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"Le céfran… c’est relou!" - Il francese nel web

Argot e verlan: fenomeni tipici dell’orale

Come abbiamo visto la lingua francese è caratterizzata da numerose variazioni: in particolare il nostro interesse verte sull’argot e il verlan che corrispondono a fenomeni di variazione diastratica e diafasica. Secondo la definizione proposta dal dizionario monolingue Petit Larousse, l’argot rappresenta un “vocabulaire particulier à un groupe social; langage des malfaiteurs, du milieu”: tutta la definizione, nelle sue due parti, fa riferimento al concetto di variazione diastratica, tuttavia è possibile studiare l'argot anche sulla base della sua evoluzione diacronica, focalizzandosi pertanto sulle diverse connotazioni che ha assunto nel tempo: in certi casi, alcuni suoi termini sono passati dalla condizione di langage du milieu, cioè da un registro marcato socialmente, a lessemi senza alcun tipo di accezione negativa. In effetti, i settimanali e i quotidiani francesi abbondano di termini tratti dall’argot, non più giudicato come linguaggio per malviventi, bensì definito “familiare”.

Anche le pubblicità e i manifesti attingono al gergo giovanile, si pensi ad esempio alla nota campagna anti-razzista touche pas à mon pote (“non toccare il mio amico”), la quale utilizza non solo la variazione della negazione senza il ne ma anche il termine derivante dall’argot “pote”.

Nato come gergo della malavita e dei mendicanti del sec. XII in Francia, l’argot, era al tempo un linguaggio segreto usato per caratterizzare e tenere uniti i membri e per difendere e permettere la riservatezza delle informazioni di eventuali attività illegali. Fino al sec. XIX, l'argot ha mantenuto il carattere di lingua segreta, anche se i suoi rapporti con il linguaggio popolare erano molto stretti, ponendosi, nella pratica, come seconda lingua del popolo. Dal sec. XIX l'argot, mantenendo la sua caratteristica di linguaggio segreto, inizia a diffondersi come una sorta di fraseologia con aspetti tecnici che accomunano un gruppo di persone: si ricerca quindi una collocazione sociale, l’appartenenza ad un determinato ambiente. L’argot da lì a breve cessa di essere un linguaggio segreto e si fonde a poco a poco col linguaggio popolare.
Termini dell’argot come flic, remps (parents), il superlativo grave, che viene usato al posto di beaucoup o très, l’uso reiterato di évident, o alcune frasi come “ j’ai mal à la tronche” o “ta perdu la boule”, sono stati certamente utilizzati almeno una volta da qualunque individuo di nazionalità francese.

Il verlan, come fenomeno dell’orale, è, invece, di più recente sviluppo: esso si presenta come una forma di linguaggio gergale che consiste nell’inversione delle sillabe di una parola, talvolta accompagnata da un’elisione per evitare difficoltà nella realizzazione fonetica. Il termine stesso è un esempio emblematico di tale procedimento al contrario, o per così dire, à l'envers, termine da cui peraltro lo stesso verlan deriva. Anche se vi sono casi isolati nella storia della lingua francese– pensiamo a Tristan trasformato in Tantris in un romanzo del ciclo arturiano nel XII secolo, o Toulon, Tolone, scritto Lontou in una lettera di un galeotto nel 1842 – la vera nascita del verlan risale agli anni ’70 del secolo scorso. Questa variazione linguistica sui generis nasce e si sviluppa inizialmente tra i ceti popolari della banlieue parigina, soprattutto tra gli immigrati di seconda generazione; in effetti, il verlan si diffonde proprio perché viene percepito dai locutori, in questo caso dagli emarginati, come un segno identitario, una sorta di lingua franca nata dalla commistione tra parole straniere, soprattutto arabe e inglesi. Con il tempo, l’uso del verlan si è diffuso in tutta la nazione, in special modo dopo il suo impiego nei testi delle canzoni rap o in alcune opere cinematografiche, quale ad esempio il film La haine del 1995, diretto da Mathieu Kassovitz.

Il verlan, come già detto, riguarda l’inversione delle sillabe delle parole, (o anche delle lettere, a seconda dei casi), così nez diventa zen, tomber diventa béton, jambe diventa beuj, louche diventa chelou, ecc.
Oggi, nella sua forma meno “sovversiva” e “arabizzata” non è più criptico come in origine, ma è accessibile alla maggior parte della popolazione giovanile, anche di estrazione borghese. Tuttavia, nelle sue forme più estreme esso conserva la sua funzione di gergo esclusivo al gruppo dei parlanti: ciò avviene in modo particolare nella realtà carceraria e in quella delle bande di emarginati o dei casseurs des banlieues. Da uno studio del lessico, emerge infatti che esso concerne prettamente ambiti quali il furto, la droga, la violenza, il sesso, e tutti i contesti in cui è necessario mantenere un certo grado di segretezza rispetto all’autorità famigliare o pubblica.

Questo brano è tratto dalla tesi:

"Le céfran… c’est relou!" - Il francese nel web

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Informazioni tesi

  Autore: Jessica Pulvirenti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2016-17
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Turismo Culturale
  Relatore: Paolo Frassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 62

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