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Brexit: un divorzio difficile

La Devolution e la Brexit

Innanzi tutto, è bene, ai fini dell’elaborato, fare un excursus sulla nascita della Devolution nelle tre Nations in modo da poter comprendere quanto sia importante per le amministrazioni devolute mantenere i poteri che sono stati conferiti loro in seguito alla Brexit. Come è noto, il Regno Unito è composto a partire dal 1707 da Inghilterra, Scozia e Galles e, con il Government Ireland Act del 1920, dall’Irlanda del Nord e le sue 6 contee. La riforma della Devolution è stata introdotta dal partito laburista guidato da Tony Blair nel 1998 in Scozia, Galles e Irlanda del Nord senza comprendere l’Inghilterra nonostante nel territorio inglese vivesse l’85% della popolazione.

Secondo la dottrina, infatti, creare un sistema di Devolution anche in Inghilterra avrebbe creato una sovrapposizione legislativa. Il conferimento di tali poteri alle Assemblee devolute è stato possibile attraverso un act emanato dal Parlamento di Westminster che così come li ha istituiti allo stesso modo li può eliminare. Quindi, con il termine Devolution non si intende altro che la devoluzione di una serie di specifici poteri e dunque il trasferimento di quest’ultimi dal Parlamento di Londra alle autorità locali. Pertanto con tale riforma sono venute alla luce tre assemblee direttamente elette e formate da un governo che è responsabile nei loro confronti. Queste Assemblee, però, sono prive di sovranità in quanto il Parlamento di Westminster è l’unico organo legislativo sovrano.

Inoltre il sistema della Devolution è un sistema asimmetrico perché prevede per ogni Nazione poteri diversi. Tale riforma ha avuto impatti diversi nei tre territori nonostante abbia determinato un’ evoluzione dell’intero modello britannico.
Per quanto concerne il caso scozzese, nel 1998, con lo Scotland Act è stato introdotto un parlamento uni-camerale in Scozia, composto da 129 membri eletti con un sistema misto: 73 con il sistema maggioritario e 56 con il sistema proporzionale. La legge approvata dal Parlamento nazionale in qualità di legge ordinaria-in quanto non può essere soggetta a modifiche da parte di un act dell’Assemblea di Edimburgo-ha creato “un’assemblea con potestà legislativa primaria, una limitata potestà impositiva fiscale e un esecutivo politicamente responsabile”.

L’act, ha elencato tutte le materie che sono rimaste di competenza del Parlamento di Londra prevedendo la clausola dei poteri residui: tutte le materie che non sono disciplinate dal Parlamento nazionale vengono affidate alla Scozia. Inoltre viene ribadito, all’interno della legge, che il Parlamento di Londra è l’unico parlamento sovrano a differenza di quello scozzese che resta privo di sovranità e può legiferare solo nelle materie che le sono state attribuite. Pertanto, dato che è stata una legge emanata da Westminster a istituire l’Assemblea di Holyrood, una stessa legge può destituirlo.

Inoltre, se il Parlamento nazionale ha emanato una legge che ha conferito potestà legislativa primaria, in determinate materia, alla Scozia, ciò non toglie che l’organo legislativo di Westminster possa approvare ulteriori leggi nelle materie devolute. Di fatti questo sistema così come è stato coniato ha permesso di tutelare il principio della sovranità parlamentare. Inoltre nello Scotland Act del 1998 è stato previsto il controllo da parte del Privy Council e, a partire dal 2009, da parte della Corte Suprema in caso di controversie ovvero nel caso in cui una legge del parlamento scozzese legiferi nelle materie che non rientrano nelle proprie competenze.

Perciò lo speaker scozzese, prima che la legge venga presentata e successivamente approvata, ha il compito di osservare se la legge rientri nelle materie che sono state concesse all’Assemblea scozzese e solo se questa è conforme, viene presentata. Nel 2012 è stato approvato lo Scotland Act, il quale attraverso i rapporti del 2008 e del 2009 redatti dalla Commission on Scottish Devolution, presieduta da Sir Kenneth Calman, sono stati conferiti ulteriori poteri alla Scozia soprattutto in materia fiscale. Inoltre con il referendum del 18 settembre 2014 che ha sancito la permanenza della Scozia nel Ragno Unito, è stata istituita la Smith Commission, per volontà del governo britannico per poter attribuire ulteriori competenze e poteri all’Assemblea di Edimburgo.

Nel 2016, è entrato in vigore lo Scotland Act 2016 che ha conferito maggiori poteri finanziari in capo alla Nazione e ha reso permanenti le istituzioni scozzesi, quindi, prima di abolire le istituzioni scozzesi è necessario indire un referendum per dare la possibilità al popolo scozzese di decidere in merito. Per “permanenti”, tuttavia, non si intende che tali istituzioni non possono essere abolite ma che il Parlamento di Westminster li riconosce come permanenti solo ed esclusivamente nel presente e non nel futuro.

