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La religiosità di C.S. Lewis in ''The Narnia Chronicles''

Dopo la conversione

In seguito alla morte del padre, avvenuta il 25 settembre 1929, Lewis aveva deciso di vendere la casa di Belfast e acquistare una nuova abitazione nei sobborghi di Oxford, The Kilns, che rimase la sua dimora per il resto della sua vita. Qui si stabilirono anche la signora Moore e la figlia Maureen. Più tardi, nel 1932, venne ad abitarci anche il fratello di Clive, Warnie, dopo il suo congedo dalla vita militare.
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Egli decise di raccontare il suo percorso di ritorno alla fede attraverso un romanzo di genere fantastico, utilizzando il linguaggio dell’allegoria. Nasce così la sua prima opera letteraria, pubblicata all’inizio del 1933, dedicata al suo primo amico Arthur Greeves, dal titolo The Pilgrim’s Regress. Il titolo alludeva esplicitamente ad un’opera classica della letteratura spirituale anglicana, The Pilgrim’s Progress (1678-1684) di J. Bunyan, un romanzo allegorico che descriveva le peripezie e gli incontri di un pellegrino cristiano nel suo viaggio dalla Città della Distruzione alla Città Celeste.

In The Pilgrim’s Regress Lewis narra di un ragazzo di nome John che abita nel paese di Puritania, un chiaro riferimento al proprio paese d’origine, l’Ulster. Costui parte alla ricerca di un’isola che ricordava di aver avvistato da bambino e che era rimasta sempre nei suoi pensieri. Attraversa, quindi, varie contee, i cui nomi si riferiscono a varie forme di pensiero o di stile di vita (Superbia, Ignoranza, Hegeliana, Dialettica, ecc.) e che gli si presentano come opzioni alternative alla sua ricerca dell’isola. Nel percorso è sostenuto dalla Ragione che lo aiuta a sciogliere i suoi dubbi. Il viaggio si interrompe sul fondo di un canyon che John non riesce a superare con le sue sole forze, quindi è costretto a chiedere aiuto e la sua richiesta si trasforma in preghiera. Un Uomo arriva in suo soccorso e John riesce così a raggiungere l’isola. Si accorge però che l’isola non era altro che l’arco di montagne che poteva vedere dalla sua casa; “l’isola c’era sempre stata ed era stata nel suo orizzonte ogni giorno, soltanto che lui non riusciva a vederla. I suoi occhi e il suo cuore si sono ora aperti e al pellegrino non resta che tornare, del tutto cambiato, al punto di partenza, a casa”.
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In questo periodo, Lewis rivolse la sua attenzione alle forme metriche medievali, sostenendo che fosse possibile realizzare componimenti con tale stile, pur scrivendo in inglese contemporaneo. Egli raccolse queste sue teorie nel saggio del 1935 The Alliterative Metre (in seguito inserito nella raccolta Selected Literary Essays, curata da W. Hooper), accompagnato anche da alcune sue composizioni originali con questa particolare metrica. Tra queste troviamo il poema di 122 versi The Planets, in cui egli introduceva tematiche che saranno poi sviluppate più tardi, con la stesura di The Chronicles of Narnia.

Nel 1936 venne pubblicato The Allegory of Love, un altro saggio sulla tradizione medievale, a cui Lewis stava lavorando da tempo, che comprendeva la traduzione in Middle English, curata da lui stesso, di una serie di poesie medievali in latino e francese, con l’aggiunta di alcune sue composizioni originali. In questo testo egli sottolinea che l’allegoria non appartiene solo all’uomo del Medio Evo, ma all’uomo in quanto tale. L’allegoria è quindi una rappresentazione della realtà che utilizza immagini che evocano all’individuo situazioni e sensazioni.

Successivamente Lewis e Tolkien si lanciarono vicendevolmente una sorta di sfida relativa alla composizione di due racconti fantastici. Da buoni amici, pensarono di dividersi l’ambientazione delle loro opere: “Tolkien si sarebbe dedicato a un fantastico lontano nel tempo, mentre Lewis avrebbe rivolto la propria attenzione al lontano nello spazio”. Entrambi risposero alla sfida con una trilogia: Tolkien con The Hobbit (1936), The Lord of the Rings (1954-55) e The Silmarillion (1977); Lewis con Out of the Silent Planet (1938), Perelandra (1943) e That Hideous Strength (1945).

Nella sua trilogia Lewis sviluppa temi filosofici e teologici di cui spesso aveva discusso con il gruppo degli Inklings, inserendoli all’interno di un racconto fantascientifico così da renderli più comprensibili al grande pubblico, in modo da contrastare quelle ideologie disumane che stavano prendendo piede all’epoca. Molti di questi spunti saranno ripresi anche nei sette libri che costituiscono il ciclo The Chronicles of Narnia.
Il protagonista è il professore Elwin Ransom, un filologo, come Tolkien, docente universitario a Cambridge. Il nome Elwin deriva dall’antico sassone (lingua amata da Tolkien) Aelfwine, che significa “amico degli elfi”.

