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La riforma del verso russo nel XVIII secolo

Il verso russo dopo la riforma

La riforma di Lomonosov fissò i canoni della nuova versificazione russa. Nella poesia letteraria, il sistema tonico-sillabico domina per oltre centocinquant’anni dalla riforma, fino all’inizio del XX secolo.
Il verso sillabico sopravvisse per un breve periodo nella produzione manoscritta, per poi scomparire del tutto dall’uso.

Maggior fortuna ebbe il verso presillabico, che si fondava sulla solida tradizione della prosa rimata popolare. Questo verso continuò ad essere utilizzato nel lubok e sporadicamente nella letteratura ufficiale. Esempi autorevoli sono Skazka o pope i rabotnike ego Balde di A. Puškin nel XIX secolo e i versi di D. Bednyj nel XX secolo.

I metri sillabotonici costituiscono le misure classiche usate nella poesia russa. Nei componimenti poetici si può riscontrare l’uso di misure diverse tra loro (dipodie, tripodie, tetrapodie, pentapodie, esapodie), anche nelle varianti isopodica e anisopodica, cioè basati sulla regolare alternanza o meno di piedi differenti. Accanto alle misure classiche sono state introdotte, già nel XVIII secolo, forme metriche definite “non classiche”, costruite quasi sempre sul principio accentuativo.

Il classicismo canonizzò l’esapodia giambica, l’equivalente funzionale dell’alessandrino. Era utilizzata nella tragedia, nella commedia, nelle epistole, nell’elegia, nel poema eroico e nella satira. Molto usata era anche la tetrapodia giambica nelle odi solenni e nella lirica. Il vol’nyj jamb36, giambo libero, era diffusissimo nelle favole esopiche e nella lirica pindarica.

Altre misure, come la tripodia giambica e la tetrapodia trocaica, restarono legate alla lirica anacreontica, ai generi minori, alla canzone e alla stilizzazione folclorica. La tetrapodia trocaica fu applicata anche nell’ode spirituale e nella parafrasi dei salmi.
Sumarokov e Deržavin sperimentarono nuove forme di verso, come il logaedo37 e le forme ternarie con cesura, spesso tendenti al dol’nik.
Con la poesia preromantica e romantica, il verso russo tese a liberarsi dei vincoli del classicismo e sperimentò forme differenti e modificate di realizzazione. La tetrapodia giambica si affermava sempre di più, e in poco tempo divenne la misura più utilizzata in ogni genere poetico. Era impiegata nelle elegie, nelle epistole e anche nei generi brevi, in quanto la sua versatilità la rendeva adatta a qualunque argomento. Si affermò anche nei generi epici grazie a Puškin, a partire da Ruslan i Ljudmila (1820) fino a Il prigioniero del Caucaso (1820-21) e all’Evgenij Onegin (1823-31).

Contemporaneamente altri autori iniziarono a servirsi della pentapodia giambica, soprattutto Žukovskij, che si ispirò alla poesia romantica inglese e tedesca. Questo metro fu ampiamente utilizzato nella poesia drammatica, nella lirica meditativa e antologica, nell’elegia, e già dalla metà degli anni Venti del XIX secolo anche nel poema. Noti esempi sono il Boris Godunov (1825) di Puškin e Skazka dlja detej (1839-40) di M. Ju. Lermontov. La pentapodia giambica divenne l’equivalente metrico dell’endecasillabo nelle traduzioni dall’italiano.
L’esapodia giambica registrò un declino in epoca romantica, ma in epoca puškiniana si diffusero altre misure giambiche, la tripodia e la dipodia. La prima è legata al genere dell’epistola amicale; la seconda ai generi comici di derivazione francese.

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La riforma del verso russo nel XVIII secolo

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Informazioni tesi

  Autore: Biagio D'Anetra
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Michela Venditti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

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