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Analisi dei modelli per l’analisi del contatto fra osso e protesi

L’osteosintesi

Le fratture non sempre possono essere trattate con il metodo conservativo, ossia tramite l'immobilizzazione con bendaggio gessato. In alcuni casi, per stabilizzare i segmenti ossei, si deve ricorrere all'utilizzo di dispositivi meccanici, impiantati tramite interventi chirurgici. Questa metodica di terapia delle fratture ossee si definisce osteosintesi.

È preferibile applicare l'osteosintesi quando:
* Il metodo conservativo quasi certamente non riuscirà ad ottenere un risultato soddisfacente;
* La frattura presenta una lesione tale da dover intervenire subito chirurgicamente;
* Il trattamento conservativo prolungherebbe troppo i tempi di guarigione e l'immobilizzazione eccessiva potrebbe essere causa di degenerazioni articolari;
* L'assistenza e l'autogestione del paziente è fortemente minata dalle dimensioni del tradizionale gesso.

Solitamente esistono quattro tipi di fissaggio della frattura tramite osteosintesi:
* Interna: se i dispositivi di ausilio alla stabilizzazione sono installati esclusivamente all'interno dell'organismo. Tipici esempi degli elementi utilizzati sono i fili, i chiodi, le placche, le viti.
* Esterna: se l'impianto è perlopiù esterno al corpo. E il caso dei fissatori esterni di Ilizarov e di Hoffman.
* Flessibile: se, sotto carichi esterni fisiologici, il mezzo di osteosintesi permette movimenti interframmentari rilevanti.
* Rigida: alcun movimento apprezzabile è concesso.

Scegliere un trattamento di osteosintesi comporta la premessa di avere la sicurezza che il paziente ottenga un buon risultato in tempi ridotti rispetto al trattamento conservativo, riducendo i rischi di una prolungata immobilizzazione.
Mediante un trattamento di osteosintesi si cerca di raggiungere degli obiettivi generali e specifici. Gli obiettivi generali sono la stabilità del segmento osseo fratturato, una guarigione quanto più celere, una mobilizzazione non troppa prolungata e il ripristino delle piene funzionalità.

Scendendo più nel dettaglio, la stabilità è per gli arti inferiori di primaria importanza, soprattutto in prospettiva dello svolgimento del loro compito di sopportazione dei carichi. Quando invece abbiamo a che fare con una frattura sita sugli arti superiori, il fine principale è il recupero dell'autosufficienza ossia il ripristino della piena funzionalità di braccia e mani.
Di fronte a fratture diafisarie, è di fondamentale importanza l'accurata stabilizzazione dei due monconi. La complessità aumenta nelle articolazioni, dove occorre un intervento il più preciso possibile per il recupero delle congruità delle stesse. Occorre tenere presente che, a secondo del tipo di trattamento, il volume del callo osseo cambia (più rigido è, meno è il callo osseo).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Analisi dei modelli per l’analisi del contatto fra osso e protesi

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Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Viscomi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2014-15
  Università: Università degli Studi di Catanzaro Magna Grecia
  Facoltà: Ingegneria
  Corso: Ingegneria biomedica
  Relatore: Gionata Fragomeni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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