delle sostanze durante il ciclo di vita dei prodotti, dalla produzione al conferimento in discarica o nell’ambiente. Un grosso limite a questo approccio, fatto notare dagli autori stessi, è la scarsa disponibilità di dati relativi a sostanze sospettate di essere distruttori endocrini; nonostante ciò, lo studio di Lithner et al. (2011) rappresenta un ottimo tentativo di identificazione dei polimeri che possono causare danni all’ambiente e all’uomo. In termini di rischio per la salute umana, le MP possono accumularsi e risalire la catena alimentare fino a giungere a specie animali consumate dall’uomo (pesci, molluschi, crostacei).

Fortunatamente la maggior parte di MP rinvenute nei prodotti ittici si trovano nel tratto intestinale che generalmente non viene consumato dall’uomo, fatta eccezione per i molluschi, mitili e crostacei. Ad oggi non esistono evidenze su effetti biologici delle MP marine e terrestri ingerite dall’uomo attraverso l’alimentazione né evidenze sulla traslocazione all’interno del corpo umano. Volkheimer ha studiato approfonditamente l’assorbimento di MP per ingestione notando come le particelle inerti di diametro di 150 micron per mezzo di trasporti passivi riescano a oltrepassare specifiche aree dell’epitelio intestinale dove è presente un singolo strato di cellule e giungere nel sangue e nella linfa in pochi minuti.

Dal sangue le MP inerti e di dimensioni relativamente grandi passano quindi nell’urina o nelle feci dove possono essere escrete. Relativamente alle particelle di più piccole dimensioni (nel range nei nano e pochi micrometri), l’assorbimento nel tratto digerente avviene per pinocitosi e fagocitosi vescicolare. Non vi è però una dipendenza diretta tra dimensioni delle particelle e percentuale di assorbimento poiché altri fattori influenzano il fenomeno (carica superficiale, idrofilicità) e stato fisiologico del soggetto.

Una volta giunte nei sistemi circolatori, prima di essere escrete, le MP potrebbero adsorbire macromolecole come le proteine e i lipidi andando così a modificarne il comportamento e la tossicità, traslocare nei diversi organi e tessuti con i meccanismi già citati a livello intestinale e accumularsi nei lisosomi e interferire con la morte programmata delle cellule (Fruijter-Polloth, 2012). In teoria tutti gli organi sono a rischio per un’esposizione cronica di nanoplastiche (Garret et al. 2012) prima che vengano escrete, compresa la distribuzione nel feto.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Marine Strategy: Descrittore 10 - Rifiuti Marini. Quantificazione di microplastiche nella specie sentinella Mullus barbatus

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Informazioni tesi

  Autore: Manuela Piccardo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi del Salento
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze Ambientali
  Relatore: Antonio Terlizzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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