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Il flusso della coscienza in Italo Svevo e Marcel Proust

Conoscenza dell'io attraverso il ricordo in Marcel Proust

Marcel-Valentin-Louis-Eugène-Georges Proust nasce il 10 luglio 1871 a Parigi in un'agiata famiglia, segue i corsi alla facoltà di diritto, ma non arriva mai a lavorare a causa della malattia scoperta all'età di nove anni, asma, che lo accompagna fino alla morte. Durante la sua vita svolge diversi incarichi: partecipa alla fondazione di un giornale, Le Banquet (che si propone di far conoscere in Francia gli scritti più importanti all'estero), comincia a frequentare numerosi ambienti letterari e pubblica un'opera considerata allora di poco conto, Les Plaisirs et les jours, seguita da vari altri articoli in giornali come Le Figaro e Gazette des Beaux Arts.

Ritirato in un sanatorio dopo la morte di sua madre, Proust si dedica alla stesura della sua principale opera (che si estende su sette volumi), À la Recherche du temps perdu (libro analitico, scritto in prima persona, che parla della vita del narratore dall'infanzia fino all'età adulta, attraversando gli anni 1878-1918). Il primo volume, pubblicato a proprie spese nel 1913 (riconosciuto per il suo grande valore sopratutto dopo la sua morte), rappresenta per Marcel Proust l'inizio di un'attività (che si estende fino nel 1927 - anno della pubblicazione del ultimo volume), che vuole raffigurare i moti del mondo nel quale vive, moti che risultano essere in fine parte di se stesso.

Considerando che in Francia e in Europa in generale la varietà di pensiero che caratterizza la seconda metà del diciannovesimo e l'inizio del ventesimo secolo capovolge i valori e le convinzioni precedentemente stabilite, si potrebbe dire che il mondo sia passato da un'oggettività fondata sulla ragione a una fiducia fatta pienamente alla soggettività, nella quale domina l'interiorità e l'inconscio; tutto questo a partire da figure emblematiche come Freud, Bergson (il quale ispira molto Proust) e Jung. Anche se le loro idee non sono state comunemente riconosciute ed accettate, tuttavia si sono sparse rapidamente nella letteratura, dove l'interpretazione della realtà avveniva in vari modi, spesso contraddittori e non veramente chiari, fatto che ha reso possibile lo sviluppo della dimensione conscia e inconscia della vita, come in À la Recherche du temps perdu.

La visione che Proust introduce con la sua opera nella letteratura del suo tempo è quella dell'individualità messa di fronte alla propria coscienza, visione fondata sulla scoperta dell'uomo nella ricerca di se stesso. La costruzione del proprio mondo gira intorno a delle parole chiave come ricerca, volontà, ricordo, apparenza, simbolo. La realtà non è più quella illustrata dagli scrittori realisti, che mostravano l'immagine del mondo come in uno specchio, ma si tratta di un realismo interiore, di una ricerca dell'individualità, dell'io più profondo per mezzo dell'altro e della scrittura, come anche di una ricerca tramite la trasformazione della medesima realtà attraverso il ricordo.

Si potrebbe pensare alla sua passione per le cattedrali (della quale parlerà in diverse occasioni) come allo specchio del proprio lavoro, un lavoro che vuole esporre la costruzione di una vita in tutto simile a una cattedrale per l'immensità e la bellezza, una costruzione attraverso la memoria -la cattedrale della sua esistenza. Tale immagine e simbolo della sua opera in quanto riprende perfettamente sia l'attività letteraria, quanto gli aspetti della vita, poiché entrambe edificate laboriosamente e adornate pazientemente affinchp l'io possa riscoprirsi nel suo profondo valore. Cosu, il tempo, nella visione di Proust, non ha altra dimensione se non quella della vita stessa, nella quale presente, passato e futuro collaborano per mezzo della memoria, come afferma anche Jean-Yves Tadié: «La memoria, esplorando il passato, prepara l'avvenire, identificando il presente.»

Lo scopo di Marcel Proust è quello di trovare se stesso dentro la società, attraverso la memoria involontaria, caratteristica principale del suo stile; in questo flusso di ricordi passato e presente si intrecciano, come all'inizio di À la Recherche du temps perdu, dove il risveglio della memoria è assomigliato al risveglio durante la notte. Si tratta quindi di un tempo lineare, presente e passato, che abbina le varie azioni e ricordi in un unico tempo, quello della memoria, attraverso la quale la realtà stessa esiste. Così, rivivere il passato significa vivere meglio il presente, offrendo a se stesso l'opportunità di trovare la sua identità e di ricreare quello che sembra non esistere più.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il flusso della coscienza in Italo Svevo e Marcel Proust

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Informazioni tesi

  Autore: Ana Maria Pricop
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2015-16
  Università: Alexandru Ioan Cuza
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Dima Gabriela
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 57

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