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''Romanticizzare il mondo''. Il cammino di Novalis come unità di vita sogno e fede, oltre il nichilismo contemporaneo.

Il campo conciliante della Fede

In questo terzo cruciale capitolo, analizzo il cammino del romantisiren dal punto di vista della conciliazione della contraddizione fondamentale di vita – sogno, la fede. A differenza degli altri due, di cui è sintesi, quello della fede è un campo che non sembra presentare difficoltà di delimitazione, per il semplice motivo che non ha alcun contenuto determinato e può identificarsi indifferentemente con tutto e nulla, a seconda del punto di vista da cui è osservato.

Esso infatti coincide esattamente con quello spazio vuoto che intercorre fra il campo della vita – della realtà attiva, esterna all’uomo col suo susseguirsi quotidiano di fatti – da una parte, e il campo del sogno – della realtà contemplativa, interna all’uomo col suo susseguirsi quotidiano di pensieri – dall’altra. In quanto tale esso può essere tanto riempito per opera dell’uomo e diventare un tutto, quanto lasciato vuoto e così rimanere nulla. Infatti, come si vedrà meglio nella Conclusione, è esattamente lo stesso spazio ove si gioca l’ultimità della contraddizione vita – sogno, e quindi della tragedia esistenziale, così come della sua soluzione. In altre parole la pienezza della fede è l’altra faccia della medaglia del nulla del nichilismo, l’inverso positivo di quello negativo. E non può essere diversamente. E’ proprio la sua costituzione di essere vuota – e vuota vuol dire assolutamente libera – che le permette di accogliere permeare e conciliare i due campi contrapposti di vita e sogno formandone un tutt’uno.

Questa è la ragione per cui, nell’esprimere il campo della fede, non c’è bisogno di alcuna delimitazione. Non solo, oltre a incarnare l’unica possibile conciliazione delle contraddizioni umane, la fede costituisce ancor più radicalmente e segretamente nell’intera Weltanschauung novalisiana e nell’intero cammino del romantisiren l’inizio il durante e la fine di tutto, il fondamento tout court. Essa costituisce l’inizio perché questa filosofia e questo cammino nascono dall’iniziale scelta di credere in una visione felice della realtà e in una via conciliante delle contraddizioni, il durante perché ogni loro passo è di conseguenza, essenzialmente un passo di fede e la fine perché la loro mèta è lo stesso iniziale assunto di fede, la possibilità della felicità umana; in breve, essa è il fondamento tout court perché causa e legittima totalmente questa filosofia e questo cammino.

Da qui la sua circolarità che solo da un punto di vista strettamente razionalistico è la sua debolezza, ma che vista al di là di questo approccio ne è la sua forza. Chiarito ciò, mentre il significato di fede in senso lato è l’intera realtà in tutte le sue parti, che pur rimanendo sinonimico di vita e sogno sposta il centro di importanza nel legame religioso e che comprende la realtà attiva e quella contemplativa (vedi cap. IV), il significato in senso stretto qui usato è appunto quello di vuoto di realtà fra la realtà attiva e quella contemplativa, cui l’uomo è chiamato a riempire credendo, e che chiamerò nel senso più neutro possibile, realtà religiosa. Questa accezione infatti, va intesa esclusivamente in senso negativo, senza alcun contenuto determinato (cioè senza riferirsi a questa o quella religione);
Come “credere” resta etimologicamente in modo assolutamente neutro cor – dare = dare il cuore, così “religione” resta religare = vincolare, legare insieme.

A differenza dei concetti di vita e sogno, questo non rientra in una fila analogica di una coppia di opposti e per questo non si ottiene con la relazione a un opposto corrispettivo, che del resto non ha, essendo già al di là del principio di contraddizione, ma attraverso la relazione a entrambi i concetti che comprende contemporaneamente. Se “vita” delimita l’esteriorità attiva e determinata dalle leggi spazio-temporali e di causalità (usando l’abbreviamento schopenhaueriano di Kant) e “sogno” l’interiorità contemplativa libera da queste leggi, “fede” dovrà necessariamente essere lo spazio che resta fuori da tali campi, che è capace di partecipare tanto dell’esteriorità determinata quanto dell’interiorità libera ponendoli in un perfetto scambio reciproco.

A questo punto è importante notare le tre principali caratteristiche della fede novalisiana, che la distinguono dal suo significato comune :

1) Fede non è mèro sentimento, altrimenti non potrebbe adempiere al ruolo superiore di unire l’esteriorità dell’intelletto e l’interiorità del sentimento, ma si sbilancerebbe in favore di quest’ultima. Non l’intelletto, intento a suddividere la realtà, ma neanche il sentimento, perso in arbitrarie mescolanze di queste suddivisioni, bensì solo la fede, che non è sentimento ma senso religioso e ha sede in un terzo organo che è il cuore, può spianare la via di mezzo fra gli inferni del meccanicismo e dell’anarchia – che sono dialetticamente facce della stessa medaglia, incompletezze giunte all’estremo – e solo essa, permeandoli di sé, può abbracciarli e sposarli in un’unica realtà. Dunque non è sentimento ma senso, perché non è circoscrivibile in un misurabile stato d’animo con una causa prima e una fine, ma coinvolge l’intera persona accompagnandola lungo tutta la sua esistenza.

2) Non è qualcosa ma è vuoto, perché è definibile e comprensibile soltanto in modo negativo, a partire non da una affermazione ma da una mancanza, e perciò esprimibile con i termini sinonimici negativi di senso dell’incompletezza, senso del nulla, senso del mistero.

3) E’ da intendere in una condizione germinale. Difatti tutte queste espressioni si riferiscono al senso religioso in una condizione seminale, embrionale, germinale, ovvero prevalentemente inconscia, così come si presenta all’inizio del cammino e anzi costituendone il motore iniziale. Via via lungo il cammino queste espressioni si trasformano naturalmente bisogno di completezza, bisogno di pienezza, bisogno di conoscenza.

Da questi tre punti risulta appunto che l’autentica religione, l’autentica fede non consiste in questo o quell’altro determinato insieme di affermazioni sull’esistenza di entità metafisiche oltre l’orizzonte terreno (ovvero non consiste nelle visioni confessionali, affermative), ma in quello stesso inquieto tendere dell’uomo oltre l’orizzonte terreno, un tendere che porta l’uomo a produrre religioni affermative, ma che al contempo da esse ne viene coperto.
[…]

Questo brano è tratto dalla tesi:

''Romanticizzare il mondo''. Il cammino di Novalis come unità di vita sogno e fede, oltre il nichilismo contemporaneo.

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Informazioni tesi

  Autore: Luca Baratta
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Sergio Givone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 169

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