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L'uomo è ciò che mangia. Studio del cibo nella narrazione di Haruki Murakami

L’uomo è ciò che mangia

Ora che si ha una visione completa e approfondita della cultura gastronomica giapponese e dei concetti estetici-filosofici alla base di questa, è possibile analizzare quei passi dei romanzi di Murakami in cui il cibo si manifesta in modo piuttosto accurato. Pochi studiosi si sono soffermati, nello studio delle opere di Murakami, sugli alimenti e i piatti descritti e sul perché di determinate scelte, nonostante questi siano stati notati dai lettori più attenti.

Uno studente dell’Università privata Cooper Union for the Advancement of Science and Art di New York, Dennis Gelstad, ha creato un’infografica sorprendente (nelle immagini in basso alcune di queste) che visualizza tutti i pasti che si verificano nel romanzo 1Q84 (2014) di Murakami.

Gilstad utilizza un’unica linea per dividere e connettere i differenti elementi del pasto: dove sono disposti gli ingredienti in cucina e in che ordine e modo vengono preparati.
Ogni colore corrisponde ad un tipo di cottura diverso o al luogo in cui sono posizionati gli ingredienti nella scena: piano di lavoro, microonde, dispensa, pentola elettrica per il riso, fornelli, frigorifero e tostapane.

I grafici dello studente americano mostrano la complessità di alcuni dei piatti che si trovano nel celebre romanzo di Murakami; questa laboriosità fa presupporre che esista una chiave di lettura in ogni rappresentazione che vada oltre alla mera descrizione. In fondo, come si è potuto capire dal capitolo precedente, mangiare non equivale ad un atto puramente biologico; nutrirsi non vuol dire “riempire lo stomaco” ma anche, e soprattutto, riempire il cuore e lo spirito.

Della stessa idea era il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach che nel suo scritto, Il mistero del sacrificio o l'uomo è ciò che mangia del 1862, afferma, nella sua “teoria degli alimenti”, che l’alimentazione è la base che agevola il costituirsi e il perfezionarsi della cultura dell’uomo, sostenendo l’esistenza di un’unità psicofisica dell’individuo.

La teoria degli alimenti è di grande importanza etica e politica. I cibi si trasformano in sangue, il sangue in cuore e cervello; in materia di pensieri e sentimenti. L’alimento umano è il fondamento della cultura e del sentimento. Se volete far migliorare il popolo, in luogo di declamazioni contro il peccato, dategli un’alimentazione migliore.
L’uomo è ciò che mangia (Abbagnano e Fornero 2006, 57).


Il cibo crea legami con se stessi e soprattutto con gli altri e consente la relazione, la comprensione, la vicinanza e la fiducia nelle relazioni sociali. Costituisce il nutrimento concreto e simbolico per le funzioni del corpo, oltre che l’elemento affettivo per le funzioni della psiche.
La psicologa Licia Crosato (2013) afferma che le abitudini alimentari sono influenzate dai condizionamenti ambientali, dalla struttura sociale, dal periodo storico eccetera. Ma è vero anche il contrario, quindi è corretto affermare sia che “l’uomo è il suo cibo” ma anche che “il cibo fa l’uomo”; un’unione, appunto, che coinvolge la persona in modo totalizzante, dal corpo fino all’anima.

Anima e corpo sono intimamente connessi, in un connubio profondo e incondizionato. Il pensatore tedesco, nella sua opera, riserva interi paragrafi allo stomaco, con riferimenti al gusto, al cibo, al bere e al mangiare, alla digestione, fino ad arrivare addirittura all’evacuazione del corpo. L’alimentazione viene vista come la chiave di lettura per comprendere l’essere umano, poiché sarebbero il bere e il mangiare a tenere congiunta l’anima al corpo.

Il sostentamento, pertanto, rappresenta l’essenza, l’identità tra spirito e natura, di conseguenza l’inizio della filosofia, per il pensatore, consisterebbe nell’alimentazione, dal momento che la materia nutritiva è al tempo stesso la materia pensante.
Questa premessa è necessaria per comprendere quale sia il ruolo del cibo nei lavori di Murakami, in quanto la mia stessa tesi sostiene che il cibo, descritto nelle opere, serva a far emergere la individualità dei personaggi, oltre che concretizzare la loro fisicità.

Nella cultura giapponese ogni piatto, ogni ingrediente, viene curato e trattato in modo particolare; questo mi ha portato a pensare che le sequenze in cui il cibo diventa protagonista non abbiano un ruolo puramente descritto o “riempitivo” ma, al contrario, aiutino i personaggi ad acquistare una fisicità, una corporeità che difficilmente viene percepita dal lettore nei protagonisti delle storie. Le descrizioni dei corpi e delle fattezze sono presenti ma i personaggi di Murakami rimangono sempre avvolti da muri invisibili che creano distanze, portando a credere che le persone presentate non siano del tutto reali.

Il cibo interviene, allora, per concretizzare i corpi, per donargli una natura umana e, facendo questo, riesce a svelare aspetti caratteriali confermati poi dalle azioni dei vari personaggi: il cibo corrisponde perfettamente a ciò che essi sono.

Per analizzare questo rapporto mi concentrerò su due opere in particolare: il romanzo 1Q84 (2014), il suo libro di maggior successo e due racconti tratti dalla raccolta di storie I salici ciechi e la donna addormentata (2010), Nell’anno degli spaghetti e Granchi. Ho scelto di analizzare anche questi due racconti perché è attorno l’elemento gastronomico che ruota tutta la narrazione mentre, nel romanzo, il cibo appare prevalentemente in sequenze descrittive sotto forma di ingrediente utile per la preparazione di ricette varie. Questo diverso utilizzo degli elementi gastronomici può essere utile per capire, in maniera globale, la funzione del cibo nelle opere dello scrittore nipponico.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'uomo è ciò che mangia. Studio del cibo nella narrazione di Haruki Murakami

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Marcellino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Pubblicità, Editoria e Creatività d'Impresa
  Relatore: Stefano Calabrese
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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