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Approcci all'acquisizione del linguaggio: dal comportamentismo alla teoria interazionista

Innatismo ed evoluzionismo tra Chomsky e Pinker

Diversi quesiti sono sorti a seguito della diffusione della teoria chomskiana, i più discussi riguardano il come e il perché il linguaggio sia arrivato all’uomo in modo innato, questione che ha portato a un forte dibattito tra i sostenitori di Chomsky e quelli di Pinker. È evidente che Pinker si ponga sulla stessa scia di Chomsky, anch’egli con un’ipotesi innatista, ma in cui gioca un grande ruolo la teoria evoluzionistica darwiniana. Sebbene né Chomsky, né gli altri innatisti come Pinker, Bloom o Bickerton abbiano dato una spiegazione dell’acquisizione linguistica in termini funzionalistici (come faranno invece studiosi come Bruner), gli stessi innatisti darwiniani optano per una spiegazione funzionalistica dell’evoluzione del linguaggio.

In altri termini, nessun innatista basa i propri studi sul concetto per cui un bambino apprende il linguaggio perché sa consciamente che questo gli sarà utile o funzionale a qualcosa, ma si può affermare che il linguaggio quale facoltà innata sia stata selezionata nel processo evolutivo perché era una delle capacità che avrebbe garantito la sopravvivenza della specie, in quanto vantaggio per la specie stessa. Il divario di opinione tra i chomskiani e i darwiniani deriva soprattutto da una diversa concezione del linguaggio stesso: secondo Chomsky il linguaggio è un sistema troppo sofisticato e complesso per essere un prodotto evolutivo ed egli crede invece che, come altri sistemi biologici complessi, esso sia sorto per accumulazione graduale di mutazioni genetiche assolutamente casuali.

Pinker invece definisce il linguaggio come un istinto e per avallare la sua ipotesi e legarla a quella evoluzionistica cita un passo dello stesso Darwin che ne “L’origine delle specie” si sarebbe così espresso: «l’uomo ha una tendenza istintiva a parlare come vediamo nel balbettio dei bambini». La concezione del linguaggio come istinto porta Pinker e Bloom ad asserire che esso si sia evoluto come un qualsiasi altro istinto o organo, scomponibile in tratti che hanno favorito la riproduzione e di conseguenza la diffusione di tale organo nella popolazione attraverso le generazioni.

Infine lo stesso Pinker spiega così il motivo per cui tale istinto sia divenuto innato nell’uomo: «la teoria dell’evoluzione ha mostrato che quando l’ambiente è stabile c’è una pressione selettiva che induce le capacità di apprendimento a diventare più decisamente innate», questo perché tutto ciò che è innato può affiorare più precocemente nella mente del bambino e «così diminuiscono le possibilità che un soggetto sfortunato manchi di vivere quell’esperienza che altrimenti sarebbe stato necessario insegnargli». A proposito di questa affermazione, vedremo come Bruner e Tomasello ribattono alle teorie fin qui descritte, opponendo il concetto della necessità dell’insegnamento come condizione irrinunciabile, poiché senza il primo imput linguistico nessun bambino acquisirebbe la lingua, anche possedendone la facoltà in potenza.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Approcci all'acquisizione del linguaggio: dal comportamentismo alla teoria interazionista

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Marasca
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere
  Corso: Lettere
  Relatore: Clara  Ferranti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 55

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