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Le ceramiche comuni di alcuni contesti chiusi del Saggio I di Ferento

Ferento Romana

La definitiva romanizzazione del territorio etrusco passò sia attraverso la fondazione di nuove colonie (Volsinii Novi), sia con forme di concessioni di cittadinanza, sotto forma di compartecipazione alla cosa pubblica fortemente condizionata (civitas sine suffragio).

Secondo i dati forniti dalle analisi dell'impianto urbano, l'occupazione romana dell'abitato si deve collocare tra la fine del IV e i primi del III sec. a.C. convalidando la datazione proposta da Giannini tra il 307 e il 264 a.C.

Il passaggio della via Ferentensis sul colle di Pianicara, principale asse viario che, attraverso le sue diramazioni, aveva da sempre permesso la comunicazione tra i centri vicini, pone Ferento in una posizione favorevole per il collegamento tra i territori dell'Etruria meridionale interna e la valle del Tevere. I Romani, riconoscendogli forse un'importanza strategica, optarono per la conservazione del centro.

Le fonti scritte riguardo a questo periodo sono scarne: la menzione di Ferento nel Liber coloniarum riguardo all'assegnazione di una colonia in età graccana (123 a.C.), potrebbero infatti riferirsi a delle semplici deduzioni viritane; è invece certa la sua trasformazione in municipio alla fine della guerra sociale (91- 88 a.C.).

Il nuovo stato di municipium concede a Ferento una grande libertà amministrativa. La città poté allora disporre di propri comitia, di un suo Senato con i decurioni, i quattuorvri jure dicundo e gli aedili.

La più antica menzione di Ferento come municipio romano proviene dalla iscrizione della tomba dei Salvii, mentre Plinio il Vecchio, nel riportare l'elenco dei municipi dell'Etruria, pone Ferento tra le città minori.

L'assetto urbanistico della città ordinata per strigas, e impostato su Cardo e Decumano massimi, quest'ultimo corrispondente al tratto urbano della via ferentiensis, fu riconosciuto, attraverso la foto interpretazione, dalla individuazione di due tratti di "decumani" e sette di "cardini". Le citate indagini condotte dall'università della Tuscia, in particolar modo quelle nel Saggio I, hanno permesso di ipotizzare, in via preliminare, che il primo impianto urbano della città romana possa essere collocato tra la del IV e gli inizi del II sec. d.C., proposta che retrodata di qualche decennio circa quella già avanzata da Giuliani nella seconda metà degli anni '60.

Con la costruzione della Cassia, nel corso della prima metà del II secolo a.C., si rese necessaria la creazione di una bretella di collegamento di questa con la via ferentiensis.

Lo spostamento dell'asse viario sulla via consolare non dovette danneggiare l'economia del municipio, che continua ad assolvere il suo ruolo di centro egemone, ruolo che con fortuna alterna Ferento manterrà fino alla nascita della città di Viterbo.

Le citate evidenze archeologiche provenienti dal Saggio III (p. 16), e riferibili al periodo medio e tardo repubblicano, fanno riferimento per quell'epoca a una probabile attività metallurgica nel sito. Associate a queste strutture – anche se non sono riferibili per certo ad una stratigrafia orizzontale – quattro cavità ipogeiche utilizzate come pozzi-cisterna. Tutta l'area del Saggio III doveva allora corrispondere a un quartiere artigianale, che veniva a trovarsi così forse ancora fuori dall'insediamento urbano vero e proprio.
Le stesse tracce associate a una attività metallurgica presente nel sito, sono state trovate ugualmente nel Saggio I , anche se per quest'area l'occupazione più intensa per questa attività si registra per l'epoca medievale.

Nella prima età imperiale (età giulio-claudia) il municipio di Ferento vive il suo momento di maggiore splendore. Si fa notoriamente risalire a questo periodo una fioritura dell'abitato, associata ad una intensa attività edilizia, sia a livello pubblico che privato.

Sul fronte occidentale del pianoro vengono costruiti il Teatro e le Terme, datati il primo in età augustea e le seconde nel corso del primo quarto del I sec. d.C.. Una epigrafe (fig. 11), rinvenuta nel corso dei già menzionati scavi del 1909, data tra il 12 e il 17 d.C. l'attività evergetica di un cittadino ferentano, Sex Hortensius, e del suo liberto, i quali realizzano per la città diverse opere. Tra questi si ricorda, oltre alla ristrutturazione del complesso forense, la creazione di un laghetto (lacus) e di un portico ornato da 57 statue.

Il sito non è stato ancora individuato sul terreno, anche se l'ipotesi più probabile rimane quella che colloca il complesso in un'area centrale dell'area urbana ad Est delle Terme.
La portata di tali lavori, che come abbiamo visto coinvolsero personalità illustri della nobiltà cittadina, è attesta anche da Vitruvio, il quale, nel parlare delle cave di pietra detta Anciana (peperino), conosciuta per la sua buona resistenza sia al gelo sia al fuoco, elogia l'eccellenza dei monumenti ferentani.

Accanto ai grandi interventi di rilevanza pubblica appena menzionati, l'intensa attività edilizia coinvolse anche la sfera privata. Nuove acquisizioni di dati sembrerebbero attribuire alla fase giulio-claudia, la prima fase della domus ad atrio del Saggio III. Lavori di edilizia privata interessarono contemporaneamente anche l'area del Saggio I (coinvolgendo le strutture il cui materiale di riempimento è oggetto di questa tesi), con l'istallazione di strutture a carattere commerciale: una serie di tabernae.

È legittimo ipotizzare che a questa attività edilizia abbia anche corrisposto un aumento delle necessità idriche della città, per cui si rese necessaria la costruzione di un acquedotto cittadino in grado di soddisfare la richiesta d'acqua delle opere menzionate nell'epigrafe, in assenza del quale era impossibile il loro funzionamento. […]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le ceramiche comuni di alcuni contesti chiusi del Saggio I di Ferento

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Informazioni tesi

  Autore: Stefania Mangione
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi della Tuscia
  Facoltà: Beni culturali
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Carlo Pavolini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 344

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