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Eugènie Grandet sotto cieli lontani - Confronto tra il romanzo originale di Balzac e la traduzione in lingua cinese

Confronto dei contesti linguistici

Dai confronti tra l'originale e la traduzione letterale dei frammenti sopra riportati, possiamo notare che il registro che il traduttore ha voluto utilizzare non è tanto elevato. Non ci sono espressioni auliche e sintagmi particolarmente complessi dal punto di vista della struttura. Si tratta di una lingua familiare che parliamo tutti i giorni. Alcuni potrebbero domandarsi se in questo modo è possibile sentire l'atmosfera che aveva voluto creare Balzac, ovvero entrare in una piccola città della Francia del diciottesimo secolo attraverso una lingua dell'Estremo Oriente, lontana sia per la distanza che per l'epoca. La risposta è senz'altro positiva. Se facciamo un ritorno nel passato per osservare i loro percorsi di evoluzione nella storia, non è difficile notare che il contesto linguistico della Francia e quello della Cina sono completamente diversi.

Per la lingua cinese il cambiamento nel corso degli ultimi due secoli è radicale. Il cinese è la lingua che possiede la più antica letteratura del mondo. La sua letteratura affonda le proprie radici finora sono circa quaranta secoli. In questa fase vengono aumentate le restrizioni sulla struttura delle sillabe limitando a poco più di 400 le sillabe possibili, che moltiplicate per i quattro toni potrebbero dare 1600 sillabe diverse di cui però circa 350 non sono attestate. Questa riduzione provocò una rilevantissima presenza di omofoni per la lingua cinese che ha le parole monosillabiche. La difficoltà è abbastanza significativa soprattutto nella comprensione orale, mentre nella lingua scritta gli omofoni vengono rappresentati da caratteri diversi. Col passare del tempo, la lingua parlata supplì a tale inconveniente ricorrendo a processi di composizione che portarono alla prevalenza di parole bisillabiche e polisillabiche.

In seguito ai contatti con gli Europei alla seconda metà del '800, le esigenze di democratizzazione e di modernizzazione accelerarono lo sviluppo della lingua cinese completandola con la terminologia necessaria per la scienza e la tecnica. Dopo la proclamazione della Repubblica nel 1912, i nuovi governanti resero conto dell'importanza della lingua per il progresso di una nazione e iniziarono ad affrontare il problema di un impiego scritto della lingua parlata. Decisero infine di adottare la varietà di Pechino come standard che poi fu denominata la lingua nazionale (Guo Yu). Nelle scuole si iniziava a introdurre la lingua moderna a fianco di quella classica. Dopo la nascita della Repubblica popolare cinese nel 1949, il comitato per la riforma linguistica introdusse la grafia semplificata degli ideogrammi e la trascrizione ufficiale latina (hànyŭ pīnyīn) da usare come grafia ausiliaria per insegnare la pronuncia standard ai bambini, alle minoranze nazionali ed agli stranieri. Così ebbe termine l'egemonia del vecchio sistema grafico sui sistemi parlati.

La commissione prevedeva anche, quando la conoscenza del Pinyin e della lingua standard si fosse generalizzata, si passasse all'uso esclusivo della grafia latina. L'idea di eliminare i prestigiosi zì (logogrammi), rappresentanti di un'antica civiltà e ricchezza assoluta di una tradizione è evidentemente irragionevole. Il tempo che è sempre stato ili miglior giudice, conferma l'assurdità di questa idea. Infatti, dopo sessant'anni, la cosiddetta “riforma radicale” della grafia non è stata più riproposta in nessuna occasione, ovviamente perché non è più pensabile.

Dal punto di vista della lingua scritta, il francese ha già raggiunto il suo momento abbastanza stabile nel diciannovesimo secolo, a livello strutturale il francese moderno ha avuto soltanto delle modifiche molto lievi rispetto all'epoca di Balzac.

Invece lo studio del cinese classico oggi rimane soltanto negli studi superiori umanistici come filologia, letteratura, storia filosofia ecc. Perciò tradurre un romanzo scritto in francese dell'ottocento in cinese moderno del ventunesimo secolo è ormai l'unica via di trasmettere ai lettori di oggi la cultura francese di circa due secoli fa.

Per iniziare l'analisi, prima di tutto sarebbe interessante vedere il modo in cui viene tradotto il titolo del romanzo. Si tratta del nome e del cognome della nostra protagonista, Eugénie Grandet. Per trasportarlo in una lingua che non usa l'alfabeto latino, per primo bisogna fare un'attenta divisione di sillabe in conformità con la struttura sillabica cinese, ad esempio si scompone i gruppi consonantici come /gr/ aggiungendo una vocale in mezzo.

Nel caso di “Grandet” viene inserita una /e/ col suono [ǝ] tra la /g/ e la /r/, così la prima sillaba diventa [gǝ]. La /e/ è la vocale epentetica per eccellenza in lingua cinese, ogni volta che si traduce una sequenza di suoni di una parola straniera che non ha la forma corrispondente in cinese, si aggiunge una /e/ per facilitare la pronuncia e riparare l'armonia di una sequenza. Nel caso di /gr/, la /e/ l'abbiamo inserita in mezzo alle due consonanti, ci sarebbero altri casi più frequenti quando la parola termina in consonante come /t/, /d/, /k/, /g/, ecc, allora la /e/ va attaccata a queste consonanti finali producendo così una sequenza CV (consonante vocale) come /te/ [tǝ] o /de/ [dǝ] più facilmente accettabili dai parlanti della lingua cinese.
[…]

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Informazioni tesi

  Autore: Hao Xu
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere Moderne
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Alberto Mioni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 64

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