Mentre in Galles, nel 1998 con il Government of Wales Act è stato istituito, diversamente da quanto è accaduto in Scozia, un parlamento monocamerale privo di sovranità ma anche privo di potestà legislativa primaria. L’Assemblea di Cardiff è formata da 6 membri di cui 40 vengono eletti negli individual costituencies e altri 20 tramite il sistema dell’Additional Members. Tale Assemblea può approvare solo atti di legislazione secondaria ovvero di tipo regolamentare. Ma nel corso del tempo sulla scia di quanto stava accadendo in Scozia, si era impegnata affinché anch’essa potesse ottenere maggiori poteri. Infatti, attraverso l’operato della Richard Commission che aveva fornito dei pareri in un rapporto del 2004 in merito alla devoluzione dei poteri in Galles, così come era accaduto precedentemente nel territorio scozzese,il Galles è riuscito ad amministrare maggiori settori.

Pertanto nel 2006, è stato approvato il Government of Walles Act che ha conferito alla Nazione la potestà legislativa primaria in 20 settori differenti, attraverso un processo graduale che sarebbe durato 5 anni che ha previsto l’indizione nel 2011 di un referendum per permettere ai cittadini gallesi di esprimersi in merito alla questione. Dunque, diversamente da quanto accaduto per la Scozia e per il Nord Irlanda, nel Galles non è presente il modello dei poteri residui, dal momento che l’Assemblea di Cardiff può legiferare solamente nei settori che le sono stati devoluti come ribadito nell’allegato 7 della legge del 2006. Tale legge ha, inoltre, ripartito in maniera più dettagliata le competenze e i poteri da assegnare all’organo esecutivo e a quello legislativo.

Successivamente, nel dicembre del 2014 è stata approvata una nuova legge, il Wales Act che ha conferito alla country, anche se in maniera limitata, poteri in ambito fiscale, attraverso le raccomandazioni contenute in un altro rapporto redatto dalla Silk Commission. Il Galles, da sempre si è rifatto all’esperienza scozzese tanto che nel 2017 ha introdotto un nuovo bill che ha ripartito in maniera più nitida le competenze tra Westminster e l’Assemblea devoluta. Con tale legge, inoltre, le istituzioni gallesi sono divenute indipendenti alla stregua di quelle scozzesi ed è stata introdotta la convenzione per cui ogni qual volta il parlamento di Londra approvi una legge che riguarda la Nazione, è necessaria una mozione da parte dell’Assemblea gallese.

In Irlanda del Nord è stato approvato, sempre nel 1998, il Northern Ireland Act in seguito alla conclusione dell’Accordo del Venerdì Santo, come è stato più volte affermato. Tale legge ha previsto il ripristino dell’Assemblea di Stormont costituita da 108 componenti eletti attraverso un sistema proporzionale alla quale è stata conferita potestà legislativa primaria in specifici settori. Il sistema nord-irlandese è un sistema particolare in quanto governo e parlamento si sono sempre posti come obbiettivi quello rendere partecipi e tutelare le diverse componenti politiche e sociali che costituiscono la Nazione anche in seguito alla difficile situazione che ha vissuto il Paese.

In sostanza, è facilmente comprensibile quanto la Devolution abbiamo apportato significative modifiche nel sistema britannico e quanto stia a cuore alle Assemblee devolute tutelare i poteri che sono riusciti a conquistare nel corso del tempo soprattutto nel momento in cui è stata fatta una scelta così importante per il Regno Unito ovvero quella di abbandonare l’Ue.
Come è evidente, il processo Brexit ha inevitabilmente comportato il coinvolgimento delle tre Nations che, è bene ricordare, non si sono espresse in maniera uniforme sul tema. Infatti se da una parte il Galles e l’Inghilterra si sono mostrate favorevoli all’abbandono dell’Ue, Scozia e Irlanda del Nord si sono schierate a favore della permanenza del Regno Unito all’interno del circuito comunitario. Questi differenti approcci da parte delle diverse popolazioni che compongono la Nazione stanno, tutt’oggi, complicando il processo di uscita del Paese.

Un tema cruciale nell’intera vicenda Brexit che merita di essere esaminato, riguarda proprio l’atteggiamento assunto dalle amministrazioni devolute in relazione al recesso britannico. La Prime Minister, infatti, ha subito intrapreso colloqui bilaterali con le Assemblee di Cardiff, Holyrood e Belfast per cercare da subito di delineare degli obiettivi comuni. Infatti è sempre stato di vitale importanza per la May, ottenere l’appoggio delle amministrazioni devolute in questo percorso nonostante la materia estera spetti esclusivamente al governo di Londra. Da un punto di vista squisitamente politico, invece, è necessario, per il governo conservatore, coinvolgere le Assemblee devolute in modo da evitare deterioramenti nei rapporti tra il governo centrale e quelli locali. La Premier, quindi, ha sempre ribadito l’intenzione di voler coinvolgere le Assemblee devolute in questa fase critica e, inoltre il governo centrale, a detta di David Davis, ha come obiettivo quello di ottenere la “national consensus” in relazione alla Brexit.

Infatti, come è stato affermato in precedenza, nel novembre 2016, il governo di Londra ha deciso di creare un Comitato, come sede di discussione, il Joint Ministerial Committee, dove le amministrazioni devolute e il governo di Londra possono confrontarsi in merito alle vicende legate al caso Brexit.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Brexit: un divorzio difficile

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Ruoti
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Giulia  Caravale
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 162

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