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Le donne nell'Esercito Italiano

Alcune Donne ''Valorose''

Nel corso della storia sono state molteplici le donne "valorose" che hanno scelto volontariamente di dedicare la loro vita ad ideali come l'onore e la difesa della Patria.

Katharina Lanz, nata a San Vigilio di Marebbe nel 1771 e morta a Andraz, Buchenstein nel 1854, «che lavora come serva a Spinga, partecipa agli scontri scoppiati in paese il 2 aprile 1809 fra i ribelli tirolesi e i francesi intenti ad avanzare dalla val Pusteria. I tirolesi riescono a respingere i francesi verso i campi circostanti. Katharina Lanz si distingue per il suo coraggio. Stando alla tradizione, la giovane, armata di solo forcone, caccia i soldati francesi dal muro di cinta del cimitero. La sua audacia cade ben presto nel dimenticatoio. È solo intorno al 1870 che, grazie alla ricostruzione dei fatti di Karl Maneschg, la sua figura diventa famosa presso il grande pubblico come la "ragazza di Spinga", la quale lavorava come governante presso il fratello di Maneschg. Nel 1912 Livinallongo le ha dedicato una statua di bronzo».

Nella Prima Guerra Mondiale ricordiamo Maria Boni in Brighenti, la quale "Nacque a Roma il 3 settembre 1868 e morì in combattimento a Tarhuna, in Libia il 18 giugno 1915".
"Pur conoscendo le difficoltà e i rischi cui sarebbe andata sicuramente incontro, decise di inoltrare la pratica di avvicinamento al consorte" Costantino Brighenti, ufficiale coloniale, in Libia. Fu decorata di Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
«Durante il lungo blocco di Tarhuna, fu incitatrice ed esempio di virtù militari; con animo elevatissimo e forte, prodigò sue cure a feriti e morenti, confortandoli colle infinite risorse della sua dolce femminilità. Il 18 giugno 1915, seguendo il presidio che ripiegava su Tripoli, rifiutò risolutamente di porsi in salvo, volendo seguire le sorti delle truppe; più volte colpita da proiettili nemici, mentre soccorreva feriti e incuorava alla lotta, moriva eroicamente, in mezzo ai combattenti. Fu di fulgidissimo esempio. Tarhuna (Tripolitania), maggiogiugno 1915».

Maria Predari, nata il 6 luglio 1884 a Fiesse Bresciano (BS), laureata in medicina e chirurgia il 14/12/1912 a Pavia, fu il primo Sottotenente Medico Alpino donna, prestò servizio durante la Grande Guerra a Ruolo presso il V Centro di Reclutamento di Mobilitazione della CRI di Verona. "Un articolo pubblicato sulla Riforma Medica del 1916 ci informa: «Mantova ha dato una dottoressa all'armata, la signorina Maria Predari. Ella con slancio ed entusiasmo appena dichiarata la guerra nel maggio 1915 si offerse gratuitamente, venne assunta presso questo Ospedale militare Umberto I, ove poi, col 1 gennaio di quest'anno passò assimilato; mentre nel luglio u.s. col grado di sottotenente in divisa venne chiamata a dare la propria opera in Carnia ove rimase parecchi mesi, distinguendosi e segnalandosi all'amministrazione dei superiori che la tennero in grande pregio".

Maria Plozner, nata in borgo Ponars di Timau il 17 novembre 1884, "portatrice carnica" durante la I Guerra Mondiale. "Il mattino del 15 febbraio 1916, Maria Plozner Mentil giunse alle 11 insieme a Rosalia Primus Bellina a circa 300 metri dalle Rocce Malpasso, là le due donne avevano vuotato la gerla, colma di viveri e si erano soffermate per mangiare un boccone e riposarsi un poco. A quel punto, Maria fu colpita da un cecchino appostato sul Koeder Alm che la ferì al fianco destro […] portata a spalle da quattro alpini a Paluzza, nell'ospedale da campo alloggiato nelle scuole elementari. Nonostante le cure, morì quella notte stessa". A lei è intitolata l'unica caserma italiana che porta il nome di una donna e si trova a sinistra sulla strada che salendo da Tolmezzo porta verso il Monte Croce Carnico, prima di entrare a Paluzza. [...]»

Questo brano è tratto dalla tesi:

Le donne nell'Esercito Italiano

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Informazioni tesi

  Autore: Monica Mastroianni
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2017-18
  Università: Università degli Studi Niccolò Cusano - Telematica Roma
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia aziendale
  Relatore: Giovanni D'Alessandro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

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Parole chiave

donne
esercito italiano
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