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La fatica del cuore: l'etica della cura in Eva F. Kittay

Antropologia trascendentale e differenza sessuale

La ricerca intorno al differire di un uomo e di una donna è oggetto di studio anche da parte di coloro che si occupano di antropologia filosofica. Carmelo Vigna afferma che: "Il tema del convenire in una struttura comune (la struttura della persona umana, maschio o femmina che sia) ha nella storia del pensiero occidentale una letteratura filosofica dominante, mentre il tema del differire sessuale inizia ad essere oggetto di studio a partire dall'800, con la nascita del femminismo. La determinazione sessuale, l'essere maschio o femmina, è per Vigna, una costante dell'essere umano. Esso infatti non può essere né maschio né femmina: l'asessualità non esiste, se non come un fatto casuale, una sorta di mostruosità. Viene naturale chiedersi se questa costante abbia una sua struttura e lo studioso ci viene incontro affermando che ci sono una serie di elementi, a ben pensare soprattutto due, che sono strettamente legati alla differenza sessuale:

1. La maternità

2. La sessuazione corporea.

1 . La maternità, la capacità di generare, nel senso proprio di avere un grembo in cui si sviluppa una nuova vita, è esclusiva delle femmine, senza dubbio alcuno. I maschi ne sono totalmente esclusi. Si potrebbe, alla luce di ciò, affermare che la differenza sessuale non sia irriducibile? Qui il disfacimento del genere "trova un muro di bronzo inoltrepassabile." Entrambi i genitori accolgono il figlio, nel quale vedono l'esserci in altro. Tuttavia, lo accolgono in maniera differente: il padre lo accoglie e lo conosce per la prima volta; la madre lo accoglie e lo riconosce, in quanto lo ha tenuto e quindi già conosciuto nel suo grembo durante la gestazione. La maternità è la punta estrema del come una donna e un uomo sentono e vedono i loro corpi, "La gestazione porta in sé una relazione ad altri che il maschio non potrà mai sperimentare, perché è una relazione immediatamente corporea e non solo spirituale. La soluzione di continuità tra genitore e figlio, che nel maschio è "naturale", perché per il maschio il figlio è sempre un che di "esterno" quanto al corpo, in una donna è "innaturale", appunto perché in lei il figlio è "interno".

2. La sessuazione corporea dovrebbe essere forse la costante primaria della differenza sessuale, ma con il cambiare delle esigenze, in rapporto a ciò che il mondo e la società vogliono, in relazione a come ci (in quanto esseri umani) chiedono di essere, essa diventa una costante aggirabile: una conseguenza di una cultura abituata all'artificiale. "Un essere umano si rapporta al mondo a partire dal proprio corpo, che è una situazione che lo precede sempre, come l'occhio precede la vista dei colori. Il corpo "continuo" ed "interno" della femmina è opposto al corpo "esterno" e "discreto" del maschio.
Il corpo del maschio è "discreto" nel senso che esso è vissuto come presa sul mondo e quindi con una inflessione tendenzialmente strumentale. Si potrebbe dire che il maschio ha un corpo e la femmina è un corpo. Il corpo della donna è oggetto di "cura" (termine dell'intenzionalità) sia perché destinato ad essere guardato dal maschio, sia perché è "perturbato" dai cicli mestruali, dal parto. "È il doppio registro del sentimento corporeo a creare un'inclinazione del maschio per l'attività teorico-strumentale e un'inclinazione della femmina per l'attività pratico-relazionale."
In aggiunta alle due costanti summenzionate, ci sono dei corollari, degli elementi aggiuntivi che caratterizzano anch'essi la differenza sessuale. Uno di questi è sicuramente la contrapposizione fra accoglienza, tipica femminile, e la trasformazione, appartenente invece al maschio.
L'interiorità femminile ama intercettare il mondo emotivo; questo favorisce una certa inclinazione all'etica, cioè all'impiego della riflessione per venire in chiaro circa la bontà delle relazioni. Affetti e legami diventano le preoccupazioni dominanti, mentre l'azione volta all'esterno si contrae di preferenza nell'intimità della cerchia familiare o amicale.
L'amore del femminile per la cura è un'importante individuazione della singolarità personale. La cura scandisce l'attitudine all'accogliere.
L'uomo è invece costantemente impegnato nell'uso delle sue capacità per trasformare: trasformare il mondo, ricondurlo alla legge dell'umano.

