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La protezione dello straniero da trattamenti inumani e degradanti in caso di rimpatrio forzato

Le tipologie di migranti secondo l’ordinamento dell’Unione Europea

Molti sono i migranti che giornalmente arrivano sulle coste degli Stati membri dell’Unione europea. Per molti di loro la mancanza di un valido titolo di ingresso può causare numerosi problemi, come per esempio l’impossibilità di accedere a servizi pubblici o privati o al mercato del lavoro.

I migranti possono essere classificati in diverse categorie. Una prima distinzione può essere fatta tra soggetti che godono di protezione internazionale cioè persone costrette a fuggire dal proprio Paese a causa dei trattamenti che subiscono e che hanno attraversato una frontiera internazionale per entrare in un nuovo Paese alla ricerca di asilo politico; e migranti economici, coloro i quali compiono questo genere di viaggio volontariamente verso un Paese che gli offra condizioni di vita migliori.

I soggetti che godono di protezione internazionale, a loro volta, possono essere suddivisi in ulteriori categorie. La prima categoria è quella dei rifugiati. La definizione di tale status la ritroviamo nella direttiva n. 2004/83/CE, all’art. 2 lettere c) e d): viene definito rifugiato quella persona che si trova al di fuori del proprio Paese d’origine e che non può farvi ritorno a causa di un fondato timore di subire atti di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un particolare gruppo sociale o opinione politica. Tale soggetto, poiché è indotto a una forma di migrazione forzata, può chiedere protezione internazionale a uno Stato (si parla infatti di richiedenti asilo). Se ricorrono le condizioni sancite dalla direttiva sopra citata (al capo III, art. 9 e al capo IV, art. 13), lo Stato accorda lo status di rifugiato.

Oltre all’asilo politico, nell’ordinamento europeo è prevista una seconda forma di protezione internazionale, si tratta della protezione sussidiaria. Come sancito dall’art. 2 lettera e) della direttiva n. 2004/83/CE viene riconosciuto lo status di protezione sussidiaria a quel cittadino di un Paese terzo che non possiede i requisiti per vedersi riconosciuto lo status di rifugiato, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, correrebbe un effettivo rischio di subire un grave danno, come definito all'art. 15 della stessa direttiva.

Un’ ulteriore forma di protezione internazionale è la protezione temporanea, sancita dalla direttiva 2001/55/CE del Consiglio del 20 luglio 2011 stabilisce che, nel caso di arrivo massiccio negli Stati membri dell’UE di immigrati che non possono momentaneamente far rientro nel loro paese, per esempio a causa di una guerra, violenze o violazioni dei diritti umani, quest’ultimi devono offrire una tutela immediata e transitoria a queste persone attraverso un permesso di soggiorno temporaneo.

La presenza dello straniero nel territorio di uno Stato membro dell’Unione europea è considerata regolare se sussiste un valido titolo di soggiorno, sia che si tratti di migrante economico, sia che si tratti di persona beneficiaria di protezione internazionale.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La protezione dello straniero da trattamenti inumani e degradanti in caso di rimpatrio forzato

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Informazioni tesi

  Autore: Roberta Marchese
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2015-16
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Giuseppina Petralia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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