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Analisi del Galateo Morale di Giacinto Gallenga (1871)

Analisi del lessico della cortesia

Con il termine cortesia «si indicano tutte quelle strutture ricorrenti nella lingua scritta e parlata che manifestano un comportamento cooperativo e rispettoso»327.
Nel linguaggio della cortesia si escludono tutte quelle forme comunicative che possono generare conflitto, e si mettono in luce quelle espressioni che possono favorire degli approcci positivi fra gli individui che stanno interagendo.

La cortesia presuppone: una relazione interpersonale fra due o più individui, evita tutti quei comportamenti che minacciano le relazioni, e che potrebbero rivelarsi poco garbati; può essere utilizzata in una moltitudine di situazioni, e non si tratta solo di regole, ma di un insieme di strategie utilizzate in base alle circostanze in cui si trovano gli interagenti328. Inoltre le relazioni sono basate sul binomio di  «potere/solidarietà, distanza/prossimità»329, sui sentimenti positivi e negativi che possono intercorrere fra gli individui, e nel contesto sociale dove hanno vissuto330.

I termini rientranti nel lessico della cortesia sono: cortesia, gentilezza, pulitezza, garbo, buona creanza, urbanità, signorilità, educazione, rispetto, civiltà ecc.

Nel Galateo morale di Giacinto Gallenga ritroviamo i seguenti termini del lessico della cortesia:

«Egli è per dirti, o pubblico, che allorché ti accade di dover richiedere un impiegato di qualche servigio, la civiltà t'impone di dimostrargli quella deferenza che è di dovere verso qualunque persona che tenga in società un posto onorato, e quella gratitudine a cui ha diritto ognuno che per dovere o per pura cortesia[...]»331

«I nostri sommi scrittori celebrarono tutti nelle opere loro il pregio in cui essi avevano la cortesia; i loro eroi uniscono sempre alle doti del coraggio, dell'ingegno, della bellezza quella delle grazie dello spirito e della bontà dell'anima i protagonisti delle loro più reputate composizioni sono sempre tipi ammirabili di gentilezza»332.

«L'operaio ordinato, operoso, civile è di solito anche buon camerata, buon marito, buon figlio, buon padre di famiglia e finalmente buon cittadino; giacché i bei modi, la decenza, la pulitezza cui egli osserverà nell'officina, non ismetterà nella società e nella famiglia, e quindi nella sua modesta abitazione vedrai regnare la compostezza, la pulizia, la concordia»333.

«Andando a scuola, ritornandone, camminate con garbo, solleciti, modesti, non a sghimbescio e a saltelloni, fermandovi a tutte le bacheche dei trastulli e delle chicche[...]»334.

«Naturalmente la civiltà che si vuol adoperare coi servitori differisce per molti riguardi da quella che dobbiam osservare colle altre categorie di persone. I modi colla servitù non sono per certo da confondersi con quei segni di ossequio che dimostriamo verso i superiori, né con quella famigliare garbatezza che si usa fra eguali, né con quell'autorità mista a rispetto a cui s'informano le nostre maniere con le persone anche a noi inferiori, ma che non ricevono da noi il salario per opere servili»335.

«Il militare non può scusarsi dell'essere sgarbato, brutale, prepotente col dire che egli non appartiene all'elemento civile; giacché questa antitesi di militare e di civile, che esiste nella denominazione delle due classi, non potrebbe inchiudere in uno Stato ordinato a libertà un'astensione a favor delle prime dai doveri dell'umanità e della buona creanza[...]»336.

«Proibite loro assolutamente di ubbriacarsi: il portinaio deve essere, nella modesta sfera delle sue attribuzioni, circondato di quel prestigio che è indispensabile per mantener l'ordine nella casa affidata alla sua custodia. Devono essere i suoi pregi essenziali la buona condotta e l'urbanità, con tutti e particolarmente con gl'inquilini dello stabile a lui affidato»337.

«Avvi un indicatore infallibile del benessere delle nazioni; è il grado di rispetto e di civiltà che esiste nelle relazioni fra operai e padroni: dove tra loro regna quella affettuosità, quella cortesia che è frutto di nobil cuore e di buona educazione, quella stima reciproca che viene alimentata della buona condotta e docilità degli uni, dalla equità e moderazione degli altri, allora dite pure che in quel paese l'industria è in fiore, il commercio è stabilito su solide basi[...]»338.

«L'uomo vuol essere rispettato; e sta bene! ma questo rispetto nasce da un altro, da quello che egli nutre per la propria moglie»339.

Nel 1962 John Langshaw Austin elabora la teoria degli atti linguistici, in seguito perfezionata da John Roger Searl nel 1969 e 1977340. Questa teoria si basa sull'idea che dire è anche fare341. In un enunciato, un'azione corrisponde a una reazione. Ogni enunciato viene diviso in: atto locutorio, quando si pronuncia qualcosa "Mi prendi le chiavi", atto illocutorio, l'azione che viene compiuta, atto perlocutorio è la conseguenza, lo scopo che si produce nel destinatario, come nell'esempio citato eseguire o meno l'ordine. Vengono classificate in cinque azioni: «[...] assertivi (ad es. asserire, affermare, suggerire, insistere, concludere, dedurre, vantarsi, lamentarsi); i direttivi (ad es. richiedere, ordinare, supplicare, consigliare, sfidare, invitare); i commissivi (ad es. promettere, giurare, offrire, scommettere); gli espressivi (ad es. congratularsi, scusarsi, lamentarsi, perdonare, lodare, salutare, ringraziare), i dichiarativi (ad es. battezzare, sposare, nominare, condannare)»342.

Gli atti illocutivi che i galatei propongono come intrinsecamente cortesi rientrano nella categoria degli espressivi. Nel Galateo morale di Giacinto Gallenga si riscontrano i saluti, i ringraziamenti, le scuse come atti locutivi cortesi. In ordine cronologico nel terzo capitolo "In pubblico" menziona dei ringraziamenti avvenuti nel gioco del lotto e letti in un giornale torinese di cui non ricorda il nome. [...]

327 Laura Mariottini, La Cortesia, 1° ed. Roma, Carrocci Editore, 2007, pag.9
328 Laura Mariottini, La Cortesia cit.
329 Laura Mariottini, La Cortesia, pag. 10
330 Laura Mariottini, La Cortesia cit.
331 Giacinto Gallenga, Codice delle persone oneste e civili, ossia Galateo Morale per ogni classe di cittadini, Torino e Napoli, Unione Tipografico-Editrice, 1871, pag. 202
332 Giacinto Gallenga, Galateo Morale, pag. 314
333 Giacinto Gallenga, Galateo Morale, pag.178
334 Giacinto Gallenga, Galateo Morale, pag. 243
335 Giacinto Gallenga, Galateo Morale, pag. 402
336 Giacinto Gallenga, Galateo Morale, pag. 373
337 Giacinto Gallenga, Galateo Morale, pag. 97
338 Giacinto Gallenga, Galateo Morale, pag. 177
339 Giacinto Gallenga, Galateo Morale, pag. 42
340 Laura Mariottini, La Cortesia cit.
341 Laura Mariottini, La Cortesia cit.
342 Laura Mariottini, La Cortesia, pag. 11

Questo brano è tratto dalla tesi:

Analisi del Galateo Morale di Giacinto Gallenga (1871)

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Santoro
  Tipo: Laurea I ciclo (triennale)
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Catania
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Giovanna Marina Alfonzetti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 392

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Parole chiave

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