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Language and power: il discorso politico alle presidenziali in America nel 2016

I discorsi politici dei candidati dopo il risultato elettorale: victory speech e concession speech

L’8 novembre 2016 i risultati delle elezioni hanno dichiarato il fallimento della stragrande maggioranza dei sondaggi, esplicabile con la constatazione che molti elettori non democratici sarebbero stati poco inclini a palesare il loro voto.
Dopo l’annuncio dai media della vittoria di Donald Trump, mentre la CNN proiettava ancora l’Empire State Building di New York sugli schermi, il magnate newyorkese ha pronunciato il suo primo discorso dopo la vittoria, tra le 2:30 e le 3:00 ora locale.

Clinton, invece, nonostante abbia subito riconosciuto telefonicamente la vittoria al suo avversario, ha deciso di tenere il suo discorso di concessione nella mattinata seguente.

Il victory speech pronunciato da Donald Trump e il concession speech pronunciato da Hillary Clinton assumono un’importanza particolare per il nostro lavoro di analisi critica del discorso politico. Nei dibattiti televisivi, come in parte abbiamo già potuto notare, è possibile mettere a confronto due candidati nella stessa situazione comunicativa, riguardo il loro pensiero politico, le loro tecniche espressive e gli aspetti linguistici da loro utilizzati nei testi.

Nei discorsi pronunciati dopo la pubblicazione del risultato elettorale, invece, possiamo notare come i contenuti, i soggetti, le relazioni e le connessioni che il linguaggio esplicita, partendo da un diverso contesto situazionale, determinano delle differenze anche nell’interpretazione dei testi prodotti e nella loro analisi critica (Fairclough, 1989).

Donald Trump ha iniziato il suo discorso della vittoria dicendo di aver ricevuto una telefonata da Clinton e che la sua avversaria si è congratulata con lui per il risultato ottenuto. Essendo stata una campagna elettorale decisamente molto forte, afferma di aver fatto i suoi complimenti ad Hillary per come l’ha condotta e per aver lavorato duro per le sorti dell’America.

Il repubblicano incentra tutto il suo discorso sul tema dell’unità e della solidarietà, chiede a tutti gli Americani di collaborare e di restare uniti per il futuro della loro nazione. Promette ad ogni cittadino che cercherà con tutti i metodi a sua disposizione di sfruttare il potenziale americano, perché è convinto che l’America abbia davvero un grande potenziale, per sistemare i problemi dei centri urbani, ricostruire le infrastrutture ed avviare un progetto di grande crescita economica e culturale.

Trump parla di “sogno americano”, incita i suoi concittadini a pensare in grande e in modo audace, perché devono pretendere solo il meglio dalla loro nazione. Egli sfrutta, poi, gli ultimi minuti del suo discorso per ringraziare coloro che l’hanno aiutato ad arrivare alla vittoria, la sua famiglia, il suo staff, l’ex sindaco e tutti coloro che l’hanno sostenuto nei suoi progetti. Conclude promettendo ai cittadini che non li deluderà e che spera che potranno un giorno dire di essere orgogliosi del loro Presidente.

Hillary Clinton, la candidata sconfitta, ha pronunciato davanti a tutti i suoi sostenitori il 9 novembre 2016, a New York, il discorso per il riconoscimento del risultato elettorale, per la concessione. In politica, una concessione è l’atto del candidato perdente di riconoscere pubblicamente la sconfitta dopo le elezioni, e il concession speech è visto come il saluto finale del candidato dopo una campagna persa.

Esso da sempre è seguito da un pubblico vastissimo e, nel nostro caso specifico, milioni di americani si sono mostrati attenti spettatori di una candidata commossa durante una cerimonia piena di amarezza. L’ex Segretario di Stato, con un discorso elegante, seppur dai toni amari, ha detto di essere orgogliosa della sua campagna elettorale e di credere ancora negli Stati Uniti e nel loro futuro, seppur il risultato non è stato quello sperato. La sua campagna non ha riguardato una sola persona, ma l’intero Paese, e la delusione che tutti loro provano esiste ed esisterà per molto tempo ancora.

Nonostante tutto, la Costituzione sancisce il riconoscimento pacifico del potere e, rispettando la democrazia e i suoi valori, si impegna a rispettare anche questo importante diritto insieme ai diritti di tutti i cittadini, anche di coloro che hanno fatto scelte diverse. Incita i suoi concittadini a continuare a credere in quei valori che hanno nel cuore, a portare avanti un’economia che non deve fruttare solo alle classi alte e ad abbattere tutte le barriere che trattengono qualsiasi americano dal realizzare i propri sogni, perché il sogno americano è abbastanza grande per tutti, per le persone di ogni razza, di ogni religione, per uomini e donne, per eterosessuali ed omosessuali, per gli immigrati e per le persone con disabilità, per tutti. Hillary si dedica, poi, ai ringraziamenti: ringrazia Tim Kaine, Michelle e Barack Obama, la sua famiglia, i volontari, gli attivisti e i sindacalisti.

Chiede al suo pubblico che tutti facciano sentire la loro voce adesso e in futuro, perché bisogna sempre lottare per le cose in cui si crede, perché ne vale la pena. Si rivolge a tutte le donne, e alle bambine, importante tassello della sua dura lotta alla conquista del ruolo di capo di Stato e le invita a credere che nulla è da considerarsi mai perduto, perché tutte hanno bisogno di credere nelle opportunità che il mondo offre per raggiungere i loro sogni.

Clinton conclude spronando il suo pubblico a non perdersi d’animo mai perché c’è sempre del buono in arrivo per chi sa aspettare, e ringrazia il suo Paese per tutto quello che le ha dato e per l’onore che ha avuto nel rappresentare una parte degli Stati Uniti in questa campagna elettorale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Language and power: il discorso politico alle presidenziali in America nel 2016

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Informazioni tesi

  Autore: Teresa Cornacchia
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature moderne euroamericane
  Relatore: Mariacristina Nisco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 101

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