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Corporate Social Responsibility e teoria economica

Contributi teorici e principali eventi in materia di CSR degli anni '90

Nel corso degli anni '90 il processo di concettualizzazione della CSR vive una fase di profondo sviluppo. Gran parte delle teorie di questo periodo, si basano prevalentemente sui modelli di Carroll e di Wood e hanno l'obiettivo di porre la CSR all'interno del quadro globale dello stakeholder management.

Uno dei contributi più interessanti è fornito da Freeman ed Evan. Secondo gli autori, gli stakeholder non conoscono esattamente né la loro posizione di classe e il loro status sociale né le modalità di distribuzione delle risorse naturali e le capacità all'interno dell'impresa.

Questa visione porta i due autori a pensare che tutte le parti interessate abbiano il compito di scegliere la concezione di giustizia che meglio soddisfa le loro aspettative ed esigenze. Una simile teoria ha il merito di introdurre la questione dell'impatto sociale delle attività economiche aziendali senza sottovalutare l'importanza degli obiettivi economici afferenti all'aumento dei profitti e allo sviluppo dell'impresa.

Freeman ed Evan si basano sull'idea che ogni stakeholder sia al tempo stesso fine e mezzo. Fine, poiché attraverso l'attività di impresa persegue un proprio interesse personale, mezzo, perché concorre al perseguimento degli interessi degli altri stakeholder. Freeman e Evan arrivano a definire il concetto di stakeholder nel modo seguente: "Gli stakeholder sono gruppi o individui che traggono vantaggio o che sono danneggiati, e i cui diritti sono violati o rispettati, dalle azioni aziendali".

Gli autori, dunque, propongono una ridefinizione dello scopo aziendale affermando che: “Il vero scopo di un'impresa è fungere da mezzo per il coordinamento degli interessi degli stakeholder. È attraverso l’impresa che ogni gruppo di stakeholder riesce a stare meglio attraverso lo scambio volontario. La corporation opera a vantaggio dei suoi stakeholder e nessuno può essere usato come un mezzo per i fini di un altro senza esercitare il pieno diritto di partecipare a quella decisione”.

Partendo da questi presupposti gli autori formulano i due principi kantiani della gestione strategica:

1. The Principle of Corporate Legitimacy - È necessario perseguire gli interessi di tutti gli stakeholder e ciascuno di questi ultimi deve poter prendere parte al processo decisionale che influisce sul suo interesse;

2. The Stakeholder Fiduciary Principle - Al management è riconosciuto un duplice ruolo. Da un lato può essere visto come "custode" della salute e della sopravvivenza dell'impresa, dall'altro ha il compito di bilanciare gli interessi dei diversi stakeholder.

Un altro importante esponente della corrente di pensiero kantiana è Norman E. Bowie il quale, nel suo scritto, individua sette principi che l'impresa intesa come comunità morale dovrebbe seguire. I sette principi sono i seguenti:

1. Riconoscere gli interessi di tutti gli stakeholder;

2. Permettere a tutti gli stakeholder di prendere parte alla definizione delle regole organizzative prima che esse siano attuate;

3. Nessun stakeholder deve avere a priori la possibilità di prevalere in tutte le decisioni;

4. Se a causa della conflittualità tra gli interessi degli stakeholder, alcune pretese legittime rimangono insoddisfatte, la decisione non deve essere presa solo in base al numero di componenti di ogni gruppo di stakeholder;

5. Non possono essere adottati principi e regole organizzative che violano le varie formulazioni dell'imperativo categorico;

6. Ogni organizzazione for profit ha un dovere di beneficienza nei confronti della comunità della quale fa parte, ma a tale dovere non corrisponde un destinatario specifico;

7. L'organizzazione deve decidere in merito alle regole per l'assunzione di decisioni che generano un'influenza sugli stakeholder, le quali devo essere riconosciute come proceduralmente giuste.

La tesi generale difesa da Bowie è che: “Se dobbiamo avere una teoria della responsabilità sociale d’impresa veramente esauriente, è necessario elaborare una teoria capace di determinare gli appropriati doveri reciproci esistenti fra gli stakeholder aziendali. Se i manager e gli azionisti hanno un dovere nei confronti dei clienti, dei fornitori, dei dipendenti e della comunità locale, allora la comunità locale, i dipendenti, i fornitori e i clienti hanno un dovere nei confronti dei manager e degli azionisti”.

Dunque, la responsabilità sociale secondo il modello degli stakeholder, prevede che ogni stakeholder abbia doveri reciproci nei confronti degli altri stakeholder. Tali doveri non sono esclusivamente di natura economica ma anche di natura morale. Bowie ritiene che, a differenza di teorie etiche come l'utilitarismo o l'etica della virtù, la teoria kantiana dell'impresa abbia il vantaggio di offrire una solida giustificazione normativa a pratiche gestionali più partecipative (come la compartecipazione agli utili, il crollo delle gerarchie, il movimento verso la qualità) che permetterebbero la nascita di imprese più democratiche. [...]

Questo brano è tratto dalla tesi:

Corporate Social Responsibility e teoria economica

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Bellipanni
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2015-16
  Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
  Facoltà: Economia
  Corso: Management per l'impresa
  Relatore: Vito Moramarco
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 132

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