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Beirut ma betmout. Gli spazi della collettività tra divisioni confessionali e liberalismo di stato, il caso studio di Dalieh al-Raouche e Ramlet al-Bayda.

Hârâ: Beirut, arcipelago confessionale

“La cultura di Beirut è come la sua architettura e viceversa. Al suo interno operano in realtà culture differenti, molte realtà difformi, che si contraddicono, incapaci di produrre un'unità. La vita sociale è qui strettamente connessa con i singoli quartieri residenziali, i quali sono a loro volta legati alla cultura dei loro abitanti. La religione rappresenta il principale e più solido cemento di questa cultura. Di conseguenza Beirut appare come la superficie di un mosaico: un insieme di quartieri, di fazioni, di culture. Sotto questo punto di vista, è una città-non cittadina (madîna lâ-madînîya). Una città che non è propriamente tale. E, come contestazione tormentosa e beffarda, si innalza, in questa assenza della città, l'ossessivo discorso che presiede alla fondazione di Beirut: democrazia, diritti dell'uomo, insieme al diffondersi di altre dichiarazioni ugualmente false”. (Adonis, Beirut. La non-città, Milano: Edizioni Medusa, 2007, pp. 13)

Come precedentemente spiegato nella parte di evoluzione storica della città, la distribuzione spaziale basata sul settarismo non è un fenomeno nuovo né a Beirut né in Libano. Il processo di ricostruzione si è concentrato sull'area dell'antico centro città, utilizzando un modello principalmente spaziale ed economico e tralasciando completamente il ruolo sociale unificante che avrebbe potuto rappresentare. Dietro le facciate scintillanti della downtown beirutina, la città è ancora spazialmente divisa dalle ferite non ancora cicatrizzatesi degli anni successivi alla fine della guerra.

La distribuzione della popolazione all'interno del tessuto urbano può essere definita su due livelli spaziali. Il primo, derivante dalla linea di frattura della Green Line, riguarda l'asse nord sud della città, separando le comunità dei vari riti cristiani a est da quelle musulmane nella parte ovest. Sebbene non ci siano più divisioni materiche e fisiche a delimitare questa spaccatura, i segni dell'abbandono della striscia di terra che componeva la linea di demarcazione sono ancora visibili negli edifici non abbattuti o non recuperati. Ma è soprattutto a livello psicologico che la divisione tra Beirut Est e Beirut Ovest rimane sedimentata nell'immaginario collettivo della capitale libanese.

Il secondo livello di comprensione si basa su una lettura più fine delle divisioni interne ai due più grandi gruppi etnici. Nella parte cristiana lo stacco più evidente si nota nel quartiere armeno di Bourj Hammoud, sottolineato dall'estensivo uso della lingua armena per insegne e scritte per strada, mentre le differenze tra le altre componenti - cristiano maronita, greco ortodossa, greco cattolica, ecc – difficilmente si colgono nel tessuto urbano quotidiano. Discorso opposto vale per il “blocco” musulmano: la forte tensione che si è creata tra le comunità sunnita, sciita e drusa ha sotto-diviso Beirut Ovest in un arcipelago di quartieri settariamente schierati. Gli abitanti sunniti sembrano infatti essere maggiormente distribuiti nei quartieri ovest della città radiali a downtown, salvo la enclave di Bashura e Zak al-Blad, situate a sud del Beirut Central District, a fortissima componente sciita. Procedendo verso sud per la strada che porta all'aeroporto si nota l'inizio dei sobborghi popolari che hanno preso il nome di al-Dahyeh e che l'immaginario collettivo identifica come roccaforti dello sciismo, con un presunto allineamento politico verso i partiti di Hezbollah e Amal.

La difficoltà nel comporre questo tipo di mappatura del tessuto urbano di Beirut risiede nella mancanza di dati e analisi rigorose, affidandosi quindi più a indagini campione, schematizzazioni delle impressioni collettive e popolari e altri metodi di indagine non scientifici. La lettura di questo tipo di analisi permette però di sottolineare come la città viva ancora per isole confessionali ben autonome ed etnicamente omogenee, salvo qualche raro caso, come l'area che circonda l'American University of Beirut (AUB) e Hamra Street. [....]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Beirut ma betmout. Gli spazi della collettività tra divisioni confessionali e liberalismo di stato, il caso studio di Dalieh al-Raouche e Ramlet al-Bayda.

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Spatari
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Architettura
  Corso: Architettura
  Relatore: Gastone Ave
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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Parole chiave

beirut
urbanism
public spaces
lebanon
post conflict
sectarian division
neo-liberalism
shared spaces
collective spaces
third space

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