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Sogno e campo psicoanalitico. Discussione su recenti modelli teorico-clinici

Il retroterra teorico e il lavoro psicologico inconscio

Il sogno e la rêverie hanno un’importanza fondamentale nella teoria e nella pratica clinica di Ogden. L’autore, nella vasta area della psicoanalisi, si situa pienamente nell’orientamento bioniano e, come dichiara egli stesso, la propria concezione della teoria e pratica analitica deriva in gran parte dalla teoria di Bion sul sogno, il sognare e l'incapacità o impossibilità di farlo (Cfr. Ogden, 2005, cap.1). L’autore ha applicato alcune idee basilari di Bion relative al sogno e al sognare e le ha sviluppate, ampliate e modificate in base alla propria pratica clinica. I fenomeni psichici da lui studiati ed illustrati sono stati osservati e sperimentati direttamente nell’esercizio dell’attività con i pazienti ed essa ne costituisce quindi la fonte principale. Egli ha inoltre suggerito la modifica di alcuni aspetti tecnici della teoria classica freudiana, come per esempio un uso diverso della regola fondamentale delle libere associazioni. La sua opera è ricca di esempi clinici che, espressi in una scrittura psicoanalitica chiara ed esaustiva, esprimono in modo efficace le visioni dell’autore sul sogno e il sognare in seduta. Dalla lettura dei suoi scritti emergono anche fascino, mistero e vitalità che trasmettono al lettore la passione e la vivacità di una pratica che l’autore stesso ha definito un’arte. Il paragrafo si sviluppa nel tentativo di esplicitare quanto sopra esposto.

In primo luogo, intendo ricordare gli elementi teorici bioniani relativi al sogno e al sognare costituenti il retroterra teorico dell’analista americano. Essi sono stati già ampiamente descritti nel secondo capitolo dell’elaborato e li riporto ora brevemente per facilitare la comprensione del lavoro di Ogden ed illustrare come egli li ha intesi e sviluppati.
La funzione psichica fondamentale che rende possibile l’attività onirica ed il pensiero è denominata da Bion alfa (Cfr. Bion, 1962b, capitolo 1). Essa ha due compiti essenziali e complementari: il primo consiste nel trasformare le esperienze emotive e sensoriali grezze (elementi beta) in prime rappresentazioni (elementi alfa) che una volta collegate tra loro rendono possibile il pensiero onirico utilizzato a sua volta per il pensiero conscio, inconscio e il sogno notturno. Una volta trasformata l’esperienza emotiva in elementi alfa, l’individuo ha la possibilità di restare inconsapevole di quell’esperienza o di prenderne coscienza; se l’esperienza emotiva avviene nel sonno e il soggetto, svegliandosi, ne diventa consapevole, può descriverla con un racconto. Il sogno notturno è quindi la narrazione di un’impressione emotiva avuta nel sonno (Cfr. Bion, 1962b, cap.7) avente le stesse caratteristiche di quelle avute durante la veglia e che costituiscono il pensiero inconscio. La differenza consiste semplicemente nel fatto che l’una avviene durante il sonno e l’altra da svegli.

L’elemento fondamentale e rivoluzionario del sognare in senso bioniano sta nel fatto che l’attività onirica inconscia pervade la vita psichica sia di giorno che di notte ed è il fattore essenziale che permette all’individuo di dormire (nel senso di essere inconsapevoli) o di restare svegli (nel senso di essere coscienti). Esso riveste quindi un significato molto più ampio di quello convenzionalmente utilizzato fino ad ora e, così concepito, ribalta completamente la concezione che vuole il sogno come conseguenza e prodotto del sonno; al contrario, la possibilità di dormire (come quella di restare svegli) dipende dalla capacità di sognare (di saper collegare gli elementi alfa). Il sognare come inteso da Bion, rende inconscia un’esperienza emotiva conscia rendendola disponibile per il lavoro psicologico inconscio (consistente nel produrre, a partire dai pensieri onirici, pensieri inconsci e poterli cioè sognare). Come espresso precedentemente, alfa esplica una seconda funzione essenziale: nel rendere possibile il sogno lo rende l’elemento in grado di separare il conscio dall’inconscio e mantenere tale discriminazione nel tempo (Cfr. Bion, 1962b, cap.7). La mancanza o inefficienza della funzione alfa rende il soggetto incapace di differenziare tra le due istanze psichiche, tra realtà interna ed esterna, con le conseguenze catastrofiche espresse nel secondo capitolo dell’elaborato. Infine, ricordo che il sogno notturno riportato in analisi dal paziente svela gli elementi dell’esperienza che sono rimasti incompresi e che il paziente sogna poiché non riesce a digerire.