Out of the Silent Planet è stato dedicato da Lewis al fratello Warnie, definito “studioso per tutta la vita della storia, dello spazio e del tempo”. In questo romanzo il professor Edward Weston, uno scienziato che ha progettato e realizzato un’astronave per raggiungere Marte, e Dick Devine, un parlamentare, interessato alla colonizzazione degli altri pianeti per questioni economiche, sperano di aver trovato un modo per ottenere gloria e ricchezze attraverso i viaggi nello spazio. Per Lewis, Weston rappresenta un uso improprio della scienza, non finalizzata alla ricerca della Verità, ma alla distruzione dell’uomo per soddisfare la brama di potere.
[…]
In Perelandra (chiamato Voyage to Venus in edizioni successive) Lewis affronta il problema della tentazione per la natura umana, che è esposta alle seduzioni del male. Questa volta lo scontro tra Elwin Ransom e Edward Weston si svolge sul pianeta Venere, qui chiamato Perelandra.

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La trilogia si conclude con That Hideous Strength: A Modern Fairy-Tale for Grown-Ups, dedicato da Lewis, per la prima volta a una donna, Jane McNeil, un’amica d’infanzia di Belfast, figlia del preside del Campbell College. Questa volta la storia si svolge interamente sulla Terra, attingendo al mondo delle antiche leggende.
Dick Devine, diventato nel frattempo Lord Feverstone, è a capo di un’organizzazione, il N.I.C.E. (National Institute of Co-ordinated Experiments), formata da tecnocrati e ricercatori, che sta sviluppando un progetto totalitario di controllo sociale e individuale attraverso tecnologie avanzate.

Mark Studdock, docente di sociologia presso l’Università di Edgestow, nei cui boschi sorgono le rovine del Pozzo di Merlino, è attirato dai progetti del N.I.C.E. e decide quindi di collaborare con esso. La moglie Jane, che ha avuto una serie di inquietanti incubi, in realtà visioni di fatti di cronaca, non ne condivide le aspirazioni (tra l’altro, il loro matrimonio si sta deteriorando) e perciò si avvicina al professor Elwin Ransom, che nel College di St. Anne guida una piccola comunità che si batte in difesa di Dio e degli uomini, contro la più insidiosa delle idolatrie: la pretesa di sostituire Dio con altro.
Ransom, nelle cui vene scorre il sangue di Re Artù, scopre di essere anche il Re Pescatore, il custode del Santo Graal. A questo punto la piccola comunità di St. Anne diventa una moderna visione dei Cavalieri della Tavola Rotonda, a cui Jane decide di unirsi. Il gruppo riesce a ritrovare il luogo in cui riposa Merlino, vittima di un incantesimo.

Contemporaneamente anche il N.I.C.E. è in cerca di Merlino per sfruttarne i poteri magici; infatti, l’organizzazione è ispirata dall’Oyarsa Oscuro menzionato in Out of the Silent Planet.
Intanto Merlino, risvegliatosi dopo molto tempo, fugge fino a St. Anne e mette al servizio del bene un’arcaica conoscenza che gli uomini hanno dimenticato e che proviene dall’antico reame di Numinor (un chiaro riferimento a Tolkien: in The Silmarillion, Nùmenor è il nome di un’isola da dove prende origine la stirpe di Aragorn, il Re che torna, come Artù).
Dopo una nuova serie di eventi misteriosi, preceduti da inquietanti incubi e visioni da parte di Jane, Ransom arriva alla conclusione che ci sono forze sataniche dietro al N.I.C.E. e che Merlino deve essere a sua volta posseduto dalle potenze angeliche, gli Oyéresu, che guidano i pianeti del Sistema Solare.

La Terra era stata a lungo in quarantena e nessuna creatura angelica poteva entrare o uscire da essa, ma, dopo i viaggi di Weston e Devine su Malacandra e Perelandra, la legge divina è infranta e gli Oyéresu possono raggiungere la Terra. Gli Oyéresu di Malacandra (Marte), Perelandra (Venere), Viritrilbia (Mercurio), Lurga (Saturno) e Glundandra (Giove) scendono su St. Anne e prendono il controllo di Merlino, che si presenta alla sede del N.I.C.E., scaglia sui membri dell’istituto una maledizione, libera i molti animali su cui il N.I.C.E. stava conducendo esperimenti e aiuta Mark a fuggire, mandandolo a St. Anne, mentre Lord Feverstone viene inghiottito dalla terra.

Ransom, con l’aiuto di Merlino, riesce così a fermare l’avanzata del Male. Il marito di Jane, grazie a lei, viene sottratto all’influenza negativa del N.I.C.E. e i due si riconciliano sotto la benedizione dell’Oyarsa di Venere, mentre Ransom viene riportato su Perelandra, dove vivrà fino alla fine dei tempi nella pace insieme ad altri grandi eroi e profeti (Enoc, Elia, Melchisedec, Mosè e Re Artù). Merlino sparisce dal mondo, in attesa dei tempi propizi in cui tornare ad affiancare Re Artù. Termina così questa importante trilogia, i cui temi principali, come già detto, saranno ripresi anche nel ciclo The Chronicles of Narnia.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La religiosità di C.S. Lewis in ''The Narnia Chronicles''

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Informazioni tesi

  Autore: Michela Marinelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Moderne
  Relatore: Elisabetta Marino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 97

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