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Il tema iconografico della ''Cavea cum ave inclusa'' a Roma e nel Lazio tra XII e XIII secolo

L’uccello in gabbia nelle miniature medievali del X-XV secolo

Per comprendere gli sviluppi del nostro soggetto in ambito medievale, dobbiamo analizzarne l’uso, per altro considerevole, che se ne è fatto nei codici miniati. Partiamo da un manoscritto del 989 copiato da un originale del VI secolo: il Tetravangelo armeno di Etchmiadzin. Le Tavole dei Canoni sono collocate entro arcate del tipo m, rette da colonne con capitelli ionici e con linee e colori che simulano le venature del marmo; sopra le arcate poggiano coppie di uccelli di specie diverse, affrontati verso il centro dove si trova un elemento vegetale o una composizione floreale, eccetto che nella c. 2v, dove sulla sommità dell'arco centrale, tra fiori rigogliosi, compare una gabbia con un uccello (fig.1).

Si tratta precisamente di una pernice, affiancata da altri quattro uccelli dello stesso tipo, di cui due rivolti verso di essa. Come sottolinea Grabar, il decoro del margine delle pagine consacrate alle Tavole dei Canoni si serve dello stesso repertorio di motivi che decoravano i mosaici pavimentali80. Un riscontro lo possiamo trovare nel mosaico pavimentale sempre di ambito armeno alle porte di Damasco, che abbiamo già potuto osservare.

L’esempio del Vangelo di Rabbula (cod.Plu.1.56) datato al 586 fornisce ulteriore prova di questa commistione di repertori tra i codici miniati e i mosaici pavimentali in quanto il manoscritto fu realizzato nello stesso ambito cronologico della maggior parte di questi ultimi. La decorazione marginale delle pagine dei Canoni nel medioevo resta perciò fedele ai modelli antichi, e ciò spiega come, nel codice armeno del 989, ci troviamo davanti ad una replica del motivo dell’uccello in gabbia, affiancato dallo stesso repertorio iconografico dei mosaici paleocristiani. Quanto a questo parallelismo tra i mosaici pavimentali e i margini dei Canoni, non c’è nulla di casuale: in entrambi i casi, è stata proposta la rappresentazione del giardino terrestre, con le sue piante e i suoi animali, a cui si aggiungono talvolta gli uomini.

Nel medioevo il motivo della gabbia diviene sempre più frequente nelle miniature di bestiari, salteri, libri d’ore e anche in raffigurazioni di bibbie. E’ il caso della Bibbia dei Cappuccini del 1180 ca. (BNF Latin 16745), in cui nella lettera C è narrato l’episodio biblico a cui presiedono David, Betsabea, e Nathan. Alle spalle di questi vi è una donna che sembra dialogare con un pappagallo rinchiuso in gabbia (fig.2). Invece, nel Bestiario chiamato Bodley 764 conservato alla Bodleian Library di Oxford della metà del XIII secolo realizzato forse a Salisbury, viene mostrato un gatto di casa che minaccia un uccello in gabbia, un altro felino intento a dormire accanto al focolare, e un altro ancora che sta facendo il suo dovere catturando un topo (fig.3). Nel Salterio di Peterborough, risalente al primo decennio del secolo XIV, nel margine del salmo 97 (Bruxelles, Bibl. Royale, 9961-62, c.66), è contrapposta ai chierici dell’iniziale, nella C, una donna con una gabbia contenente due uccelli (fig.4 e 5).

Veronica Sekules interpreta la donna con la gabbia come una misogine rappresentazione di una pericolosa seduttrice nell’atto di schernire gli uccelli-monaci alludendo alla loro reclusione; Kristin Aavitsland fornisce un’altra interpretazione: gli uccelli in gabbia con il loro canto sono metafora del coro dei monaci, e quindi il motivo sembra essere un ulteriore commento visivo all’ iniziale del salmo adiacente che si apre con le parole Cantate domino canticum novum e dove appunto si trovano quattro figure clericali che cantano le lodi del Signore.

Le associazioni della gabbia con la vita monastica, la meditazione, l’organizzazione della memoria e della conoscenza sembrano costanti per tutto il Medioevo. Questo potenziale metaforico fa luce su molte miniature presenti nei Salteri medievali e nei libri d'ore. Essendo una metafora sia della vita monastica che della mente come voliera che organizza e conserva il sapere, la cavea cum ave inclusa è un motivo molto appropriato ai Salteri, che contengono i testi base per la meditazione monastica. Qui, il motivo della gabbia può essere considerato come una figura ‘euristica’, cioè rappresentante il processo cognitivo che leggendo i Salmi viene messo in atto, un artificio mnemonico, tipico della tradizione medievale, rappresentato anche con altre strutture ‘a cella’ come alveari e colombari. In tali contesti, le funzioni delle gabbie lavorano in modo simile alle figure di pescatori.

Come metafora della meditazione e pensiero creativo (inventio), i motivi di pesca vengono inseriti nei margini del manoscritto come marcatori mnemonici. Alcuni esempi particolarmente degni di nota, si trovano sulle pagine del Libro d'Ore di Caterina di Cleves (fig. 6). Nei margini di numerose pagine di questo come di altri libri d’ore sono rappresentate molte delle metafore della memoria. Sono raffigurate api che portano il nettare agli alveari e producono miele, come dovrebbe fare un buon lettore che da varie letture estrae il meglio (il florilegio) da depositare in memoria per farne cultura. Uccelli vengono rappresentati in gabbie e voliere, quegli uccelli (in particolare piccioni, colombi e pappagalli) che sono sempre stati un’allegoria dell’anima e della memoria, e che, come i ricordi, devono essere cacciati e poi racchiusi in gabbie o uccelliere.

Queste raffigurazioni non sembrano avere un valore illustrativo rispetto al testo del codice ma hanno essenzialmente la funzione di ricordare al lettore quale sia la funzione di un libro in generale: quella di contenere materiale che deve essere considerato prezioso e perciò messo via e custodito nei propri contenitori di memoria, nelle proprie celle, extensions, scatole.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Il tema iconografico della ''Cavea cum ave inclusa'' a Roma e nel Lazio tra XII e XIII secolo

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Maria Faccia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Giulia Bordi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

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Parole chiave

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