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Evoluzione dell'inflazione tedesca 1914-1923

Ripercussioni economiche e sociali

Alla vigilia del primo conflitto mondiale le tensioni scatenate dalle due guerre dei Balcani (1912-1913) sconvolsero l’economia internazionale, in leggera ripresa dopo lo scoppio della crisi finanziaria americana del 1907. L’imminenza di uno scontro bellico di dimensioni ancora maggiori si rifletté anche all’interno della Germania, con tempestive vendite di titoli seguite da revoche di crediti del settore bancario, che posero le basi per una crisi di liquidità: «Il 1913 fu caratterizzato da scarsità di capitale e da una incipiente sovrapproduzione».

All’inizio delle ostilità, all’adozione di provvedimenti stringenti sull’attività economica privata si aggiunse l’arresto definitivo dell’attività di investimento. In uno scenario del genere, considerando inoltre il difficile processo di conversione da un’economia di pace ad una di guerra e l’improvviso allontanamento di un gran numero di lavoratori partiti per il fronte, si riscontrò un calo nell’attività produttiva tra il 1914 ed il 1915 (cfr. Tabella 3). Il Governo ricorse ad accorgimenti tempestivi al fine di riprendere l’attività economica, nello specifico accelerò la costruzione di edifici pubblici, creò lavori di emergenza ed istituì un’agenzia centrale del Reich per il collocamento dei lavoratori. Sin dai primi mesi del conflitto si verificò una disomogeneità nell’occupazione della forza lavoro fra i diversi settori industriali, a causa dell’evidente ascesa dell’industria bellica per la sua produzione ed il crollo delle imprese esportatrici e di beni di consumo non di prima necessità.

L’inflazione seguì il corso della ristrutturazione dell’apparato produttivo orientato allo sforzo bellico, generando aumenti più che proporzionali dei prezzi e dei salari nominali (contemporaneamente ad una diminuzione minore dei salari reali) nelle industrie che lavoravano specificatamente per la guerra. La presenza dell’inflazione permise inoltre al Reich di sopperire all’andamento dei prezzi per ogni tipo di spesa connessa al conflitto, poiché era possibile ricorrere in qualsiasi istante alla stampa di moneta, lasciando in secondo piano (almeno momentaneamente) il danno legato a questo tipo di politica finanziaria, la svalutazione della valuta nazionale.

Per quanto concerne il calo dell’attività produttiva che si verificò negli anni bellici, esso si concentrò maggiormente nella prima metà del conflitto, per poi diminuire in seguito al varo del programma inflazionistico di Hindenburg nel 1916, volto a stimolare e riorganizzare l’economia tedesca asservendola ad enormi investimenti in macchinari e armamenti. Se da una parte l’attività produttiva indirizzata allo sforzo bellico fece fiorire l’industria di quel settore, come conseguenza vi fu un declino nella produzione di beni destinati al soddisfacimento dei civili (Tabella 6). Alla fine della guerra, tenendo conto che gli arruolati risultavano al di fuori del mercato del lavoro, il numero delle donne occupate fu superiore a quello dei maschi, un’ulteriore prova del fatto fu necessario mobilitare anche i soggetti storicamente ai margini del mercato lavorativo in un periodo di emergenza.

Alla fine delle ostilità si verificò un fulmineo aumento della disoccupazione, principalmente a causa della smobilitazione dell’esercito. A ciò si aggiunse anche un calo drastico della produzione rispetto al 1918, fenomeno ampiamente prevedibile poiché non si avevano più le medesime necessità di acquistare e lavorare materiali bellici. Nel 1919 si ripresentò lo stesso problema del 1914, l’apparato produttivo doveva essere ristrutturato celermente nella direzione inversa, per il passaggio da una produzione bellica ad una pacifica. Il Governo cercò di fronteggiare questa duplice situazione critica accelerando gli investimenti da parte delle poste, delle ferrovie e di altri committenti pubblici.

Questo approccio prescindeva da strumenti inflazionistici, che avevano il compito di immettere liquidità nel mercato, causando però un continuo deprezzamento del marco. Grazie a questi espedienti si ravvisò nel quadriennio 1919-22 un calo continuo del tasso di disoccupazione (si arriverà a parlare di sovrapproduzione nel 1922, con il tasso inferiore all’1%), a fronte di una svalutazione senza fine della valuta nazionale.

Senza dubbio alcuno l’inflazione giocò un ruolo di primaria importanza nella crescita dell’attività produttiva, in particolare grazie agli effetti generati sulla bilancia commerciale. Il crollo del tasso di cambio fu talmente elevato da superare la continua crescita dei prezzi, e ciò rese le merci tedesche altamente competitive nel panorama mondiale. I settori export-oriented videro la propria attività aumentare a dismisura come conseguenza del deprezzamento del marco, che invece penalizzò fortemente quella dei settori rivolti al mercato interno.

Possiamo affermare che l’inflazione da un lato permise di favorire la ripresa dell’attività economica e raggiungere la piena occupazione, ma dall’altro dovette fronteggiare un inesorabile crollo del Papiermark ed un’accumulazione eccessiva di capitale che si tramutò in uno spreco di risorse, poiché in quegli anni venne a mancare l’attività di investimento.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Evoluzione dell'inflazione tedesca 1914-1923

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Informazioni tesi

  Autore: Rubens Mari
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Economia e Management
  Corso: Economia e Management
  Relatore: Giorgio Andrea Pizzutto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 52

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Parole chiave

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reichsbank
1914-1923

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