Ogden spesso utilizza il termine lavoro psicologico inconscio in luogo di sognare a voler sottolinearne la continua attività di produzione di materiale pronto all’uso per il pensiero conscio e inconscio (diurno e notturno) (Cfr. Ogden, 2005, capitolo 1). L’utilizzare i pensieri onirici derivanti dal collegamento di elementi alfa corrisponde al fare lavoro psicologico inconscio e permette di riflettere sull’esperienza in modo sia conscio che inconscio. Fare lavoro psicologico conscio e inconscio è per lui sinonimo di sognare (in senso bioniano) e di pensare (nel senso di elaborare) la propria esperienza vissuta; una sua carenza, blocco o, peggio ancora, mancato sviluppo, è fonte di sofferenza psichica e psicopatologia.
L’autore americano sostiene che ogni persona che senta la necessità di richiedere un’analisi

«è come se recasse con sé una forma metaforica di incubo, pavor, sogno non sognato, anche se, ovviamente, non è questa la sintomatologia che descrive» (Francesconi, 2018, comunicazione personale).

Queste forme metaforiche a cui fa riferimento sono i terrori notturni e gli incubi (Cfr. Ogden, 2005, capitolo 1) I primi non costituiscono sogni veri e propri poiché si compongono semplicemente di singole immagini o sensazioni di oppressione che causano il risveglio improvviso accompagnato da forte percezione di paura; il sognatore, o non si sveglia o si riaddormenta e al mattino non ne ha ricordo. In termini bioniani, i terrori notturni sono costituiti da elementi beta che non potendo essere collegati tra loro non possono generare il sognare, il pensare o l’immagazzinamento di ricordi. L’individuo che soffre di terrori notturni non riesce a sognare le proprie esperienze emotive grezze e, nel senso di Ogden, è impossibilitato a svolgere lavoro psicologico conscio e inconscio e a sognarsi nell’esistenza. Essi sono sogni non sognati che, incapaci di produrre pensiero onirico e lavoro psicologico, non determinano alcun cambiamento e crescita nella psiche del soggetto. L’incubo è invece un tipo di sogno che contenendo elementi spaventosi per il sognatore ne causa l’improvviso risveglio; però, quando questo accade, egli è in grado di distinguere tra realtà interna ed esterna, tra sognare e l’essere cosciente, tra l’essere sveglio e l’essere addormentato.

Una volta cosciente il sognatore è in grado di ricordarlo, raccontarlo e di rifletterci sopra facendo, in altre parole, del lavoro psicologico conscio. L’incubo è utilizzato come forma metaforica di un sogno interrotto da effetti disturbanti contenuti nell’esperienza emotiva che l’individuo sta sognando (pensando), ma questi, con aiuto adeguato, ha la possibilità di riprenderlo e terminare di sognarlo. Per Ogden, sogni non sognati e sogni interrotti rappresentano rispettivamente l’impossibilità di fare lavoro psicologico inconscio (inteso come sinonimo di pensiero onirico) e la sua interruzione di fronte a situazioni emotive disturbanti. Mentre la seconda modalità provoca sofferenza psichica in cui il soggetto mantiene l’esame di realtà, la seconda è all’origine del pensiero psicotico e cioè del non pensare e del non sognare. Di concerto con questa visione metaforica, nella pratica psicoanalitica l’analista si ritrova a lavorare con due ampie categorie di pazienti: quelli impossibilitati a sognare e quelli che interrompono i loro sogni poiché fonte di angoscia; il lavoro del terapeuta consiste quindi o nell’aiutare il proprio assistito a sognare sogni mai avuti o a condurlo a riprendere e terminare quelli precedentemente interrotti. Lo scopo è in ogni caso quello di aiutare il paziente ad

«essere consapevole della propria esperienza [..] sinonimo di essere in grado di sognare la propria esperienza emotiva vissuta» (Ogden, 2005. p.30).

Il sognare la propria esperienza emotiva, inteso come fare lavoro psicologico inconscio, rende capace l’individuo di dare una risposta affettiva all’esperienza stessa, generando possibilità di apprendimento e cambiamento che sfocia in una crescita psicologica.
Un altro elemento bioniano alla base della concezione psicoanalitica di Ogden è la relazione dinamica contenitore/contenuto (♀↔♂) che, come descritto nel capitolo due, è una peculiarità fondamentale dell’apparato per pensare i pensieri; costituisce un fattore della funzione alfa della personalità che, in salute, assolve al compito di contenere i contenuti emotivi e sensoriali grezzi e trasformarli in rudimentali rappresentazioni visive adatte al sogno notturno e diurno inconsci e al pensiero conscio. L’analista in seduta si offre come contenitore (o funzione alfa) per i contenuti (elementi beta) del paziente in modo da elaborarli e restituirglieli una volta resi più tollerabili. Per poter assolvere a questo compito egli deve porsi in una particolare stato mentale che gli permetta la ricezione emotiva degli stati psichici dell’analizzando, chiamata da Bion rêverie. Il termine francese scelto dallo psicoanalista inglese significa letteralmente fantasticheria o sogno ad occhi aperti contrapposto al sogno notturno, (rêve in francese). Al fine di poter sviluppare ed esercitare la rêverie, l’analista deve operare in seduta senza desiderio, né comprensione, né memoria (Cfr. Bion, 1970, cap.4) nel tentativo di sgombrare la mente da ogni pensiero e lasciarla aperta unicamente alla ricezione delle esperienze emotive del paziente. L’analista deve sentirsi in seduta ogni volta come se fosse la prima, anche se l’analisi va avanti da anni. Ricordo qui che Bion intende la rêverie come stato mentale proprio dell’analista mentre, come cercherò di illustrare nel proseguo di questo scritto, Ogden la attribuisce anche al paziente.

