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Giornalisti e lettori integrati: nuove alfabetizzazioni e sfide dell'informazione

Un buon giornalismo è alfabetizzato

Il lungo paragrafo precedente, nel quale si è cercato di restituire un quadro generale del giornalismo online, attraverso l’analisi della sua storia, oltre che delle caratteristiche e dei format che lo compongono, era necessario per arrivare a parlare del vero cuore pulsante di questo lavoro: esiste un legame fra giornalismo e alfabetizzazioni digitali? In cosa consiste? Se ne parla?
Innanzitutto, giornalismo e alfabetizzazione si trovano in uno stesso momento di transizione e trasformazione, che ‒ iniziato alla fine del ventesimo secolo ‒ è ancora in fase di assestamento: non è difficile trovare nella letteratura scientifica dedicata a entrambi la ricorrenza di aggettivi come “liquido”, “fluido”, “ibrido”, “multidisciplinare”, a indicare la continua rinegoziazione di forma e sostanza in atto in questi campi. Per secoli, i giornali hanno lavorato seguendo un metodo consolidato, governato da regole stabilite da lungo tempo. Allo stesso modo, il processo di alfabetizzazione si è susseguito invariato per centinaia di anni, concepito principalmente nella sua dimensione scritta, come attività cognitiva mirata all’apprendimento della lettura e della scrittura.

Poi è arrivato il digitale, figlio della rivoluzione della comunicazione ‒ e non viceversa ‒ e ha mutato radicalmente antiche abitudini, pratiche e tradizioni durature, rendendo indispensabili capacità come l’adattamento, l’aggiornamento continuo, la flessibilità, il trasformismo. È diventato così indispensabile lo sviluppo di giornalismi e alfabetizzazioni liquidi, che sapessero rispondere alle esigenze di una società dinamica e in continua metamorfosi.

È logico ‒ se non ovvio ‒ affermare che un buon giornalismo è un giornalismo alfabetizzato. Dopo aver dedicato venti pagine alla definizione del new journalism di vocazione digitale, dovrebbe saltare subito agli occhi un elemento comune: le abilità del giornalista 2.0 ‒ la familiarità con le tecniche di ricerca e analisi delle informazioni, la conoscenza approfondita dei media, la capacità di aggiornarsi costantemente, la competenza in ambito informatico ‒ sono le stesse che contraddistinguono una persona alfabetizzata digitalmente. Il discernimento critico e il pensiero analitico, condizioni centrali in tutte le alfabetizzazioni delle quali si è parlato nel primo capitolo del presente lavoro, sono requisiti essenziali anche per chi è parte del mondo della stampa.

Il professionista dell’informazione si trova in una posizione ottimale, grazie al mestiere che svolge, per allenare e potenziare con continuità la propria information, media e digital literacy. Da una parte, il suo lavoro lo rende un esperto nella ricerca e nella valutazione critica delle informazioni e dei dati che deve trasformare in notizia; dall’altra egli è interno al sistema mediatico, elemento che gli permette di conoscerne la struttura e i meccanismi, nonché individuarvi pregiudizi e storture con più semplicità. Inoltre, da quando la realtà analogica è diventata solo un lontano ricordo, si è prepotentemente imposta in campo giornalistico la necessità di possedere sicure competenze digitali, riguardanti gli strumenti, i formati, i codici e le convenzioni della Rete. Il giornalista del ventunesimo secolo ‒ idealmente ‒ dovrebbe essere in possesso del sistema articolato di conoscenze che ruota attorno all’universo digitale, nonché delle abilità pratiche e delle competenze che lo accompagnano: dovrebbe essere un individuo altamente alfabetizzato in più ambiti, soprattutto in quelli comunicativi, mediatici e digitali. Questo nel migliore dei mondi possibili. Quello che è certo, è che il giornalista potrebbe diventare il primo cavaliere alla tavola rotonda delle new literacies, dal momento che possiede i mezzi, le competenze e ‒ sopra ogni cosa ‒ la voce per diffonderne i valori e i princìpi.

Il giornalismo di qualità è alfabetizzato perché è aggiornato, attuale, in grado di sfruttare appieno le potenzialità dei nuovi strumenti tecnologici e delle piattaforme comunicative di ultima generazione, nonché di intercettare i bisogni del proprio pubblico. Più di tutto, è consapevole del ruolo che hanno le competenze digitali nel processo di formazione di cittadini consapevoli, consumatori informati, individui liberi. Lo è perché vive dentro al suo tempo e sa che il suo compito dovrebbe essere proprio quello di sondarlo e analizzarlo, riuscendo a individuare i grandi temi di una stagione e diffonderne la conoscenza fra i cittadini, rendendo «interessante e rilevante ciò che è significativo»72. Se non fosse in grado di farlo, avrebbe fallito il suo obiettivo e la sua stessa natura.

Questo brano è tratto dalla tesi:

Giornalisti e lettori integrati: nuove alfabetizzazioni e sfide dell'informazione

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Informazioni tesi

  Autore: Micol Burighel
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Informazione ed Editoria
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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