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Il problema del sovraffollamento carcerario. Riflessioni a partire dalle soluzioni adottate nel sistema penale finlandese.

L'abbandono dell'ideale riabilitativo e il passaggio al neo-classicismo umano

Il cambiamento di pensiero in merito alla necessità di combattere il problema del sovraffollamento è stato così rapido e indolore che merita un’attenta spiegazione.

Prima di affrontare nel dettaglio le riforme che nel concreto hanno permesso di ottenere uno dei tassi carcerari più bassi d’Europa, è necessario evidenziare il background ideologico che ha permesso questo processo di riduzione.

Durante la prima metà del XX secolo, molti Paesi europei hanno sperimentato un cambiamento da una teoria classica basata sulla retribuzione e sulla deterrenza ad una filosofia penale basata sul trattamento e la riabilitazione.

La filosofia del trattamento partiva dal presupposto che la nozione di criminalità potesse essere comparata ad una malattia e, come conseguenza, il reato fosse suscettibile di ricevere un trattamento rivolto al singolo individuo.

Questo nuovo orientamento si radica in Finlandia negli anni ’30-’40 ma gli anni della guerra e l’opposizione dei giuristi della vecchia scuola rallentarono questo processo, tanto che non si iniziò a riformare seriamente il sistema penale prima degli anni ’60. Tuttavia, era ormai troppo tardi affinché la teoria riabilitativa si radicasse e diventasse dominante; in questo periodo la Finlandia era già stata raggiunta dal criticismo contro i trattamenti coercitivi, sia nel sistema penale, sia in altri campi (in particolare il trattamento sanitario obbligatorio).

Quella che poi divenne la dottrina del “nothing works” negli Usa ha un suo precedente proprio in questo dibattito, sviluppatosi in Finlandia negli anni ’60. Tuttavia, sia i toni, sia i risultati raggiunti da questo movimento furono molto diversi in Finlandia e negli Stati Uniti.

Mentre negli Usa il criticismo contro l’ideale riabilitativo ha portato ad un “rinascimento” della pena detentiva e ad una maggiore repressione del crimine, in Finlandia si sono raggiunti esiti opposti.

Negli anni ’60 e ’70 iniziò un movimento di riforme contro l’uso eccessivo delle pene custodiali, definito “neo-classicismo umano”. Questa corrente di pensiero poneva l’accento sia sulla necessità di garanzie contro le misure coercitive, sia sulla necessità di individuare delle misure meno repressive in generale, posto che non ci fossero studi empirici che dimostrassero un netto tasso di riduzione del crimine in presenza di un trattamento coercitivo.

Questa umanizzazione consapevole del sistema penale ha permesso di ottenere, gradualmente, un declino della popolazione carceraria.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il problema del sovraffollamento carcerario. Riflessioni a partire dalle soluzioni adottate nel sistema penale finlandese.

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Informazioni tesi

  Autore: Valentina Regazzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi dell'Insubria
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Grazia Mannozzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 139

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Parole chiave

diritti umani
finlandia
carcere
misure alternative
dignità
mediazione penale
sovraffollamento carceri
sovraffollamento

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