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“La Grande Guerra: la vita e le imprese dell'Ammiraglio Luigi Rizzo''

Lo sbarramento del Canale d’Otranto

Per avere il totale dominio del mare, non era sufficiente solamente la costruzione di mezzi speciali e l’audacia degli uomini ma era necessario, anche secondo la teoria Mahaniana limitare pesantemente i movimenti in mare della flotta nemica.
Considerato che tutte le principali basi navali austriache erano dislocate sulle coste adriatiche ritenute sicure, (in quanto permettevano ingresso e riparo anche delle unità dei sommergibili oltre che di tutte le restanti unità navali), bisognava bloccare ogni ingresso ed uscita dai porti, in modo da limitare i movimenti ed indebolire una grande flotta come quella austriaca.

Il blocco naturale era costituito dal canale d’Otranto che univa con una distanza di circa 40 miglia con una profondità di circa 800 metri, il basso Adriatico allo Jonio e quindi al Mediterraneo.
Bloccare il canale, non era però impresa facile, in quanto quel tratto di mare era interessato da correnti sottomarine, forti venti e mari in tempesta.
Un’inziale sorta di sbarramento presente già dal settembre 1915, era costituito da una catena di “drifters”, dei pescherecci inglesi dotati di reti indicatrici per la caccia ai sommergibili, scortati da incrociatori e cacciatorpediniere.

Gli uomini a bordo dei drifters mediante le reti individuavano la presenza di sottomarini, avvisando tempestivamente mediante un idrofono le navi presenti nelle vicinanze e provvedevano al primo attacco tramite il cannone di poppa da 47/50 mm e lo sgancio di bombe antisommergibili. Le reti indicatrici costituite da un cavo d’acciaio molto sottile, venivano rimorchiate a bassa velocità. Il compito di segnalare la presenza sottomarina era affidato ad una boa luminosa che si innescava quando la rete incontrava un ostacolo o una resistenza, avvisando l’equipaggio che provvedeva dando l’allarme alla richiesta di ausilio immediato degli incrociatori e delle torpediniere presenti in zona. La maglia dei Drifters si rivelò ben presto poco efficace, così come i vari tentativi di rinforzare il numero delle unità navali impegnate.

Durante la conferenza interalleata dell’ottobre 1916, fu deciso che fosse necessario, visto i vari tentativi infruttuosi già perpetrati, la costruzione di uno sbarramento mobile formato da più linee, capace di coprire una zona molto vasta da superare l’autonomia in immersione dei sommergibili nemici. Accorgimenti che portarono ad un aumento dei mezzi impiegati nella linea, ma a scarsi risultati.
Le operazioni di costruzione dello sbarramento, iniziarono a dar preoccupazione all’Impero, che in modo fulmineo si premurò di effettuare un’azione di “liberazione del mare” nella notte del 15 maggio 1917, che portò all’eliminazione di numerosi drifters, con conseguente sfondamento dello sbarramento.

L’azione austriaca, pose le basi per l’inizio di una collaborazione italo- francese sullo studio e la realizzazione di un blocco fisso.
Le Marine italiana e francese, iniziarono cosi una fitta collaborazione di idee e progetti, che potessero da lì a poco, portare alla realizzazione del tanto agognato sbarramento fisso d’Otranto. I vertici della Marina francese sostenevano, a ragione, che il pattugliamento antisommergibile distoglieva solamente le forze, poiché in pratica si trasformava in un salvataggio dei naufraghi a seguito dei siluramenti austriaci.

A conferma di questa tesi, fu stimato che i drifters durante il periodo di impiego a fronte di numerose perdite subite, riuscirono ad intercettare ed affondare solamente due sottomarini, uno austriaco e l’altro tedesco. Necessaria allo scopo fu anche la partecipazione degli inglesi; era chiaro ed evidente che lo sbarramento non premeva esclusivamente agli italiani, ma il dominio dell’Adriatico era fondamentale alle truppe alleate per porre fine in maniera vittoriosa alle ostilità belliche.
Il progetto italo francese prevedeva uno sbarramento di circa 66 chilometri poco più di 35 miglia nautiche. Nel febbraio 1918, fu sbarrato il passaggio tra Fano, Samotraki e Corfù, mediante la posa di 14 chilometri di rete. La posa del tratto principale fu effettuata tra l’aprile ed il settembre dello stesso anno, mediante il posizionamento di 429 boe ancorate da 180 km di cavo d’acciaio e la distensione di 66 chilometri di rete munite di 1200 torpedini.

Lo sbarramento italo francese era costituito da 30 spezzoni di rete leggera, esteso per 50 m di profondità, per un totale di 66 km di lunghezza tenuto a galla da bocce di vetro, boe metalliche e contrappesi in cemento. Gli spezzoni che venivano agganciati per mezzo di cavi d’acciaio ad ancore di calcestruzzo erano suddivisi in base alla profondità: “per fondali superiori ai 50 m vi era un doppio ancoraggio, e l’armamento offensivo era costituito da due mine De Quillacq a spinta negativa. Per fondale inferiore ai 50 m l’ancoraggio era sistemato lungo il cavo inferiore della rete e l’armamento offensivo era costituito da due mine De Quillacq a spinta positiva. Gli spezzoni non erano collegati fra loro ma posizionati con leggera sovrapposizione dei lati esterni.”

Lo sbarramento fisso comunque non escluse quello mobile, che fu rinforzato da unità di cacciatorpediniere, drifters, M.A.S. e sommergibili. Lo sbarramento del canale d’Otranto permise di intercettare 227 sommergibili nemici, con 86 attacchi che portarono all’affondamento certo di due e il probabile danneggiamento di sedici La chiusura del mar Adriatico mediante il blocco d’Otranto si rivelò importante per le sorti del conflitto perché il tentativo in pompa magna della Marina austriaca di forzare il blocco, andò incontro alla disfatta di Premuda ad opera dei M.A.S. sotto il comando del Capitano Rizzo.

Questo brano è tratto dalla tesi:

“La Grande Guerra: la vita e le imprese dell'Ammiraglio Luigi Rizzo''

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Mazzarelli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Silvio  Berardi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 118

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