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Nuove prospettive dei finanziamenti allo spettacolo: Europa, Stato, Regione

Come si arriva al FUS - Fondo Unico per lo Spettacolo

La pubblicazione di circolari annuali, iniziata nel 1949, che determina la concessione di contributi statali ai settori dello spettacolo dal vivo, è stata sempre ritenuta una forma temporanea in attesa di una legge organica che regolamentasse e magari uniformasse i diversi settori che ne fanno parte: musica, danza, teatro, cinema e attività circensi.
È bene sottolineare che il settore musicale è stato il primo e l’unico ad essere disciplinato da una legge ad hoc (ancora in vigore), la Legge del 14 agosto 1967 n. 800 Nuovo ordinamento degli enti lirici e delle attività musicali.
Nel 1999 il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali emana un “regolamento”, il n. 470 del 4 novembre, ponendo così fine alla cosiddetta “era delle circolari” durata cinquant’anni, introducendo da un lato delle novità in merito alle caratteristiche dei soggetti che possono essere sostenuti e dall'altro il principio della triennalità: coloro che ne fanno richiesta devono presentare un progetto triennale con la prospettiva di ricevere finanziamenti nell'arco dei tre anni.
Tale principio viene cancellato con un regolamento del 2003, quindi la rivoluzione che si è tentata di fare ha avuto vita breve; lo stesso principio sarà ripreso dal nuovo decreto del 2015. Nel frattempo un ulteriore decreto, quello del 2008, resta in vigore fino al 2014.
A tal proposito bisogna sottolineare che la politica si occupa seriamente della materia ad intermittenza.
Tracciando una rapida cronologia emerge che a metà degli anni sessanta operano dieci teatri stabili tra i quali si distinguono quelli di Milano, Genova a Torino per la loro attività, il carattere interdisciplinare e il legame con il territorio. Alla fine del decennio però l’Italia, così come il resto dei paesi europei, è attraversata da tensioni politiche e sociali il cui eco raggiunge anche la vita teatrale ed infatti molte strutture attraversano un periodo di crisi. Negli anni ottanta si assiste a dei cambiamenti di rotta in effetti si registra la crescita del settore su tutto il territorio nazionale, il che comporta la necessità di limitare quanto più possibile le spese per far fronte alle carenza del sistema dei finanziamenti pubblici; nello stesso tempo si vuole trovare una forma organizzativa che tenda alla flessibilità. Inoltre vengono organizzati molti convegni e tavole rotonde sulla funzione del teatro e sulla necessità di una normativa di settore a cui partecipano intellettuali, artisti, tecnici, registi, ma lo Stato in tutto ciò mantiene un ruolo marginale. Pertanto vista la crescita dell’offerta e la carenza dei fondi, si cercano strade alternative quali una maggiore cooperazione tra gli operatori per ambire all’autofinanziamento e il supporto degli enti locali.
Da tutto questo si intuisce che le norme annuali fungono da correttivi per cercare di adeguare il sistema legislativo ad un contesto che non ha più bisogno di leggi temporanee che producono l’unico effetto di appesantire il sistema legislativo, ma di una definitiva razionalizzazione. Per giunta l’intervento statale fino ad allora erogato si rivela spesso inadeguato, lento ed incerto, a carattere assistenziale, quindi inefficiente a rispondere alle esigenze delle “imprese-spettacolo”, dovuto alla lentezza burocratica e alla frammentazione dei contributi in capitoli di spesa separati.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Nuove prospettive dei finanziamenti allo spettacolo: Europa, Stato, Regione

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Informazioni tesi

  Autore: Grazia Lobascio
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale
  Relatore: Roberto Giuseppe Maria Ricco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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