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Il Transfer Pricing e il caso Dolce e Gabbana

La trasparenza fiscale internazionale

Nel mese di aprile dell’anno 2016, il segretario generale dell’OCSE ha presentato al G20 una relazione in merito alla trasparenza fiscale internazionale ed alle nuove possibili proposte d’azione. Questo è accaduto, poiché, i crimini finanziari legati all’evasione del fisco, danneggiano la comunità e quindi il rapporto pubblicato dall’OCSE, poggia i propri fondamenti sulla comunicazione e la trasparenza da parte dei contribuenti.

Oramai, appare indispensabile concentrare gli sforzi nella promozione e nel miglioramento della cooperazione transfrontaliero, al fine di combattere le frodi finanziarie e fiscali. Nella Fase 1, l’OCSE ha elaborato una serie di standard per lo scambio di informazioni su richiesta e come è già stato anticipato in precedenza, ha accettato i CRS fornendo la possibilità di uno scambio automatico di informazioni riguardo ai conti finanziari tra le singole Autorità fiscali. La Fase 2, consisteva invece, nella valutazione delle giurisdizioni in base ad una serie di termini compresi i requisiti sulla disponibilità delle informazioni in relazione alla proprietà effettiva o “beneficial ownership”. Chiariamo adesso, cosa si intende per beneficial ownership, termine ricorrente nella relzione OCSE.

Una delle modifiche più apprezzate del primo progetto era l’introduzione di una definizione in positivo di beneficial owner, seppur alquanto generica. La seconda bozza ha mantenuto tale definizione, apportando solo alcune modifiche formali, vale a dire che il percettore del reddito è considerato il beneficial owner di tale introito. Le due modifiche introdotte nel secondo draft riguardano l’elisione dell’aggettivo full con riferimento al diritto di utilizzare e di beneficiare del reddito, e l’aggiunta della particella on dopo il verbo pass. Quest’ultima modifica appare volta a meglio rendere l’idea del trasferimento “fisico” del reddito, anche se il draft non fornisce spiegazioni in merito. Gli standard sviluppati sono solidi e prendono spunto dalla FATF (Financial Action Task Force) che affronta i rischi da parte degli intermediari finanziari ed anche da parte di altri fornitori di servizi.

La fonte della definizione del termine, si è dimostrata essere, sia nella prassi, che nella giurisprudenza internazionale, uno degli aspetti fondamentali per poter interpretare il concetto di beneficial ownership. Attualmente, nelle situazioni più comuni, soprattutto nelle s.r.l. di minori dimensioni con utili non particolarmente elevati, il regime di trasparenza consente un vantaggio in termini di imposizione fiscale, mentre in realtà di maggiori dimensioni, generalmente può portare ad una maggiore tassazione. Regole di trasparenza volontaria possono integrare i regimi obbligatori di comunicazione e portare dei vantaggi in termini di minore invasività e durata dei controlli ed anche di migliore indirizzo delle verifiche stesse, che sarebbero volte verso i soggetti meno trasparenti, valorizzando le posizione dei contribuenti più virtuosi e corretti.

In siffatto contesto, si inserisce la proposta per la revisione della direttiva sulla cooperazione amministrativa, la quale dovrebbe in tal modo prevedere l’obbligo, per le autorità fiscali nazionali, di scambiare le informazioni riguardanti l’attività delle imprese multinazionali on a country-by-country basis. Dunque i chiarimenti forniti dal nuovo draft OCSE hanno accolto in buona parte le critiche rivolte alla sua prima stesura ed alcuni dei punti più controversi, come il richiamo alla definizione interna di beneficial owner, sono stati eliminati.

Nonostante ciò, i chiarimenti odierni sembrano tuttavia andare oltre a quello che era il modello originario della definizione di beneficial owner, (clausola introdotta nel 1977) e la nuova formulazione non smentisce ancora chiaramente i numerosi Stati che interpretano la clausola del beneficial owner come un test di substance over form sebbene abbiano il pregio di spostare il test dalla sostanza fisica alla sostanza giuridica del beneficial owner (l’obbligo giuridico di trasferire il reddito). In tal modo sarebbe utile inserire anche una forma di test in merito al rischio legale della transazione, come suggerito dalle istituzioni internazionali. Merita osservare che la prassi adottata dallo Stato italiano, sembra aver anticipato i chiarimenti espressi precedentemente.

In definitiva, possiamo dire che ciò che ci auguriamo, è che le nuove linee guida del Commentario OCSE, forniscano un valido supporto per garantire più uniformità per quanto concerne il concetto di beneficial owner e che peraltro possa venire incontro alle esigenze di trasparenza e certezza del diritto da parte della popolazione.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il Transfer Pricing e il caso Dolce e Gabbana

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Matera
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Luigi Foffani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 51

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