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Correlazione tra parametri funzionali tumorali determinati con esame PET/TC e outcome in pazienti con carcinosi peritoneale primitiva da carcinoma epiteliale dell'ovaio

Chemioterapia intraperitoneale

La chemioterapia intraperitoneale rappresenta un’interessante via per la somministrazione di dosi elevate di chemioterapici nei pazienti con tumore ovarico epiteliale poiché il tumore rimane confinato alla cavità addominale per gran parte della sua storia naturale. I farmaci con modesta attività vescicante e una lenta clearance dalla cavità peritoneale sono i più adatti per questo approccio e includono il cisplatino, il topotecan e il paclitaxel.

I dati finora disponibili indicano che la penetrazione di questi agenti nei noduli tumorali peritoneali è verosimilmente limitata a millimetri o frazioni di millimetri, per cui questo approccio deve essere preso in considerazione solo in pazienti con volume tumorale residuo di piccole dimensioni, con singoli noduli non superiori al centimetro.

Vanno inoltre tenute in considerazione le difficoltà pratiche con la terapia intraperitoneale, che comprendono le tecniche di inserzione del catetere, la prevenzione di infezioni e l’accettabilità della paziente, nonché la tossicità riscontrata in alcuni studi. Gli studi intrapresi finora appaiono incoraggianti ma necessitano di ulteriori approfondimenti mediante trial clinici, alcuni in corso d’opera.

Terapia di II linea
La terapia del tumore ovarico che recidiva dopo una prima linea di trattamento è un trattamento palliativo.
Tra gli scopi di un trattamento chemioterapico successivo al primo vi possono essere, a seconda dei casi e in diversa misura:

* La palliazione dei sintomi
* Un miglioramento della qualità di vita
* Ritardare il momento della progressione di malattia sintomatica
* Prolungare la sopravvivenza

Una questione di grande attualità concerne quali siano i tempi ottimali di inizio di un trattamento di II linea dopo il fallimento della terapia precedente. La risposta a un trattamento chemioterapico alla recidiva è legato alle dimensioni del tumore (risposta peggiore per malattia di 5 cm o più ) e al performance status della paziente. Un trattamento troppo precoce espone la paziente a una tossicità deleteria per la qualità di vita, mentre un trattamento iniziato troppo tardi può ridurre sia la possibilità di risposta che la tollerabilità della paziente al trattamento stesso. Gli studi condotti fino ad ora non hanno dimostrato alcun beneficio per le pazienti in recidiva asintomatiche trattate precocemente; alcuni studi randomizzati concernenti questa problematica sono tuttora in corso.

In attesa di questi risultati, sembra accettabile seguire la seguente procedura: una paziente con recidiva di tumore ovarico deve essere trattata considerando attentamente l’intervallo libero da malattia dopo il trattamento di prima linea, il volume di malattia, la presenza di singole o multiple sedi di malattia, la presenza di sintomi, il performance status e le eventuali tossicità da pregressa chemioterapia (neurotossicità, insufficienza renale).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Correlazione tra parametri funzionali tumorali determinati con esame PET/TC e outcome in pazienti con carcinosi peritoneale primitiva da carcinoma epiteliale dell'ovaio

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Informazioni tesi

  Autore: Rosj Gallicchio
  Tipo: Tesi di Specializzazione/Perfezionamento
Specializzazione in Medicina Nucleare
Anno: 2012
Docente/Relatore: Giovanni Storto
Istituito da: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

FAQ

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Parole chiave

carcinoma ovarico
pet/tc
carcinosi peritoneale
parametri tumorali funzionali

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