Come sosteneva Nietzsche, era il maschio a dire "io voglio", mentre la donna dice "egli vuole"; questa affermazione che può sembrare maschilista può invece, paradossalmente, aiutare a capire meglio la coppia interiore/esteriore nelle relazioni del differire. Allude al fatto che è il maschio a venire innanzi un po' come a far da scudo alla sua femmina, per proteggerla dall'insidia esterna.
Non che la donna "non voglia", ma lei si compiace di volere attraverso lui, il suo uomo. Afferma Vigna: "Certo, se la coppia è in situazione di conflitto ciò porta a una visione distorta del rapporto; ma, se la coppia funziona secondo reciprocità riconoscente, il gioco delle parti funziona nel modo corretto. Infatti, non è l'uso della forza che offende un individuo, ma l'uso della forza contro di lui. Se l'uso della forza è per lui, appare sempre come un uso legittimo, e persino doveroso. Quando si vuol bene si cercano tutti i modi di compiere la volontà della persona amata. E in questo compimento il desiderio si quieta al massimo, perché il possesso più sicuro e tranquillo della persona amata sta nel riposare sulla sua volontà come sulla propria. Assecondare il volere della persona amata è lo stesso che raggiungerla nel luogo simbolico più personale e segreto." Quando due esseri umani si dedicano a ciò in modo reciproco, raggiungono l'intimità più profonda che si può in vita sperimentare. Altri elementi che si ritrovano a fare da costituenti della differenza sessuale sono la tendenza della donna al singolare, così come alla custodia della relazione contrapposte alla predisposizione dell'uomo all'universale e alla custodia dei principi.
Fin qui si è trattato di tutto ciò che porta un uomo e una donna a differire, delle loro inclinazioni guidate dall'equipaggiamento che accompagna l'esercizio della sessualità. Ciò che non bisogna dimenticare è che maschio e femmina sono prima di tutto esseri umani, cioè persone. Ne viene che le loro dinamiche di fondo sono tutte quelle ascrivibili al loro essere persone. Ed è per questo che l'essere maschio o femmina non dovrebbe essere il fine strategico della nostra vita.
La parte differenziale dovrebbe essere coltivata come curvatura della pratica di ciò che ci accomuna. "Se il corpo di un essere umano è di maschio o di femmina è una cosa importante ma non dimentichiamoci che è prima di tutto corpo umano, ossia principio essenziale della nostra vita. Il sentire, che è proprio del corpo, è anzitutto un comune sentire. Se è vero che siamo tutti essere umani in ugual modo, è anche vero che viviamo tutti come persone originariamente relate."
Non siamo solo accumunati dal logos e dal corpo, né solo dalla reciprocità relazionale, ma lo siamo anche da ciò che il logos e il corpo hanno in sé e per sé e che, quindi, ripresentano in ognuno di noi. Che i primi principi del sapere e del fare accumunino maschi e femmine, dimostra che è possibile un sapere comune e che è possibile una pratica comune. I primi principi sono infatti la maniera secondo cui un essere umano sta rispetto al mondo. La comunanza dei primi principi rende sì possibile un sapere e una pratica comune, ma certo non li garantisce nella loro costruzione determinata se non a mò di regola. Ciò che le donne possono a buon diritto rivendicare è la necessità di rivedere la concezione della femminilità che il maschio ha costruito a proprio uso e consumo nel corso dei secoli. Questa è poi la ragione per cui una precedente teoria della persona deve o dovrebbe sorreggere le riflessioni sulla differenza.

Questo brano è tratto dalla tesi:

La fatica del cuore: l'etica della cura in Eva F. Kittay

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Luciano Principe
  Tipo: Laurea II ciclo (magistrale o specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua
  Relatore: Maria Teresa Russo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

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