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Origini, caratteri e prospettive dell'autonomia speciale della Regione Siciliana

Perché abolire lo Statuto speciale

L’ideologia che sostiene l’abolizione dello Statuto speciale condivide una medesima finalità, ma trae origine da ragioni diverse, che affondano le radici in motivazioni economiche, sociali o giuridiche. Spesso si tratta di una conclusione generica nei confronti di tutte le regioni a statuto speciale, sebbene nelle motivazioni a favore di questa misura l’inefficienza siciliana sia una motivazione molto valida e gettonata. La considerazione di base, anche alla luce di quanto detto nel secondo capitolo, è quella dell’inutilità dell’autonomia, della sensazione di tenere in vita un istituto ormai antico e svuotato del suo valore da interventi normativi, come la riforma del Titolo V della costituzione, o da sentenze della Corte Costituzionale che hanno lentamente ridotto il raggio d’azione della specialità regionale.

E proprio di recente il tema delle elezioni provinciali, trattato precedentemente, ha riportato in auge questo filone, sulla scorta delle motivazioni addotte dalla Corte a spiegazione della decisione. L’aver ritenuto incostituzionale l’elezione provinciale ha causato un moto di indignazione in chi sosteneva la libertà della regione di stabilire autonomamente la materia in virtù dell’art. 15 dello Statuto. Si è da più parti sostenuto che il criterio applicato dalla Corte, ossia il contrasto con una norma qualificata come «fondamentale riforma economico-sociale» sia in realtà stato un escamotage atto a dribblare i principi contenuti nello Statuto, e che, dato il precedente, qualsiasi legge statale possa essere preposta a quelle regionali adducendone la natura di riforma fondamentale economica-sociale.

Ma le critiche all’autonomia, come accennato sopra, sono arrivate anche per altri motivi: le Regioni a statuto speciale hanno una grande libertà di azione e ciò si riflette sulla spesa pro-capite: la Valle d’Aosta, ad esempio, ha una spesa pro-capite (11.720 euro) che supera di oltre quattro volte quella di una Regione ordinaria come la Lombardia (2.220 euro); quella di Trento e Bolzano è superiore di tre volte e in Sardegna e in Friuli la spesa è pari al doppio. Certo, poi ci sarebbe da dire anche che questi soldi vengono impiegati in modo molto diverso: mentre in Trentino e Valle d’Aosta vengono garantiti elevati livelli di welfare, in Sicilia la spesa è indirizzata al mantenimento di un sistema assistenzialista, nell’accezione negativa del termine.

Quanto poi alle casse, tutte le regioni ad autonomia speciale sono in rosso. Anche in questo caso va detto, però, che l’importo è molto diverso da una all’altra: il deficit della Valle D’Aosta risulta essere pari a circa 620 milioni di euro, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige si attestano intorno ai 2 miliardi, la Sardegna a 7 e la Sicilia alla enorme cifra di 22 miliardi di euro. Il problema è che, oltre ad avere un deficit così elevato, in Sicilia alla spesa pubblica non si accompagnano i risultati delle regioni settentrionali. Il Trentino-Alto Adige è una regione rinomata per qualità della vita e il suo livello di efficienza della giustizia è tra i migliori in Italia, mentre i servizi pubblici siciliani sono al contempo fatiscenti e costosissimi.

In precedenza si è già accennato a qualche dato, ma è ancora il caso di sottolineare come la Sicilia spenda in dipendenti pubblici 10 volte quel che spende la regione Lombardia, con risultati che sarebbero paragonabili solo nel caso in cui fosse, al contrario, quest’ultima a spendere ciò che brucia la prima e viceversa. Insomma, si può dire che il bilancio regionale siciliano è a tutti gli effetti un buco nero in grado di prosciugare una quantità smodata di risorse economiche. Circostanza, questa, che rende immediato il pensiero dell’eliminazione dell’autonomia.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Origini, caratteri e prospettive dell'autonomia speciale della Regione Siciliana

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Leotta
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: UniCusano - Università degli Studi Niccolò Cusano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Giovanni D'Alessandro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

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