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L'immortalità dell'anima e il Socrate morente

Le obiezioni dei Tebani e gli incantesimi di Socrate

Socrate dimostra la possibilità dell’esistenza dell’anima dopo la morte fondandosi sulla pìstis che l’anima ha un’indipendenza e un pensiero che le appartiene anche dopo il distacco dal corpo.
“Critone, dobbiamo un gallo ad Asclepio: dateglielo, non dimenticatevene !”
Con questa battuta, Socrate si congeda dai suoi amici, raccomandandosi che Asclepio, il dio della medicina, sia ringraziato con un gallo, perché secondo la tradizione si soleva sacrificare un gallo ad Asclepio quando le preghiere di una pronta guarigione venivano esaudite. Come scrive Nietzsche nella Gaia Scienza “[…]queste ultime parole del Socrate morente vogliono dire per chi ha orecchie: «O Critone, la vita è una malattia!»”.

Donare un gallo era il simbolo di una rinascita, di una ripresa, e Socrate raccomandando ai suoi amici di non dimenticare l’offerta al dio, sembra voler ribadire o confermare che la sua morte non solo non lo spaventa, ma è anzi una guarigione di cui essere grati agli dei. Solo i veri filosofi, in punto di morte, raccomanderanno di offrire un gallo ad Asclepio in segno di gratitudine per i benefici che li attendono dopo il trapasso, perché per tutta la vita hanno sperato che arrivasse il momento in cui si sarebbero liberati dal peso corporeo.
Tuttavia, questa visione ottimistica della morte, che ha in Socrate il suo rappresentante, sarà sensata solo se si dimostra che l’anima è immortale, perché “[...] sull’anima, la gente è molto incredula, e teme che essa, non appena si allontani dal corpo, non esista più in nessun luogo, ma che, in quello stesso istante si dissolva, disperdendosi come soffio o fumo, e che non esista più da nessuna parte.”
Ciò che all’inizio Platone pone su un piano di fede, credenza(pìstis), necessita un discorso che ne dia dimostrazione .
Il portavoce del comune dubbio che, dopo la morte, l’anima svanisca come un soffio, e della necessità di indagare adeguatamente sulle tesi avanzate da Socrate, è Cebete, il Tebano, che, per questo svolge il ruolo di promotore della discussione sull’immortalità dell’anima.
Dinanzi alle perplessità sollevate dal giovane amico, Socrate deve indagare, insieme con i presenti, la veridicità delle sue affermazioni .
Platone si avvale di tre prove per dimostrare l’immortalità dell’anima. La prima prova prende spunto dall’antica dottrina orfico-pitagorica, secondo la quale le anime sono soggette alla ciclicità della natura, “[...]ad una ruota di generazione, che, se la morte fa seguito alla vita, deve girando richiamare alla vita ciò che era morto.”
L’idea è che il corso della natura segue una direzione circolare per cui alla nascita segue la morte ed alla morte segue la rinascita, ovvero che i vivi rinascono dai morti e che, dopo la morte le anime necessariamente continuano ad esistere nell’Ade da dove poi rinasceranno come viventi.
“Questo argomento della ciclicità della natura è qui oggetto di una meravigliosa descrizione artistica. Quando Platone parla delle conseguenze di una natura in cui non ci fosse un continuo ritorno alla vita, lo fa con un linguaggio che dà il senso della natura quando non c’è primavera.”
Platone, rivelando la componente eraclitea della sua formazione, introduce l’argomento dei contrari e dell’armonia degli opposti, che si fonda sull’idea che tutte le cose soggette a generazione si generano dal proprio opposto: “[...]una cosa diventa più grande da più piccola che era necessariamente in precedenza e viceversa una cosa diventa più piccola da più grande che era in precedenza; e se una cosa diventa peggiore, lo diventa da migliore che era, e se più giusta, da più ingiusta che era.”
Dunque, ogni cosa è soggetta all’incessante flusso del divenire e del perire, non rimane costantemente nella stessa condizione, ma passa continuamente da uno stato al suo opposto, perchè ogni essere non smette di esistere ma si rinnova, non annichilisce ma rinasce dalle sue ceneri.

Questo brano è tratto dalla tesi:

L'immortalità dell'anima e il Socrate morente

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Informazioni tesi

  Autore: Laura Salamone
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia
  Relatore: Ersilia Caramuta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

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