L’analista americano, intende il contenitore bioniano come un processo che si occupa di tre tipi di pensiero: il lavoro psicologico inconscio (inteso come sinonimo di sognare), il lavoro psicologico o sogno preconscio (sogno e rêverie) e il pensiero conscio (pensiero riflessivo). Tra questi il più importante è il primo, in quanto è quello che determina crescita psicologica. Intendo richiamare l’attenzione sulla seconda parentesi in quanto esprime un’idea di fondamentale importanza: il sogno e la rêverie sono, secondo Ogden, la manifestazione del pensiero preconscio laddove l’uno si riferisce al sonno e l’altra alla veglia. Anche il contenuto è un processo in movimento continuo ed è costituito dai pensieri (in senso bioniano) e dalle emozioni che derivano dall’esperienza emotiva vissuta. Secondo Ogden, fra i compiti della psicoanalisi c’è quello di creare un contesto e una situazione (il setting analitico) che facilitino lo sviluppo e la crescita del processo contenitore/contenuto e cioè la capacità di sognare i pensieri onirici. Contenitore e contenuto sono complementari e interdipendenti poiché l’uno non può esistere senza l’altro: l’assenza di pensieri onirici (contenuti) implica la mancanza di esperienza emotiva e i contenuti non possono essere sognati senza la capacità di lavoro psicologico inconscio (Cfr. Ogden, 2005, cap.7).

L’autore americano, assumendo pienamente i principi bioniani di cui sopra come punti di partenza, li sviluppa ed amplia notevolmente giungendo a considerare la seduta analitica come un intreccio e un sovrapporsi di sogni (consci e inconsci) e di rêverie sia del paziente che dell’analista. Come spiegherò approfonditamente in seguito, la concezione di Ogden prevede che anche i sogni notturni dell’analista e le rêverie del paziente costituiscano degli oggetti analitici.
Ma, essendo la situazione analitica il particolare contesto che dà origine al terzo analitico (che va ad aggiungersi alle due soggettività), questo complesso intreccio onirico ne è, secondo Ogden, un prodotto e nello stesso tempo strumento per poterlo percepire. In altre parole, e qui sta l’innovazione e la peculiarità della teoria di Ogden, rêverie, sogni (intesi in senso largo di pensieri inconsci diurni e sogni notturni) e terzo intersoggettivo sono avviluppati in uno stretto legame in cui i sogni ad occhi aperti di paziente ed analista si sovrappongono gli uni agli altri creando il terzo intersoggettivo; le fantasticherie della coppia analitica non solo generano il terzo analitico ma diventano anche il mezzo indispensabile per percepirne i pensieri e i sentimenti (Cfr. Ogden, 1997, cap. 5). Tutto ciò significa che le rêverie e i sogni che si presentano nel corso di un’analisi appartengono a paziente ed analista separati ma anche al terzo analitico; coglierne gli aspetti emotivi significa comprendere la struttura del mondo oggettuale interno del paziente e vanno compresi e utilizzati in tale contesto (Cfr. Ogden, 1997, cap.3).

Nel concludere il discorso relativo al retroterra teorico, non posso non citare Winnicott come uno degli autori a cui Ogden fa spesso riferimento; alludo in particolare al concetto di holding che rende l’analista inglese il primo a considerare gli stati psicologici di madre e bambino (e in analisi di analista e analizzando) equivalenti nella costruzione del rapporto fra loro. Ogden scrive che molte delle sue idee si basano sulla nozione di luogo in cui viviamo, idea che implica uno stato intersoggettivo della mente (Cfr. Ogden, 1997, p. 18). Molto sinteticamente, queste, ed altre, teorie di Winnicott esprimono che così come non esiste un bambino senza la madre, allo stesso modo non può esistere un analizzando senza l’analista, anche se allo stesso tempo i due soggetti sono distinti e separati. La discussione di questi temi esulerebbe dal presente elaborato, per cui mi limito a questi brevi accenni senza per questo sminuire l’impatto dell’autore inglese su quello americano.
Dopo questa illustrazione generale, intendo ora proseguire col tentativo di descrivere dettagliatamente le concezioni di Ogden relative al sogno, al pensare come sognare e al sognare in seduta (rêverie).

Questo brano è tratto dalla tesi:

Sogno e campo psicoanalitico. Discussione su recenti modelli teorico-clinici

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Informazioni tesi

  Autore: Anna Foieri
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Dipartimento di scienze del sistema nervoso e del comportamento
  Corso: Psicologia
  Relatore: Stefano Pozzoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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