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Percorsi di integrazione sensoriale nel trattamento delle psicosi

Disegno Speculare Progressivo Terapeutico

Il Disegno Speculare Progressivo Terapeutico (DSPT) è un metodo basato su un reciproco scambio di disegni tra paziente e terapeuta: il terapeuta risponde alle immagini disegnate dal paziente immergendosi nel suo mondo e muovendosi da lì per proporre soluzioni alternative, progressioni e possibili interpretazioni che, espresse attraverso l’immagine, riescono a superare le resistenze psicotiche della comunicazione (Benedetti e Peciccia, 2006)

I due autori, in quindici anni di lavoro, hanno studiato e analizzato più di 5.000 disegni prodotti in psicoterapie con venti pazienti psicotici e hanno ipotizzato che il loro miglioramento clinico (avvenuto dopo circa sette-otto anni di terapia) fosse collegato con:

• La costruzione nei disegni di una rappresentazione grafica del Sé del paziente e del terapeuta

• Lo scambio di affetti (altrimenti negato) tra la rappresentazione grafica del Sé del paziente e del terapeuta

• Il recupero di un dialogo interno tra le rappresentazioni scisse e i simboli bloccati dal paziente che si aprono a nuovi significati

Il metodo
Il terapeuta deve invitare il paziente a collegare le immagini che ha prodotto con le parole che vengono loro spontaneamente alla mente nell’osservare il disegno (Peciccia, Benedetti, 2006)
Nel caso in cui al paziente non venga in mente nulla, e ciò nella gravi schizofrenie è molto frequente, il terapeuta può copiare con una carta trasparente il disegno del paziente, e posizionarsi così in un rapporto di specularità e di simmetria con le sue rappresentazioni di cose, con le sue immagini visive. In un secondo momento, può spostare gli elementi grafici prodotti dal paziente, condensandoli e mettendoli in un rapporto di comunicazione reciproca.
Il paziente riesce in questo modo a entrare in una forma comunicativa, e comincia uno scambio di disegni con il terapeuta che permette di riportare il processo primario a livello d’immagine liberando la coscienza e la parola dall’invasione dell’inconscio (Peciccia e Benedetti, 2006)

La comunicazione che avviene tramite lo scambio dei disegni tra terapeuta e paziente sembra ripercorrere in maniera più efficace il percorso terapeutico verbale. Esso inizia con la fase di percezione della sofferenza (Benedetti, 1997), momento terapeutico in cui il paziente esprime il proprio dolore attraverso il disegno, conseguentemente percepito dal partner terapeutico, e quindi volto in direzione di una possibile risoluzione.
La seconda fase è incentrata sulla simmetria ,nella quale il terapeuta tenta di far percepire al paziente la propria presenza, determinando un ritiro di quest’ultimo. A tal proposito, il terapeuta dirompe con un chiaro messaggio di vicinanza.

Segue poi un terzo momento, quello del salto del terapeuta nella scissione del paziente, in cui emerge il chiaro tentativo da parte del terapeuta di instaurare un’alleanza con il paziente. Nella successiva quarta fase, relativa alla funzione vicaria della vittima (Benedetti, 1997), il paziente esterna graficamente le pulsioni distruttive che attaccano il mondo circostante e che spesso sono autodirette. L’obiettivo del terapeuta è quello di proteggere il paziente, entrando in contatto con tali nuclei distruttivi. Segue la proposta evolutiva (Benedetti, 1997), in cui il terapeuta accoglia e trasforma l’immagine negativa del paziente, in direzione di una nuova prospettiva. A tal punto, il paziente mette in atto le proprie difese, avviando la tappa relativa all’ incontro-scontro con la resistenza del paziente (Benedetti, 1997).

Quest’ultimo crea fantasmi psicotici progressivi (soggetti transizionali), determinando la settima tappa del percorso terapeutico nel Disegno Speculare Progressivo, la creazione del soggetto transizionale (Benedetti, 1997). Tali soggetti transizionali racchiudono tratti di entrambi i partner, quindi elementi sani e malati al contempo.
L’ottava tappa si esprime come progressione positivizzante (Benedetti, 1997) e comprende tutte le tappe precedenti, determinando la rinascita del Sé (Benedetti, 1997)

Nona e penultima tappa, nella quale la paziente designa la fine delle difese autistiche e l’inizio del suo affidarsi al terapeuta, nella fiduciosa accettazione dell’alleanza terapeutica e di quella simbiosi che pur nella fusione preserva l’identità di ognuno. Il percorso termina nel momento in cui il paziente ritira la propria identità dalla simbiosi terapeutica, determinando la separazione (Benedetti, 1997) e permettendo dunque la distinzione di sé dall’altro.

