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L'evoluzione delle scene di battaglia nella storia del cinema dall'analogico al digitale

L’ultima invenzione per l'animazione

Quattordici anni per riuscire a preparare la sua realizzazione, quattro anni per finirlo (di cui praticamente quasi due di riprese), questi sono i consueti numeri di Avatar di James Cameron. Questa volta il sorprendente cineasta ha deciso di battere dei record non di spesa - come ci aveva abituati precedentemente - ma di tempo.
Ovvio che potrà infrangere anche il muro di incassi da lui stesso costruito con Titanic.

Avatar è fantascienza allo stato puro. “Volete andare su un nuovo pianeta, volete immergervi in un mondo del tutto nuovo? Bene inforcate gli occhiali 3D e vivete questa nuova esperienza ”.

I primi quindici minuti del film sono stati presentati a San Diego in una sala con cinquemila spettatori che alla fine urlavano entusiasti. Mai vista una reazione così positiva per un film che non ha alcun riferimento con la realtà. La data di lancio dei DVD e Blu Ray di Avatar sarà annunciata quando il film di Cameron avrà smesso di girare nelle sale, ma è già stato assicurato che si tratterà di prodotti di alto livello, non paragonabili a quelli realizzati per altri film 3D che, nella trasposizione in digitale, hanno perso parecchi punti in termini qualitativi.
La Panasonic, al tempo stesso, si prepara a lanciare un nuovo sistema di home theatre stereoscopico in 3D, che garantirà una riproduzione accurata dell’esperienza tridimensionale vissuta al cinema. Avatar, sarà costato la bellezza di 200 milioni di dollari e un bel po’ di impegno da parte di tutta la produzione.

James Cameron ha passato diversi mesi nella messa a punto delle tecnologie necessarie alla realizzazione del film, che, girato in 3D, unisce computer grafica e live action e si propone il fotorealismo assoluto come obbiettivo da raggiungere. Per rendere possibile questa resa così vicina al reale, il regista ha utilizzato tecniche quali la performance capture (una sorta di motion capture potenziato) e delle cineprese HD 3D, che lui stesso e i suoi stretti collaboratori hanno aiutato ad ideare. Con la performance capture un film può essere girato con due tipi di cast, uno per movimenti ed espressioni e uno per la somiglianza fisica, il che significa che si può effettivamente separare l’aspetto di un personaggio dall’attore che lo impersona prestandogli i “movimenti”. Così un attore può essere perfetto per atteggiamento e voce, anche se fisicamente non rispecchia affatto il personaggio. Questa tecnica, dunque, consente di superare le inadeguatezze fisiche che si potrebbero incontrare nella scelta degli attori. Lo stesso dicasi per la creazione di personaggi inesistenti. Lo stesso Cameron spiega: “Gli attori vengono liberati dalla tirannia di un film ordinario, con i problemi delle luci, delle posizioni della cinepresa, dei capelli o dei costumi. È una performance allo stato puro e i grandi attori di questo film lo apprezzano”5. Infatti, la scena una volta girata non deve essere ripresa da altre angolature; perché ciò viene fatto in post-produzione impostando diversi punti di inquadratura per la medesima scena.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'evoluzione delle scene di battaglia nella storia del cinema dall'analogico al digitale

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Informazioni tesi

  Autore: Livia Cicerchia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Arti e Scienze Dello Spettacolo
  Relatore: Maria Teresa Pizza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

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