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Gli impatti potenziali della Brexit sul Regno Unito

Direzione “hard Brexit”

Il voto a favore della Brexit ha segnato il colpo iniziale di una biennale rinegoziazione del posto del Regno Unito in Europa e nel mondo. Se il Regno Unito sceglie di tagliare i legami con il resto d'Europa, questa rinegoziazione potrebbe cambiare radicalmente le basi politiche, economiche e giuridiche della vita del Regno Unito, che si sono incrementate da quando il Paese ha aderito all'UE nel 1973. In alternativa, se il Regno Unito sceglie di continuare a far parte del SEE, i cambiamenti economici e giuridici sarebbero molto più piccoli.

Durante la rinegoziazione, il Regno Unito si troverà ad affrontare un inevitabile trade-off tra benefici economici e sovranità politica. Il Regno Unito trae beneficio da una più stretta integrazione economica con l’UE, ma il costo di questa integrazione si riscontra nel controllo europeo su alcune aree della politica. Lasciare l'UE non libererà il Regno Unito da questo fondamentale trade-off. Il discorso, tenutosi il 17 gennaio dal premier Theresa May, ha definitivamente svelato il mistero che avvolgeva la decisione sul futuro orientamento britannico nei confronti dell’Europa in seguito al referendum.

Il governo britannico è intenzionato a perseguire una “hard Brexit”, in altre parole una forma d’uscita dall’UE molto forte e dura. Nonostante il referendum abbia diviso la popolazione, con il 48% favorevole al “Remain”, la scelta è ricaduta sull’opzione che appariva inizialmente meno probabile, quella di una dura e decisa uscita dall’Unione Europea.

“Non vogliamo nessuna parziale appartenenza all’UE, nessuna associazione con la UE, niente che ci lasci metà dentro, metà fuori”, ha detto il primo ministro britannico sui suoi obiettivi per la trattativa con Bruxelles. “Non vogliamo adottare un modello già adottato da altri Paesi”, quindi nessun modello Norvegia o Svizzera sarà preso in considerazione. Ci sarà dunque la ricerca di un accordo con la UE fatto su misura per il Regno Unito, la cui aspirazione è di creare una “Global Britain”, una Gran Bretagna globale, “il migliore amico dei nostri partner europei, ma che cerca amici, rapporti e alleati oltre i confini dell'Europa, nel mondo". "Una nuova partnership tra uguali, fra una Gran Bretagna globale, indipendente e sovrana, e i nostri amici e alleati della UE”.

Il futuro accordo con l’UE dovrà comunque essere approvato dal parlamento britannico, che potrebbe decidere anche nel senso di una bocciatura. Pur volendo rimanere fuori dall’UE e dal Mercato Unico, la Gran Bretagna auspica “un accordo di libero scambio basato sulla piena reciprocità con i partner UE”. Gli altri punti dell’agenda britannica riguardano: l’uscita dalla Corte di Giustizia Europea, quindi il ritorno della sovranità britannica sul tribunale europeo; il controllo dell'immigrazione, il mantenimento dell'unità nazionale britannica e il diritto per i 3 milioni di europei residenti in Gran Bretagna di restarci a tempo indeterminato, così per il milione e mezzo di cittadini britannici residenti in Europa. Il discorso pronunciato da Theresa May inneggia a una Gran Bretagna forte e indipendente, capace di fronteggiare e vincere, da sola, le future sfide globali. Vedremo se le trattative che saranno stipulate nei prossimi anni saranno in grado di garantire al Regno Unito un futuro roseo anche fuori dall’Unione Europea.

La sentenza della Corte Suprema britannica, del 24 gennaio 2017, ha stabilito che spetterà al parlamento votare per l’attivazione dei negoziati sulla Brexit. Non può, pertanto, essere avviato il processo d’uscita della Gran Bretagna dal governo.

Essendo la maggioranza del parlamento non favorevole alla Brexit, e non volendo mettersi contro la volontà popolare espressa dal referendum, probabilmente questo passaggio legislativo potrebbe influenzare i negoziati con l’UE. Chissà se ciò porti verso una mediazione meno drastica con l’Europa e magari lo stesso parlamento voglia un ruolo maggiore all’interno dei negoziati, e non abbia così, al termine del processo, solo il potere di convalida o meno dei nuovi accordi. La Camera dei Comuni, l’8 febbraio 2017, ha approvato il disegno di legge a favore della Brexit, poi mancherà soltanto il voto della Camera dei Lord in discussione dal 20 febbraio, a sancire la definitiva richiesta di rinuncia all’appartenenza dell’UE.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Gli impatti potenziali della Brexit sul Regno Unito

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Informazioni tesi

  Autore: Fabio Pilla
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2015-16
  Università: Università Politecnica delle Marche
  Facoltà: Economia
  Corso: Finanza
  Relatore: Marco Gallegati
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 119

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