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Le crisi bancarie in Italia - Il caso Monte dei Paschi di Siena

Il caso "Monte dei Paschi di Siena"

Siena è la più piccola città della Toscana con circa cinquantacinque mila abitanti, questi hanno un forte attaccamento alle proprie istituzioni pubbliche fin dal periodo repubblicano medievale e, proprio grazie a tale peculiarità, la città vanta ancora oggi un settore pubblico qualitativamente superiore al privato dal quale trae la maggior parte delle proprie risorse economiche, culturali e sociali.
Tale forte presenza delle istituzioni pubbliche a Siena è rappresentata soprattutto:

1. Dalle Contrade, sorte nel XV secolo;
2. Dall’Università, fondata nel XII secolo e, quindi, tra le più antiche università al mondo;
3. Dallo Spedale, risalente all’anno 1000;
4. Dalla banca Monte dei Paschi, fondata nel 1472.


Proprio la banca “Monte dei Paschi di Siena” è una della più antiche e importanti banche italiane, un istituto di credito particolarmente legato al territorio, tanto da essere “un’emanazione tipica ed esclusiva della civiltà senese, come lo sono le Contrade e il loro Palio, ed è unica nel panorama bancario dell’Occidente” (cit. Mauro Aurigi).
Prima della fondazione della banca, i banchieri senesi erano i più importanti d’Europa, grazie alla delega per la raccolta delle decime per conto del Papa; tra le famiglie di banchieri più importanti della città vi era quella dei Salimbeni.
Questa famiglia possedeva una banca che, nel 1419, fallì e il Comune di Siena, dopo aver pagato i debiti della banca, bandì definitivamente la famiglia Salimbeni dalla città confiscandone tutte le proprietà, tra cui la “Rocca Salimbeni” che diventerà la sede, tutt’oggi utilizzata, del Monte dei Paschi.

Nel 1472 fu fondato il “Monte di Pietà” per volere delle Magistrature della Repubblica di Siena. I Monti di Pietà erano istituzioni finanziarie francescane senza scopo di lucro, nate nel XV secolo, le quali erogavano piccoli prestiti a condizioni più favorevoli rispetto a quelle di mercato.
Il Monte di Pietà senese nacque il 27 febbraio 1472 allo scopo di concedere credito, al tasso d’interesse del 7,50%, alle persone più bisognose vittime degli usurai.
In pratica il Comune di Siena fece ciò che, mezzo millennio dopo, Amartya Sen e Muhammad Yunus (Nobel per l’economia il primo e per la pace il secondo) crearono alla fine del XIX secolo, cioè il micro-credito concesso ad artigiani e agricoltori indiani per sottrarli all’usura mafiosa che li costringe a vivere nella miseria.

I senesi vollero il loro Monte, a differenza di quelli sorti in quegli anni in tutta Italia, di proprietà pubblica, giacché non si limitava a contrastare gli usurai con operazioni di pegno, ma anche raccogliendo capitali differenziandosi in questo modo dalle varie imprese d’assistenza religiose che operavano in varie città dell’epoca.

Con l’aiuto del Comune e dei cittadini, il Monte crebbe fino alla prima metà del Cinquecento, quando Siena si trovò a combattere una guerra contro Carlo V e Cosimo de’ Medici.
La guerra portò il ristagno dell’economia, al punto che i cittadini senesi chiesero l’istituzione di un nuovo istituto bancario che potesse sostenere la città in difficoltà, in particolare agevolando soprattutto allevatori e agricoltori attraverso depositi di capitali privati; la stessa Repubblica di Siena obbligò le altre istituzioni cittadine, come l’Università e lo Spedale, a effettuare depositi forzosi, remunerati al 5%, presso il Monte di Pietà.

Così, nel 1624, quando Siena fu inglobata nel Granducato di Toscana, il Granduca Ferdinando II concesse ai depositanti del Monte, le rendite dei pascoli della Maremma come garanzia. Tali rendite, dette “Dogana dei Paschi”, erano collocate presso i risparmiatori garantendo una rendita del 5% annuo.

In questo modo nacque un nuovo istituto, il “Monte dei Paschi”, che affiancò il Monte di Pietà e il Granduca Ferdinando II dispose, per legge, che tutti i cittadini senesi, poveri e ricchi (eccezion fatta per il clero), sarebbero stati responsabili delle sorti della nuova banca.

Nel 1737, con la morte di Gian Gastone de’ Medici, la Toscana passò alla dinastia dei Lorena che incrementarono le potenzialità della banca assoggettando la sua amministrazione al controllo governativo.
In questi anni il Monte aveva difficoltà a rispondere alla domanda, sempre crescente di prestiti, poiché la banca non poteva emettere obbligazioni per un ammontare superiore al Fondo di garanzia che più di una volta fu ampliato dal governo.
Con il regno di Pietro Leopoldo, nella seconda metà del ‘700, il controllo governativo sulla banca si accrebbe e, nel 1784, fu unita al Monte di Pietà sotto il nome di Monti Riuniti.

Alla fine del XIX secolo, fu approvato un nuovo statuto il quale dispose che la banca era un’istituzione della città di Siena, dando al Comune “la sovrintendenza, la direzione e la tutela”, fu quindi deciso che almeno la metà degli utili sarebbe stata destinata ad aumentare il patrimonio dell’istituto e il resto “erogato in opere di beneficenza e di pubblica utilità per la città di Siena”.

Fino al 1939 il Monte, senza mai ricorrere a fondi pubblici, crebbe espandendo la propria attività, prima in tutti i comuni dello Stato senese, poi estendendosi su tutto il territorio italiano. La banca, per tutta la sua storia, pur susseguendosi cinque regimi (la Repubblica di Siena, il Granducato dei Medici, il Granducato dei Lorena, il Regno dei Savoia e il regime fascista), rimase sempre ancorato al Comune di Siena, considerato come un ufficio di quest’ultimo. Dall’anno della fondazione, nel 1472, e fino all’avvento del fascismo nel 1939, quindi, il Comune di Siena ha avuto il controllo totale della banca, redigendo gli statuti, nominando la deputazione amministratrice, approvando i bilanci e incassando gli eventuali risultati positivi6.

La legge bancaria del ’36 prevedeva, per il Monte dei Paschi in particolare, la trasformazione da banca comunale a istituto di credito di diritto pubblico, tagliando giuridicamente il suo collegamento con la città di Siena. Dopo diverse proteste da parte di esponenti politici senesi, il regime fascista decise di lasciare la banca a Siena, pur trasformandolo in istituto di credito di diritto pubblico, prevedendo che gli otto membri della Deputazione, fino ad allora di esclusiva competenza del Comune, dovevano essere eletti dal Governo, dalla Provincia e dal Comune di Siena.

Negli anni ’90 del secolo scorso, i governi decisero per la privatizzazione delle banche e, nel 1995, anche il Monte dei Paschi fu trasformato in S.p.a., facendo detenere la totalità delle azioni alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena che, come l’antica banca, è gestita da otto Deputati nominati dal Comune di Siena, dalla Provincia di Siena e dalla Regione Toscana.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le crisi bancarie in Italia - Il caso Monte dei Paschi di Siena

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Informazioni tesi

  Autore: Dario Sequenzia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze dell'economia e della gestione aziendale
  Relatore: Sebastiano Mazzù
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 77

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