“Il paziente parla di se stesso attraverso l’immagine; impara così a proteggersi attraverso di essa, e ne vive la natura simbolica” (Benedetti, 1997, p. 35).
La comunicazione, infatti, avviene attraverso una dimensione di simbiosi terapeutica (Peciccia, Benedetti, 2006a), che sfocia in sogni e simmetrie grafiche. Essi rappresentano la disponibilità del paziente ad accogliere il terapeuta, il quale ne traduce i vissuti in simboli, ritracciando le medesime linee e realizzando reciprocità (Benedetti, 2006a, p.175).

Questa dimensione si realizza nelle interazioni grafiche. L’identità del paziente viene, attraverso di esso, rafforzata. Il terapeuta, infatti, ricopia il disegno del paziente, incontra il suo mondo ripetendone i movimenti grafici, ne scopre i punti di contatto e comunica oltre la barriera autistica (Peciccia, Benedetti, 1995), creando un campo relazionale (duale).
Quest’invito alla comunicazione è facilmente colto dal paziente psicotico che, con l’evolvere di connessioni tra cose e parole, riacquista la propria capacità di linguaggio verbale. Emozioni e potenzialità del paziente vengono recuperate attraverso una riedizione grafica del dolore ed un ascolto visivo in grado di anticipare la comprensione verbale.

Grazie al mezzo grafico, l’integrazione del Sé simbiotico e del Sé separato è favorita dall’integrazione tra le dimensioni di partecipazione ed auto-osservazione. La tecnica del disegno speculare progressivo prevede, dunque, una parziale identificazione terapeutica, consistente nell’introiezione dei vissuti frammentari psicotici nell’analista. Il vissuto che ne consegue è estremamente doloroso, tanto che il terapeuta stesso, spesso, ne è inconsapevole e lo esprime con il sogno. Il sogno stesso è, inoltre, estremamente affine al disegno speculare progressivo e, quest’ultimo, al cinema. In una pellicola cinematografica, infatti, la percezione del movimento è determinata dalla rapidità con cui una serie di immagini, ognuna delle quali è il duplicato della precedente con qualche modifica rispetto alla stessa, viene presentata alla retina.

Allo stesso modo, la sequenza di disegni creati tra terapeuta e paziente danno vita, come i fotogrammi, all’esperienza di un sogno condiviso. Il foglio trasparente che permette di disegnare sull’immagine dell’altro rappresenta l’effetto cinematografico della dissolvenza incrociata, evoluta digitalmente in “morphing”, ossia la trasformazione di un’immagine in una completamente diversa per mezzo di disegni intermedi che si discostano man mano dall’iniziale. La sequenza dei disegni tra terapeuta e paziente, riprodotti velocemente, ricrea un’esperienza simile al sogno che permetterebbe al soggetto psicotico di dare unitarietà al suo inconscio frammentato (Benedetti, Peciccia, 1995), permettendo, inoltre, il graduale recupero della verbalizzazione.

Grazie alla tecnologia, è possibile mostrare i disegni ai pazienti in maniera animata. Un’immagine posta sopra un’altra, ne determina una nuova, attraverso una condensazione ed una trasformazione.
L’evoluzione in digitale della dissolvenza incorciata, ossia il morphing, permette di tracciare progressivamente la graduale modifica delle immagini, attraverso la sovrapposizione delle stesse. (Donnari, 2011).
Riprodurre sullo schermo i proprio disegni, permette al paziente di elaborare l’esperienza positivamente, restituendogli un’immagine di sé stesso più rafforzata.
L’esperienza terapeutica di questo progetto ha punti di contatto con una nuova tecnica elaborata da Julian Leff, chiamata "Terapia Avatar per allucinazioni uditive persecutorie".

Questo brano è tratto dalla tesi:

Percorsi di integrazione sensoriale nel trattamento delle psicosi

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Informazioni tesi

  Autore: Giada Tanaceto
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze e tecniche psicologiche dei processi mentali
  Relatore: Claudia  Mazzeschi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 73

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Parole chiave

percezione
psicosi
schizofrenia
arteterapia
allucinazioni
disegno speculare progressivo
terapia avatar
terapia amniotica
integrazione sensoriale

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