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Corporate governance delle organizzazioni no profit

L’equilibrio economico e finanziario delle aziende non profit

I valori originari di un’azienda non profit possono essere di diverso tipo ma, ovviamente, sono ben lontani dalla ricerca non solo del profitto, ma anche di qualsiasi implicazione competitiva e lucrativa.
All’inizio sarà la risposta ad un bisogno proprio o socialmente rilevante, ma poi, subentreranno nel tempo nuove esigenze quali, ad esempio, quelle di dotarsi di strutture adeguate. In breve, all’organizzazione non basterà fornire un servizio o rispondere ad un bisogno, ma diventerà altrettanto importante che altre funzioni, apparentemente secondarie o comunque subordinate alle prime, siano pianificate ed adeguatamente affrontate.

Fra queste, le più evidenti e generali riguardano le condizioni dei lavoratori, la capacità di mantenimento della struttura, l’impatto ambientale e sociale della propria azione: l’organizzazione assume quindi anche un ruolo e un connotato di carattere economico.
La gestione di un’organizzazione, sia esse di tipo imprenditoriale o meno, si sviluppa attraverso la gestione economica e finanziaria. La gestione economica focalizza la propria attenzione sui costi e i ricavi dell’organizzazione, quella finanziaria sui flussi monetari e finanziari in entrata e uscita.

Anche nelle organizzazioni non profit, la creazione di valore è strettamente connessa con l’equilibrio economico, misurabile attraverso quella complessa e astratta quantità che è il reddito. L’azienda non profit è orientata verso l’ottenimento del reddito nella qualità e nella misura necessaria affinché possa perdurare nel tempo, così da perpetuare la sua funzione istituzionale e garantire la distribuzione dello stesso valore sociale prodotto, tra i diversi portatori d’interesse dell’organizzazione stessa.

L’idoneità del risultato economico va vista in funzione delle finalità proposte dall’istituto sociale quanto dalla congruità delle risorse impiegate e dei fattori che, a vario titolo, hanno contribuito alla produzione; il tutto con la naturale attenzione verso quelle peculiarità gestionali che riguardano, da un lato, le modalità di acquisizione delle risorse necessarie e dall’altro, le condizioni di offerta dei beni o servizi in tal modo ottenuti.
Per preservare il citato vincolo strumentale, va quindi rispettato il cosiddetto principio di economicità, ossia la permanente ispirazione alla logica dell’efficacia strategica e dell’efficienza operativa, tramite il quale ogni azienda può esprimere la propria attitudine a perdurare nel tempo.

L’economicità è un principio che assume una valenza applicativa diversa da caso a caso: deve necessariamente differenziarsi in ogni azienda. Non esiste dunque un giudizio di economicità universale e perennemente valido, poiché le scelte di ogni amministrazione devono essere coerenti alle peculiari e specifiche condizioni di gestione e di organizzazione.
Per le aziende non profit, lo strumento fondamentale per una buona gestione economica è il preventivo economico; esso è un documento contabile che viene costruito su base annuale dove confluiscono le previsioni di costo e di ricavo dell’organizzazione. Lo schema di un preventivo economico è pressoché identico a quello di un conto economico, che rende agevole il confronto a fine esercizio tra i dati a preventivo e quelli a consuntivo. Per l’elaborazione del preventivo economico è propedeutico il piano delle attività dell’organizzazione.

Come la gestione economica, anche quella finanziaria è composta da un complesso di operazioni coordinate, attraverso le quali, il totale delle entrate riesce ad essere in equilibrio col totale delle uscite.
Per mantenere un equilibrio tra entrate e uscite, l’organizzazione deve riuscire a combinare scadenze ed importi in entrata. Data la scarsità delle risorse a disposizione delle organizzazioni non profit e la tipologia delle attività svolte, il punto critico risulta essere quello di dover costantemente anticipare risorse finanziarie, in un contesto in cui l’accesso al credito è particolarmente difficile da perseguire; infatti, poiché la quota di entrate provenienti da vendite è mediamente insufficiente a coprire i costi generati dalla gestione operativa e i contributi, provenienti da privati, spesso sono poco significativi, l’organizzazione risulta finanziariamente strozzata dalle dinamiche dei fondi pubblici
che la costringono ad anticipare le somme di denaro per molti mesi, prima di ottenere i finanziamenti.

A questo si aggiunge l’assenza di capacità di credito delle imprese sociali, legata alla scarsa patrimonializzazione, a sua volta dipendente dall’impossibilità di remunerare il capitale e dunque di distribuire profitti.
Lo strumento principale per la gestione finanziaria è il preventivo di cassa; esso è composto dalla previsione delle entrate e delle uscite per il periodo in considerazione.
Il budget di cassa può essere fatto per una previsione di breve periodo (generalmente comprende periodi che vanno dalla settimana ai dodici mesi) oppure per la previsione a medio e lungo termine, al fine di determinare l’esposizione finanziaria necessaria all’organizzazione.

Il preventivo di cassa ha lo scopo di rilevare eventuali surplus o deficit finanziari e permette di individuare lo strumento più idoneo per andare a coprire l’eventuale deficit del periodo. La scelta delle modalità di finanziamento dipenderà sia dall’andamento del fabbisogno del tempo, sia dalle cause che hanno determinato il fabbisogno stesso.
Generalmente, il settore non profit, può contare su quattro tipologie di risorse:

- contributi degli aderenti: le quote di contributo direttamente immesse dai componenti dell’organizzazione;

- ricavi delle vendite: è il caso di un’organizzazione che produce beni e servizi almeno in parte collocabili sul mercato. Spesso sono vendite atipiche trattandosi di beni di utilità sociale in cui l’interesse pubblico viene in qualche modo tutelato da forme ibride di prezzo non tipicamente di mercato (fasce differenziate, zone di gratuità, voucher etc…);

- contributi da privati: è il caso delle donazioni, dei contributi a fondo perduto o di finanziamenti per specifici progetti provenienti da soggetti privati;

- finanziamenti pubblici: sono fondi che vengono concessi per svolgere una determinata attività ed offrire il servizio connesso. Quasi mai sono a fondo perduto, nel senso che prevedono sempre il raggiungimento di uno specifico obiettivo e il rendiconto delle spese sostenute.

Secondo l’ultimo censimento dell’industria e servizi del 2011, per l’86,1% delle istituzioni non profit la fonte di finanziamento principale è di provenienza privata.
La maggiore incidenza sul totale delle entrate è data dai proventi derivanti da contratti e/o convenzioni con istituzioni pubbliche (29%) e dai contributi annui degli aderenti (26%), seguono i proventi della vendita di beni e servizi (19%). Contributi, offerte, donazioni e lasciti testamentari incidono per il 7%, la stessa percentuale registrata per i proventi di origine finanziaria e patrimoniale e per le altre entrate di fonte privata. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Corporate governance delle organizzazioni no profit

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Informazioni tesi

  Autore: Valeria Cavaliere
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università Telematica "E-Campus"
  Facoltà: Economia
  Corso: Psicoeconomia
  Relatore: Francesco Napoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

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