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L'usura bancaria: la disciplina penalistica e i riflessi economici

La promessa o la dazione dell’usurato

Cambiando la prospettiva e spostandosi all’altro capo della relazione contrattuale si trova la figura della persona offesa dal delitto d’usura, rimasta immutata nel tempo.
Il riferimento alla posizione giuridica del soggetto passivo è individuabile dalla lettura al contrario delle locuzioni utilizzate nell’art. 644 del c.p., quali: “farsi dare” e “farsi promettere” che individuano l’oggetto penalmente rilevante nella condotta. La vittima del reato è dunque colui che promette o conferisce interessi o altri vantaggi usurari a colui che come corrispettivo del prestito concesso gli richiede, anche mediante una condotta non necessariamente attiva, una controprestazione eccessiva.

Essenzialmente questa condotta veniva intesa in una mancata partecipazione da parte del soggetto debole della relazione, la cui condizione di inferiorità non gli consentiva di esprimere la sua volontà nella definizione dei termini dell’accordo.
Tuttavia, vista la cosiddetta “obiettivizzazione” che il reato ha conosciuto negli ultimi vent’anni dovuta all’inserimento del requisito oggettivo del tasso-soglia, è possibile configurare pure il caso in cui sia il soggetto usurato a richiedere il prestito, anche se a condizioni eccessivamente esose, per molteplici esigenze, non necessariamente riconducibili al soddisfacimento di bisogni primari. Ai fini dell’applicazione della legge n. 108 del 1996 rileva la presenza di un contratto qualificato da una promessa o dazione di interessi usurari o altri vantaggi, indipendentemente dal fatto che la pattuizione sia stata stipulata a condizioni usurarie su volere iniziale del soggetto usuraio o usurato.

Dalla lettura dell’art. 644 del codice penale in merito alla prestazione del soggetto usurato si evince una sorta di equiparazione dei comportamenti posti in essere da quest’ultimo; il legislatore infatti li pone sullo stesso piano decretando in questo senso una sanzione uguale. Se ne ricava una fattispecie unitaria, a duplice schema, in cui la semplice promessa di interessi usurari rileva come condotta penalmente perseguibile, anche qualora il soggetto attivo non abbia ottenuto, in tutto o in parte, la prestazione della vittima. Detto in altre parole, il delitto di usura si perfeziona o con la sola accettazione della promessa degli interessi o degli altri vantaggi usurari.
La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta per chiarire questo punto precisando che il delitto d’usura è formalmente costituito da due distinte fattispecie, accomunate dall’intento persuasivo rivolto all’usurato finalizzato alla pattuizione di interessi, disciplinati dall’art. 820 del codice civile, e altri vantaggi.

La prestazione del soggetto usurato dunque si estrinseca in due condotte parificate dalla legge, entrambe giuridicamente rilevanti, ma con problemi interpretativi diversi. Infatti, mentre la dazione si concretizza in un comportamento materiale attivo in cui viene effettuato un versamento in termini economici a favore del soggetto attivo, l’ipotesi della mera promessa risulta più complessa ed articolata.
Secondo l’art. 1987 del c.c., le promesse sono negozi giuridici unilaterali con le quali un soggetto assume obbligazioni esclusivamente a suo carico, pertanto, non producono effetti obbligatori, se non nei casi tassativamente stabiliti dalla legge come nell’ipotesi del prestito usurario. Affinché tale promessa produca effetti giuridici è necessario che il soggetto agente ne sia venuto perlomeno a conoscenza e l’abbia accettato, anche in modo formale.

In linea di massima la promessa può consistere anche in un negozio giuridico unilaterale atipico, ma rientrando nella categoria degli atti recettizi, produce effetti solo nel momento in cui l’altra parte cioè l’usuraio ne ha effettiva conoscenza e l’accetta. Un’altra importante considerazione da aggiungere a completamento dell’analisi è che la promessa dev’essere diretta alla realizzazione dell’evento, ovvero sia seria ed idonea ad incidere negativamente ed indebitamente nella sfera patrimoniale della potenziale persona offesa, anche se non seguita dalla prestazione vera e propria.

Alla luce di questa analisi, viene sfornito di tutela il soggetto che pattuisca un contratto di finanziamento ad interessi usurari al solo fine di ottenere il prestito e non abbia alcuna intenzione, presente sin dalla fase iniziale dell’accordo, di corrispondere interessi concordati oltre la soglia legale. Non si tratta tra l’altro di una situazione difficilmente verificabile perché l’introduzione di requisiti oggettivi ha permesso una verificabilità ex ante delle condizioni che concretizzano la fattispecie usuraria.

Per quanto attiene all’oggetto della prestazione passiva si parla di “interessi”, ossia quei frutti civili che, intesi a norma dell’art. 820, terzo comma del c.c., “si ritraggono dalla cosa mobile come corrispettivo del godimento che altri ne abbia”; mentre la nozione di “vantaggi usurari” inserita nell’art. 644 del c.p., ha dato luogo a diverse opinioni da parte di più autori. Una delle definizioni più accreditate è quella sancita dal noto autore Violante che non riduce il concetto di vantaggio ad una qualificazione meramente patrimoniale, ma ne individua un’interpretazione più ampia che include interessi di natura eterogenea, anche se devono comunque possedere una valutabilità in termini economici.

L’art. 644 del codice penale riformulato nella legge n. 108 del 1996, ha, di fatto, esteso i confini della tutela penale nei confronti di colui che si trova in condizioni di difficoltà finanziaria riferendosi, in termini oggettivi, a tutte le situazioni di mancanza di denaro o beni. La fattispecie dell’usura in “concreto”, infatti, predispone la configurabilità del delitto anche nell’ipotesi in cui non vi sia il superamento del tasso soglia, con l’evidente intento protettivo della persona che in una situazione di inferiorità economica prometta o conferisca prestazioni eccessivamente squilibrate.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'usura bancaria: la disciplina penalistica e i riflessi economici

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Informazioni tesi

  Autore: Irene Roveron
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Diritto
  Relatore: Vittorio Manes
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

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